ILDEFONSO FALCONES.
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GLI EREDI DELLA TERRA.
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Parte 5.
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Titolo originale: Los herederos de la tierra. 2016.
Traduzione di: Marco Amerighi e Roberta Bovaia.
2016. Casa Editrice Longanesi, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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24.
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Erano passati alcuni mesi dalle nozze di Merc, una festa di cui Hugo non riusciva a ricordare
altro che il suo risveglio nella cantina del palazzo, accanto a Caterina, che, avvertita da Merc, vegliava
sulla sua sbornia. Lepisodio dellesecuzione di Elena, la schiava greca, si era mescolato al dolore per
larresto di Barcha finch il primo non si era diluito nel secondo. Come aveva previsto Guerao, Bernat
aveva maledetto la musulmana che aveva osato entrare in Santa Maria del Mar il giorno delle sue
nozze. Merc aveva interceduto per la mora in diverse occasioni, ottenendo solo di toccare con mano la
durezza del corsaro, di cui lei ancora non aveva avuto modo di fare esperienza prima di allora. Questa
chiesa lha costruita mio padre! aveva gridato Bernat prima di giurare che avrebbe fatto a pezzi
qualsiasi infedele che avesse trovato a girare nel tempio.
Se Bernat scopre che faccio qualcosa per aiutare Barcha, temo che potrebbe addirittura correre
al palazzo del vescovo e strangolarla con le sue mani, aveva singhiozzato Merc con il padre qualche
giorno dopo il matrimonio.
La posizione di Barcha, comunque, non si era del tutto chiarita: alcuni la consideravano eretica
e blasfema, e pertanto ritenevano che dovesse essere consegnata allInquisizione; altri sostenevano che,
in quanto profanatrice, la sua giurisdizione spettasse al vescovo; altri ancora chiedevano persino che
fosse giustiziata immediatamente, senza alcuna speranza di perdono, in base alla legge catalana che
prevedeva quella pena per chiunque offendesse gravemente Dio, la Vergine, i santi e le sante.
Hugo e Caterina erano informati di tutto dagli schiavi di palazzo, che si preoccupavano per
Barcha e per la sua situazione nelle segrete, ricambiando cos quanto lei aveva fatto per la loro
comunit. Sempre attraverso di loro, seppero che la mora non aveva voluto compromettere Merc e che
non aveva detto niente di lei, quando le avevano chiesto perch si trovasse nella chiesa di Santa Maria.
Per assistere al matrimonio dellammiraglio, come tutti gli altri, aveva detto e, interrogata in merito
alla croce, aveva risposto che credeva che in chiesa si dovesse entrare portandone una al collo, come
tutti.
Lo scalpore dei primi giorni per larresto della mora and scemando e, non appena vennero rese
note le prime dichiarazioni  compresa quella di Regina, che a sua volta aveva taciuto sul conto di
Merc, anche se probabilmente il suo silenzio era dovuto al desiderio di non affrontare Bernat , il
processo prese il ritmo indolente delle questioni minori e di poca importanza. In fin dei conti, chi era
quella vecchia mora e cosa aveva? Forse da Regina o da altri, i religiosi erano venuti a sapere della casa
di cui Barcha era proprietaria e si erano affrettati a sequestrargliela: lavevano occupata, naturalmente,
ma ben presto avevano scoperto che quelledificio era impegnato a garanzia per il pagamento delle
taglie di parecchi liberti, e dunque potevano ricavarci ben poco. Quando seppero che la mora non
possedeva altro, quanti avevano reclamato la potest sulla prigioniera vi rinunciarono o non
insistettero. Il caso di Barcha and a finire insieme a quei processi che potevano essere rimandati in
eterno nelle mani di funzionari incapaci e pigri, sempre ammesso che qualcuno come Hugo
provvedesse al mantenimento e alle altre necessit della prigioniera e che pertanto lei non diventasse un
problema per lerario episcopale. Ma per quanto tempo possono tenerla in prigione?, si chiedevano
Hugo e Caterina.
Non trovarono un avvocato che accettasse di difendere Barcha. Chieder a Guerao una
proroga per la restituzione del prestito di Bernat, spieg Hugo a Caterina, pensando cos di trovare i
soldi per pagare un avvocato. Ma non fu necessario. Tutti i dottori della legge si rifiutarono di
difendere la musulmana intrufolatasi in Santa Maria del Mar. Superata liniziale indignazione,
riuscirono a farle visita corrompendo il carceriere, che si prest a rispondere alla loro domanda.
Tempo? Molti muoiono prima di essere giudicati o condannati. La prigione non  un castigo,
prendetela come unoccasione di pentimento. Qui il tempo non conta.
Attenti a dove mettevano i piedi e anche a come respiravano, Hugo e Caterina scesero in una
cella nei sotterranei del palazzo del vescovo. Sentendo delle grida, si fermarono.
 questa lora di portarmi da mangiare, fannullone? La voce risuonava, e la sua eco smorz
ogni altro rumore. Aspetto da uneternit!
Era Barcha che parlava con lo stesso tono che usava quando Hugo laveva comprata. Lui la
riconobbe, e anche Caterina, ed entrambi sorrisero nonostante le circostanze.
Carceriere! Vieni a pulire tutta questa merda! Quando si mangia qui?
Quello che non so  per quanto ancora sopporter io questa mora, confess la guardia dopo
averli fatti entrare in una stanza ampia e lugubre, oltre che buia, umida, sporca e puzzolente come la
volevano gli inquisitori per spezzare la resistenza del colpevole. Taci ora, eretica! grid lui a sua
volta, indicando a Hugo e Caterina un angolo della sala.
Barcha era incatenata al muro, come tanti altri prigionieri di cui sintravedevano le sagome,
immobili o agonizzanti. La mora smise di gridare. Caterina si gett tra le sue braccia in lacrime. Hugo
vacill, si guard attorno, fece un passo avanti... Ma loro erano ancora abbracciate. Alla fine accarezz
teneramente il braccio della mora e lei reag spingendolo via.
Cos, adesso vorreste approfittare di me? lo canzon. Hugo non ebbe la forza di ridere.
Avete dovuto aspettare di vedermi incatenata? insistette lei, dandogli un pugno amichevole sul
torace.
Hugo si sforz di stare al gioco. Parlarono. Era troppo vecchia ormai, ripeteva cocciuta e
ostinata, e non voleva farsi illusioni.
E poi, cosa potreste fare voi due? Perch vi proibisco di coinvolgere Merc in questa storia, li
avvert.
Il silenzio di Hugo e Caterina consent alla mora di proseguire. Cosa le importava dove e come
sarebbe morta? Aveva sempre sospettato che sarebbe stato cos, a causa della maledetta religione.
Quello che non si sarebbe mai e poi mai immaginata, confess, neanche nelle sue fantasie pi ardite,
era che sarebbe tornata libera grazie a Hugo, che avrebbe allevato una figlia come Merc e che sarebbe
stata felice comera stata in quegli ultimi anni.
Ventanni, Hugo, sussurr Barcha con voce roca. Li ho contati. Giorno dopo giorno. Anno
dopo anno. Dal primo. Grazie. Grazie per ognuno di essi.
No, riusc ad articolare lui. Te ne restano ancora molti da vivere!
Non riusc a convincerla, e nessuno menzion Regina. Barcha si rifugi di nuovo nella sua
caparbiet: era solo una vecchia mora di cui non importava pi a nessuno. Il carceriere li chiam. Loro
tardarono a congedarsi e il carceriere dovette chiamarli una seconda volta. Nascondila bene, le disse
Hugo, consegnandole una fiaschetta di aqua vitae che era riuscito a far passare allingresso beffando la
sorveglianza.
Barcha lo baci sulla bocca.
Dallo schiavo dello scrivano del tribunale episcopale, che mand loro un messaggio attraverso
una liberta del Raval, Hugo e Caterina seppero del mandato di sequestro dei beni di Barcha, che pure
erano impegnati. Quella stessa notte i due svuotarono la casa di tutto il suo contenuto: i pochi oggetti
personali, le botti con il vino, lalambicco... Presero anche il magnifico coltello che era appartenuto a
Jaume. Quando lavessero riferito alla mora alla successiva visita in prigione, erano certi che lei
avrebbe approvato la decisione. Frugarono tra le sue cose e trovarono la scrittura notarile con cui era
stata liberata, conservata in una borsa di cuoio. Poco altro... Abiti vecchi che conservavano il suo odore
e alcune statuette di legno che doveva averle fatto Jaume.
La pentola! esclam Caterina, andando verso il camino per prenderla.
No, la ferm Hugo. Non vorrei che ci scambiassero per ladri. Un camino deve avere la sua
pentola. Poi diede unocchiata alla stanza e aggiunse: Ci nonostante, in una cucina non servono
scodelle per tre persone. Ne basta una sola.
Lo stesso fecero con piatti, lenzuola e coperte. Lasciarono lo stretto indispensabile per la vita di
una persona e il resto lo caricarono sul carro con i muli, compresi gli ortaggi maturi dellorto. E adesso
accomodatevi, preti di merda, pens Hugo. A rischio di essere arrestati si addentrarono nelle vie di
Barcellona molto dopo il segnale del coprifuoco della campana del castello del governatore, quando
ormai non cera pi luce a renderli visibili e che pure non serviva in una notte come quella, rischiarata
da una luna quasi piena, meravigliosa. Non attraversarono la Rambla, evitando di puntare verso la citt
vecchia.
Anche molti anni fa, da bambino, sono venuto a rifugiarmi da queste parti, spieg Hugo con
nostalgia.
Vigne, campi e orti occupavano ancora la maggior parte del quartiere del Raval di Barcellona in
cui stavano passando Hugo e Caterina spronando le mule, con il carretto pericolosamente carico. Solo
attorno allospedale della Santa Croce si poteva notare una discreta crescita dellabitato. Le mura
abbracciavano ormai il nuovo perimetro urbano, includendo i cantieri navali, ma gli abitanti non erano
aumentati.
Perch? sinteress Caterina.
Hugo sorrise. Per sfuggire al guercio, che ancora guercio non lo era.
Camminarono per un po in silenzio, verso il mare.
Dove sar finito? chiese Caterina.
Allinferno.
Si fermarono nei pressi di una vigna. Era met settembre e luva era ormai quasi matura. Hugo
ne sentiva il profumo. Strapp un acino e constat che mancava poco perch fosse tostato e chiaro. Lo
morse. In pochi giorni avrebbe raggiunto la dolcezza ideale.
 stato quando gli hai cavato locchio? chiese di nuovo Caterina, quando Hugo si rimise in
marcia.
S.
Dove andiamo?
Hugo non rispose subito. Verso il mare disse infine. Domani mattina presto voglio restituire
a Guerao il denaro che Bernat mi ha prestato per comprare il vino. Non ho intenzione di portarmelo in
giro, non voglio rischiare che ce lo rubino...
Mentre parlava si tast la borsa rigonfia che nascondeva sotto gli abiti, ripetendosi che non
poteva permettersi un altro passo falso. Girava con una somma importante: i soldi che doveva a Bernat
e i guadagni della sua attivit. Per tutto quel tempo, durante la notte avevano continuato a distillare
lacqua ardente per tagliare i vini che compravano a basso costo e rivendevano moltiplicandone il
valore.
In spiaggia offrirono al vigilante delle imbarcazioni qualche coppa di vino buono, e lui ricambi
invitandoli ad avvicinarsi a un fuoco che attenuava il fresco della notte di settembre e lumidit del
mare. Dormirono cullati dal crepitio dei tronchi con cui il vigilante aliment il fal per tutta la notte.
Fecero colazione con le verdure dellorto di Barcha e allalba sincamminarono verso il palazzo di via
de Marquet.
Bernat non era nel palazzo. Gi da parecchio tempo era partito al comando di due galee reali
diretto a Perpignan, dove re Ferdinando doveva incontrare papa Benedetto 13esimo e limperatore del
Sacro Romano Impero Germanico, Sigismondo I.
Guerao, al quale aveva passato le consegne come sempre, ebbe piet dei due e del carretto con
le mule stracariche, le botti e tutti i bagagli precariamente legati al cassone, e li fece entrare nel cortile.
Fu allora che Hugo gli comunic che voleva pagare il suo debito, che non voleva pi tenere soldi che
non erano suoi. Il notaio non era stato avvertito, spieg laltro, ma se gli serviva, avrebbe firmato lui
una ricevuta, come procuratore dellammiraglio, per evitargli di tornare un altro giorno. Hugo non
rispose, perch non sapeva se quella era la procedura abituale.
Ancora non ti fidi di me? Lometto sorrise. Se preferisci, facciamo mettere una firma anche
a tua figlia.
No.
Non  ancora uscita dalle sue stanze, precis Guerao vedendo che Hugo guardava verso la
loggia del primo piano, perch gli sembrava strano che con il fracasso che avevano fatto carretto e muli
Merc non si fosse affacciata. Sai come vanno certe cose... Guerao tacque. Dir alla sua cameriera
di avvisarla.
Non  necessario, disse Hugo, che non voleva disturbarla.
Mi spellerebbe vivo se sapesse che sei stato qui e io non lho avvisata subito, anche se fosse
mezzanotte. Sta assorbendo certi modi di fare dellammiraglio. Lometto ridacchi, come se la cosa lo
divertisse.
Merc non tard ad apparire tra due delle sottili colonne che reggevano gli archi della loggia.
Vide suo padre sul carretto, seduto a cavalcioni sui fagotti, mentre Caterina, da terra, lo aiutava a
tendere le corde per fissare il carico. Hugo scivol e per poco non cadde quando la vide sul primo
gradino della scalinata di pietra che scendeva in cortile.
Padre! grid.
Hugo riusc a non perdere lequilibrio, e Merc anche, esageratamente sostenuta da una
cameriera che le diede il braccio. Non lo nascondeva: la contessa di Navarcles, che indossava una
semplice camicia di seta preziosamente ricamata e una giubba aperta in alto, esibiva un accenno di
pancia, che Hugo ancora non aveva notato lultima volta che si erano visti.
Era passato troppo tempo, evidentemente, si rimprover mentre saltava a terra. Merc si liber
dalla presa della cameriera e corse gi dalle scale.
Nonno, fu la prima cosa che gli disse.
Hugo non os farlo finch non fu lei a prendergli una mano e a posarsela sul ventre.
Ancora non si sente, lo avvert.
Perch non me lo hai detto? Perch non mi hai mandato un messaggio?
Sapevo che eravate molto occupato per via di Barcha. Inoltre... lo sapete, quando si d notizia
di una gravidanza,  meglio aspettare di esserne sicuri.
Ledificio, che aveva la bottega al piano terra e labitazione sopra, si trovava in via della
Boqueria, nei pressi di piazza Sant Jaume.
Piazza Sant Jaume  al centro di tutto, padre! lo convinse definitivamente Merc dopo che
quello stesso giorno Guerao, sapendo che avevano appena lasciato la casa di Barcha, aveva proposto
loro di affittare il laboratorio di un conoscente che, in nome di Bernat, era stato costretto pure a ridurre
la pigione. Cosaltro avrebbe potuto fare il maestro di palazzo davanti a Hugo e Caterina arrivati con un
carro pieno di roba e senza un posto dove andare? Non poteva mandarli via, Merc non lo avrebbe
permesso. Daltro canto, gli ordini dellammiraglio erano tassativi: non voleva vedere suo suocero nel
palazzo.
Merc aveva ragione. La cattedrale, il palazzo vescovile, il castello del governatore, il Palazzo
Maggiore e il Palazzo Minore, la Casa de la Ciutat, dove si riuniva il Consiglio dei Cento... tutta la
Barcellona che contava girava intorno a piazza Sant Jaume. Erano passati solo alcuni anni da quando i
consiglieri avevano ordinato la costruzione di una nuova facciata per la Casa de la Ciutat. Avevano
anche acquistato un palazzo nobile nel vecchio ghetto per edificarci il palazzo detto della Deputazione
del Generale.
Ma n la Casa de la Ciutat n il palazzo del Generale affacciavano direttamente su piazza Sant
Jaume: alla prima, che pure confinava con essa, si accedeva ancora da una strada adiacente, via della
Ciutat, mentre il secondo, con lentrata da via del Bisbe, distava un isolato dalla piazza.
La chiesa di Sant Jaume, con il suo atrio con cinque sottili archi ogivali e lalbero di olmo
davanti al quale si mettevano alla berlina i delinquenti, rappresentava le attrattive di una piazza in cui
passavano ogni giorno migliaia di persone e che i consiglieri volevano trasformare nel centro della
citt. Per questo avevano spostato nella Ribera la vendita allincanto di mobili e altri oggetti che tanto
intralciavano il passaggio e avevano ordinato di spazzare regolarmente la piazza per mantenerla pulita e
bella.
L ci vivono i ricchi, padre, insistette Merc. I membri del Consiglio dei Cento, quelli del
capitolo della cattedrale, il vescovo, il governatore, lufficiale del registro e i numerosi funzionari alle
loro dipendenze.... Quale posto migliore per vendere i vostri vini? L farete grandi affari, padre.
Perch, da un giorno allaltro, Hugo avrebbe smesso di fare il sensale per diventare taverniere.
Potresti anche continuare a fare il sensale, se lo vuoi, disse Guerao. Ma in realt tu non sei
mai stato un vero sensale, non hai mai agito davvero come tale.
Hugo si stup di sentirlo e Guerao gli spieg cosa intendeva mentre li accompagnava al
laboratorio di via della Boqueria: Un sensale non dovrebbe comprare il vino. La sua funzione  solo
quella di mediare tra compratore e venditore, e per questa mediazione si fa pagare una commissione. Il
lavoro dei sensali  questo. Laltro, quello di comprare e rivendere,  riservato ai mercanti. I sensali
non possono mettersi personalmente in affari. Per esempio, quelli che lavorano nel mercato delle stoffe
non possono avere interessi in una tintoria, anche se...
E allora come faccio a fare il taverniere? lo interruppe Hugo.
Perch hanno previsto una serie di eccezioni per permettere alla gente di guadagnarsi da vivere
decentemente. Le autorit permettono ai sensali di stoffe di vendere al dettaglio davanti alla porta di
casa, ma solo davanti, e poi possono comprare schiavi per affittarli ad altri, o anche produrre
personalmente le stoffe che vendono. E unaltra eccezione  quella che riguarda le taverne. Voi sensali
di vino potete aprire taverne e potete anche entrare nella compravendita di vino.  strano, no? Dal
momento che sei un sensale di Barcellona, puoi aprire una taverna in citt, cosa che non  data a tutti.
Approfittane, Hugo.
Aveva gi intenzione di farlo. La motivazione finale fu quelledificio con un seminterrato adatto
a farci una cantina. Caterina accolse la proposta con un entusiasmo che era sembrato ormai perso dopo
larresto di Barcha.
Io ero brava a vendere vino nel campo di Balaguer, ricordi? disse con un sorriso. Guerao e
Alonso, il procuratore del proprietario del laboratorio, a loro volta fissavano Caterina che era sempre
pi sudata, dal momento che, mentre gli uomini trattavano largomento del contratto, lei dirigeva e
aiutava i due schiavi che Guerao aveva portato per scaricare il carretto. Hugo si schiar la voce e gli
altri capirono al volo.
Mancano tavoli e sedie, comment uno.
Questo non  un problema a Barcellona, fece notare laltro.
Si accordarono per firmare il contratto. Il giorno in cui stipuleremo la ricevuta di estinzione del
prestito, promise Guerao.
Lunica cosa che non piaceva a Hugo di quel locale era che fosse allombra del Castell Nou,
dove, quasi venticinque anni prima, Dola e migliaia di ebrei erano morti per mano di assassini come il
Cane Rognoso. Rabbrividiva davanti alla fortezza che si stagliava su di lui, eretta sopra la porta ovest
delle antiche mura romane di Barcellona.
Dove mettiamo lultima botte?
La voce di Caterina lo riport alla realt.
Hugo si gir verso di lei e la vide, sporca, sudata. Fu solo un attimo, che gli imped di
rispondere subito, e in quellattimo venne ammaliato dal penetrante profumo muschiato che esalava la
sua compagna. Scosse la testa per allontanare quella sensazione.
Se non sai dove mettere quella botte, regalala a noi che aspettiamo.
La proposta giunse da dietro il carretto che occupava gran parte della carreggiata di via della
Boqueria e impediva il passaggio di altri carri e barrocci. Venditori e mercanti avevano accettato il
ritardo con rassegnazione e qualcuno offriva anche aiuto per scaricare e portare le botti nella casa che
Hugo aveva appena affittato, ma ora che restava solo una botte di vino le persone in coda cominciavano
a spazientirsi.
Hugo agit una mano per scusarsi con la gente in attesa e chiese agli schiavi di sbrigarsi a
spostare lultima botte.
Caterina sal sul carretto.
Offriamo a tutti una buona coppa di vino, annunci, per tentare di ripagarli dellattesa,
cercando, contemporaneamente, lapprovazione di Hugo.
Grida e applausi si levarono dalla fila dei carrettieri bloccati.
Anche due!
Devi servircela tu, per!
Bella!
S, bella. Cos la vedevano anche quelli che gridavano: una donna dai bei lineamenti, il cui
corpo sodo e florido sembrava immune al passare del tempo. Hugo prov un impulso di tenerezza nel
vederla sul carretto, come una dea al di sopra dei mortali. Quella donna lo amava: era sua. Come se
presentisse cosa stava passando per la testa di Hugo, Caterina si gir a guardarlo e gli sorrise
apertamente. Anche lui lamava, si disse mentre andava verso il carro e prendeva Caterina per la vita
per aiutarla a scendere. Il sudore, laroma muschiato, il seno che lei gli premette sul volto quando lo
abbracci per scendere dal carro lo eccitarono come non gli succedeva da tempo. Bisognava lavorare,
si disse, e cerc di distrarsi, come aveva fatto prima, ma non ci riusc.
Il carro vuoto, portato da uno degli schiavi, andava ormai verso lorto che era sul retro
delledificio recentemente affittato. Guerao e Alonso si congedarono e, dun tratto, Hugo e Caterina si
ritrovarono soli. Si guardarono e insieme ispezionarono la bottega con le botti ormai sistemate.
Dobbiamo ancora mettere tavoli e sedie, disse allora Hugo.
Osservarono la grande stanza di pietra quasi del tutto sgombra, con un bel camino al centro
della parete su cui pendeva un paiolo di ferro. La casa aveva porta e finestra che davano su via della
Boqueria, confinava con altre case sui due lati e aveva un orto dietro. La scala, in un angolo, portava al
primo piano e alla cantina.
E le scodelle, aggiunse lei. E i piatti. E le posate e la legna, e...
E un ramo di pino sulla porta, la interruppe Hugo.
Dove? volle sapere lei, dopo essersi avvicinata alla porta e aver dato unocchiata.
Proprio qui.
Non appena Hugo alz il braccio per indicare un punto sopra la testa di Caterina, lei lo
abbracci e lo baci sul collo.
Caterina, la rimprover lui, senza troppa convinzione. Lei non cedette. Ci sta guardando
tutta Barcellona, ribad Hugo con il sorriso sulle labbra, quando vide che una donna li osservava con
sfacciataggine a non pi di un passo da loro.
Cos sapranno del nostro amore, replic lei.
Ma... Hugo fece per liberarsi dallabbraccio.
Se la rifiuti, non pensare che io venga mai a comprare vino nella tua taverna. N io n nessun
altro! minacci la donna della strada.
Hugo esitava, Caterina no. Parlando in fretta, la russa offr una coppa di vino anche alla donna,
ma pi tardi, le disse, un attimo prima di chiudere la porta della bottega e cominciare a spogliarsi con
unansia inusuale in lei. Hugo rimase immobile; da quando avevano arrestato Barcha non avevano pi
fatto lamore, come se quella disgrazia interferisse nel loro rapporto. Ma in quel momento erano in una
casa nuova e avevano quasi una nuova vita e, sbarrando la porta quasi volesse rimediare alla sua
freddezza, Caterina sembrava non essere pi disposta a permettere che il dolore le rubasse altro piacere
e altra gioia. Si tolse la lunga giubba e sciolse i cordoni della camicia. Nonostante le sue riserve, Hugo
sent nascere il desiderio, eccitato tanto da quel seno che spuntava da sotto il tessuto che lo copriva 
bianco, generoso, dalle grandi areole rosa e con i capezzoli gi turgidi  quanto dalla passione tradita
dal respiro affannoso di Caterina. Strinse quel seno tra le mani e mordicchi i capezzoli che risposero
diventando ancora pi duri, mentre lei si dibatteva per liberarsi dalla camicia. Quando ci fu riuscita, si
mise dimpegno a spogliare Hugo che si era gi buttato sul suo corpo, e spingeva per distenderla sul
pavimento. Caterina rise durante la scaramuccia per sbottonargli la casacca, sollevargli la camicia e
scoprire il membro eretto, che laspettava l, tra la stoffa.
Sta fermo, dovette chiedergli quando lui lebbe distesa e cominci a spingere. Ah, no! Non
cos! insistette, sentendo che cera ancora un lembo di camicia che sinterponeva tra i loro sessi.
Caterina rideva e con le mani armeggiava per liberare il membro di Hugo, il quale continuava a
spingere come se lavesse gi penetrata, alternando ansiti a risate e lamenti. Raggiunse lorgasmo fuori
da lei. Caterina lo aveva masturbato da sopra i vestiti. Lui sospir, poi rise. E lei anche.
Ora vediamo se sei capace di farlo come si deve... propose Caterina.
S, ma solo dopo che avrete mantenuto la promessa di offrirmi la coppa di vino! sentirono dalla strada.
Guardarono entrambi verso la porta. Quella donna non poteva averli sentiti...
La finestra... indic Caterina. Era aperta.
No!
Caterina zitt il grido di Hugo portandosi due dita alle labbra. Dobbiamo lavorare, gli sussurr allorecchio, mentre lui era ancora steso a peso morto su di lei. Se il vino le piacer, magari ne comprer altro.
Ma...
La prossima volta non essere tanto impetuoso e fa le cose per bene, lo rimprover affettuosamente, spingendolo via con entrambe le braccia.
Il 1416 port avvenimenti importanti tanto per la Catalogna quanto per Hugo e la sua famiglia.
Il primo si verific in gennaio, quando il re Ferdinando di Antequera, incontrato a Perpignan
limperatore del Sacro Romano Impero Germanico, Sigismondo Primo, si rifiut di obbedire a papa
Benedetto 13esimo e annunci per bocca di fra Vicente Ferrer, nel sermone da questi pronunciato il giorno
dellEpifania nella cattedrale, che i suoi regni non avrebbero giurato obbedienza al pontefice aragonese.
A poco serv che il papa ricordasse al re che aveva contratto con lui un debito di gratitudine
quando, appena quattro anni prima, proprio il pontefice gli aveva spianato la strada per la corona di
Aragona e il contado di Barcellona. Io ti ho fatto re, e tu mi abbandoni, si diceva avesse risposto Benedetto.
LOccidente cristiano stava vivendo da anni uno scisma che aveva portato alla coesistenza di tre
papi diversi: Giovanni 23esimo, Gregorio 12esimo e Benedetto 13esimo. Alla fine del 1413, limperatore
Sigismondo Primo e il papa pisano Giovanni 23esimo avevano indetto un nuovo concilio, stavolta a Costanza,
per affrontare il problema ed eleggere tra tutti i paesi cristiani un nuovo e unico pontefice. Nel maggio
1415, papa Giovanni 23esimo era stato deposto e incarcerato dalla stessa assemblea conciliare
autoproclamatasi massima autorit religiosa. Stando cos le cose, nel luglio dello stesso anno il secondo
papa in lizza, il romano Gregorio 12esimo aveva abdicato spontaneamente, non senza prima ratificare la
celebrazione del concilio, attribuendogli, cos, la necessaria legittimazione. Dopo questabdicazione
restava solo lultimo papa scismatico, laragonese Benedetto 13esimo. Ferdinando di Antequera,
appoggiato da fra Vicente Ferrer, gli aveva chiesto di farsi da parte alla fine del 1414. Benedetto,
testardo, si era rifiutato di abdicare e a quel punto lassemblea, allepoca riunitasi a Morella, nel regno
di Valencia, si era trasferita a Perpignan, alla presenza dellimperatore Sigismondo. L Benedetto aveva
sostenuto di essere lunico papa legittimo, soprattutto dopo labdicazione degli altri due, e di non essere
disposto a rinunciare alla tiara di san Pietro. Tuttavia, persino il suo confessore, fra Vicente Ferrer, gli
aveva voltato le spalle e solo due paesi gli erano rimasti fedeli: la Scozia e la Francia, patria del conte di Armagnac.
Memore dello spaventoso viaggio dandata intrapreso via mare da Valencia, il re Ferdinando,
gi afflitto dai dolori e dalla febbre del male della pietra, disturbo che lo aveva tenuto a letto per tutta la
conferenza di Perpignan, decise di rientrare a Barcellona via terra, arrivando il 27 febbraio 1416. L lo
aspettava Bernat, che era approdato in porto con le galee prima del sovrano.
Il soggiorno di Ferdinando nella citt comitale fu breve, ma bast a far sollevare la popolazione
quando il suo intendente, andato a fare spesa al macello di piazza del Blat, pretese di non pagare il
tributo previsto per la carne, adducendo che era per il re e i suoi familiari, e che questi non dovevano
pagare le tasse.
Il beccaio si oppose, con lappoggio di mercanti e clienti, e la disputa trascese provocando
alterchi in tutta la citt, oltre alla chiusura di molti negozi in segno di protesta. La maggior parte della
cittadinanza esort i consiglieri a pretendere dal re il rispetto di quelle leggi e di quei privilegi che
aveva giurato di osservare; il Consiglio dei Cento, riunitosi allo scopo, approv la richiesta dei cittadini
e deleg il consigliere Joan Fivaller perch ottenesse da Ferdinando il pagamento dellimposta, anche a
rischio della propria vita.
Giuraste di mantenere i nostri privilegi, rinfacci Fivaller al monarca. Le imposte sono di
tutti, non vostre, argoment tra molte altre ragioni. E solo a questa condizione vi abbiamo accettato
come re. Dovete capire che preferiamo darvi la vita piuttosto che sacrificarvi la nostra libert, perch
reputiamo che non ci siano gloria e onore maggiori del morire in nome della libert, del prestigio e
della grandezza della nostra patria.
Tra i tanti altri argomenti che Fivaller espose al monarca e alla sua corte, nessuno per convinse
lAntequera. Non c sproposito maggiore del voler sottoporre un re allasservimento del cittadino!
deplor questi riunito con i suoi consiglieri, della cui opinione tuttavia tenne conto quando gli tocc
piegarsi alle rivendicazioni della citt. Non trionfate su di me, furono le sue ultime parole, prima di
acconsentire alle richieste di Fivaller.
La mattina dopo, senza avvertire le autorit di Barcellona, il re lasci la citt su una portantina.
Era il 9 marzo 1416 e, solo tre settimane dopo, il 2 aprile, a trentasei anni det, Ferdinando di
Antequera moriva a Igualada, che aveva impiegato quattro giorni di viaggio a raggiungere e dove aveva
dovuto fermarsi per il peggioramento di quel male della pietra che gli impediva di urinare da giorni.
Per questo, Bernat, convocato al capezzale del re insieme a molti cortigiani, nobili e religiosi,
sia catalani che castigliani, alloggiati nella piccola citt o distribuiti nei dintorni, non pot essere
presente alla nascita del suo primo figlio, venuto alla luce a fine marzo 1416 con laiuto di una giovane
levatrice che si sedette per terra tra le gambe di Merc per levarle un maschio sano e forte, con un
grande neo sotto locchio destro, e che per indicazione dellammiraglio venne battezzato in Santa
Maria del Mar con il nome di Arnau, come il nonno paterno. Non avevano notizie di Regina. Prima
dimbarcarsi per la conferenza di Perpignan cui avrebbe partecipato con il papa, il re e limperatore,
Bernat aveva detto chiaramente che non voleva che quellarpia si avvicinasse al palazzo se sua moglie,
come lui si augurava, fosse stata incinta. Non  tua madre, e non lo  mai stata, aveva borbottato,
mettendo fine a un accenno di discussione con Merc. Se la vedi nei dintorni, imprigionala fino al mio
ritorno, aveva ordinato a Guerao.
Il piccolo Arnau fu battezzato alla stessa fonte in cui anche Merc aveva ricevuto il sacramento:
il sarcofago di marmo di Santa Eulalia. Il vicario Pau Vilana, che aveva ingannato Hugo sul conto della
sorella Arsenda, di cui non aveva mai pi saputo nulla, era ormai morto, e al suo posto cerano altri
sacerdoti. Hugo ricord di aver usato quel sepolcro come nascondiglio la notte in cui aveva portato alla
Madonna i soldi mandati da Bernat dopo lassalto alla nave di Roger Puig. Quella volta gli era
sembrato di capire che la Madonna lavesse perdonato, perch gli aveva sorriso, come messer Arnau
diceva che faceva con lui. E se Caterina non riusciva a staccare gli occhi da quel neonato con il faccino
contratto come i pugni che stringeva emettendo acuti vagiti, Hugo a sua volta non stava prestando
molta attenzione alla cerimonia religiosa. Pregava la Madonna, e non per il piccolo Arnau, per cui
pregavano gi tutti quei sacerdoti: pregava per la mora. Per un attimo, arriv addirittura a sorridere
pensando che da giovane aveva pregato per Dola, unebrea, e adesso lo faceva per Barcha, una
musulmana.
Non aveva trovato il coraggio di raccontare a Caterina, n tantomeno a sua figlia che stava per
partorire, che non gli permettevano pi di far visita a Barcha. La taverna, che finalmente aveva due
lunghi tavoli, con panche, tazze, scodelle e tutto quello che aveva preteso Caterina, rendeva bene.
Continuavano a distillare aqua vitae la notte, di nascosto, e Hugo trattava e tagliava i vini, ma faceva
anche acquisti vantaggiosi, di vino buono, che vendeva a un ottimo prezzo. Caterina era felice: cos
tanto che Hugo non se lera sentita di parlarle della situazione della mora, per non rattristarla.
Abbiamo un nuovo vescovo a Barcellona. Andreu Bertran, si chiama, gli aveva comunicato il
carceriere, dispiaciuto di dover rifiutare i soldi che Hugo gli offriva, come al solito. E ha proibito le
visite alla mora...
Solo alla mora? lo aveva interrotto Hugo, stupito da quella rivelazione.
S, solo a lei. Sugli altri prigionieri non mi hanno dato disposizioni.
Perch?
Laltro aveva fatto spallucce.
E dal fatto che Regina non si fosse mai fatta vedere durante la gravidanza di Merc, Hugo
dedusse che doveva esserci il suo zampino dietro il nuovo divieto della mora di ricevere visite.
Da quando a gennaio re Ferdinando aveva rifiutato di obbedire a papa Benedetto, il clero era
nervoso, turbato e diviso: alcuni a favore, e altri, la stragrande maggioranza, contrari. Benedetto,
rifugiatosi nel suo castello di Pescola, nei dintorni di Valencia, una fortezza quasi inespugnabile a
picco sul mare, continuava a reggere i destini della cristianit: emanava bolle, concedeva benefici e
istituiva cause, e una delle sue decisioni di quel 1416 era stata la nomina di Andreu Bertran a nuovo
vescovo di Barcellona.
Da quella parte di clero che frequentava la sua taverna, per acquistare vino per il consumo
privato o per berne una coppa conversando con qualche parrocchiano, Hugo raccolse informazioni sul
vescovo. Era lelemosiniere del papa, carp da una conversazione tra religiosi. Ma lo sapete che 
un converso, vero? Era ebreo. Hugo aguzz le orecchie. Ha preso parte alla disputa di Tortosa. S,
 intervenuto in ben due sessioni per contestare la difesa del Talmud del rabbino di Daroca, Giuseppe
Albo. In Catalogna non cerano forse abbastanza buoni cristiani dalla nascita da elevare al seggio
episcopale? Dovevamo proprio ricorrere a un converso? si lamentava qualche sacerdote.
Era un converso, aveva presenziato alla disputa di Tortosa come Regina, e appena arrivato a
Barcellona la situazione di Barcha peggiorava... Per Hugo a quel punto lintromissione di Regina era
evidente. Perch qualcuno, a maggior ragione un vescovo, avrebbe dovuto preoccuparsi di una mora
che sembrava non volessero neanche pi processare?, si chiese. Cosa potevano fare, per, loro?
Pagare di pi, rispose Caterina il giorno che Hugo non pot pi evitare di confessarle la
situazione, perch lei voleva a tutti i costi andare a trovare Barcha e darle la notizia della nascita del
bambino di Merc.
Il carceriere si rifiut, e Hugo aggiunse altre due monete.
Non potrei recarle io il messaggio? propose luomo. Potrei anche consegnarle... quel
pacchetto che porti sempre nascosto, aggiunse, indicando la fiaschetta che Hugo cercava ogni volta di
nascondere.
No, rispose Caterina.
Hugo aument la posta. Laltro vacill. Unaltra moneta. Sbuff. Lultima.
La condizione che pose il carceriere fu che la visita avvenisse con il buio. Quella notte, Hugo e
Caterina non vollero rischiare di attraversare piazza Sant Jaume, certi che avrebbero incrociato qualche
soldato, per cui in silenzio, circospetti, aggirarono le antiche mura romane tra la chiesa di Santa Maria
del Pi e il vecchio ghetto. Il Castell Nou si stagliava temibile alla loro destra, mentre i bagni pubblici,
che davano il nome a via Banys Nous, erano a sinistra, nel palazzo che faceva angolo con via della
Boqueria. Camminarono rasente ai muri delle case. Se li avessero arrestati, li avrebbero multati per
essere andati in giro dopo il coprifuoco e avrebbero passato guai. Eppure, Hugo temeva soprattutto per
lacqua ardente che portava nascosta. Soldati e guardie non potevano neanche sapere cosa contenesse la
fiaschetta, a meno che non fossero venuti gi a contatto con laqua vitae allo stato puro, non mescolata
a frutta, spezie, medicamenti o vino.
E se si trattasse di una trappola di Regina e ci scoprissero? sussurr dun tratto Caterina,
fermandosi allaltezza dellincrocio tra via Banys Nous e via Palla.
Alla sua destra aveva il muro che delimitava sul retro il palazzo vescovile e la posterla dove
avevano appuntamento con il carceriere. Hugo aveva soppesato quelleventualit prima di uscire, e, per
non mettere in pericolo Caterina, le aveva proposto di non accompagnarlo. Ma lei si era rifiutata
categoricamente, affermando di voler vedere Barcha. Regina era capacissima di fare una cosa del
genere, naturalmente, anche se Hugo voleva dare fiducia al carceriere. In quel momento, immobili
davanti alla posterla, la sua fiducia svan e cominci a sudare freddo. Non preoccuparti, cara. Sono
sicuro di no. Il carceriere non rinuncer alla bella somma che gli abbiamo offerto e che sa che
continueremo a pagargli. A ogni modo, vuoi che torniamo indietro? Siamo ancora in tempo. Non
abbiamo fatto niente di male.
No, si rifiut lei. Voglio abbracciare quella mora cocciuta.
Ma la luna immensa di primavera pendeva sulle loro teste, ora brillante ora nascosta dalle nubi,
e il carceriere non arrivava, mentre loro restavano l, tenendosi per mano, schiacciati contro la facciata
di una casa e sobbalzando a tutti i rumori spesso inspiegabili della notte.
Hugo intuiva che la soffiata sulla presenza di Barcha nella chiesa di Santa Maria e il suo
successivo arresto erano stati solo linizio della vendetta di Regina. La mora era in carcere da un anno,
dal matrimonio di Merc. Ripens alla lite con Regina nel torrentello vicino al convento di Jonqueres.
Il rancore e lodio letti su quel volto non si sarebbero fermati davanti a Barcha. Caterina lo aveva
consolato quando lui si era sentito responsabile per larresto della mora. Non  colpa vostra! aveva
detto anche Barcha quando ne avevano parlato durante una delle loro visite in prigione. Ma fate
attenzione, aveva poi aggiunto. Quella cagna non si accontenter di me, io sono solo... Aveva
taciuto. La mano di Caterina sullavambraccio le aveva impedito di ripetere unaltra volta il suo
lamento. Verr a cercare voi. Con la bambina non oser fare niente. Merc  una contessa, moglie di
chi pu arrecarle molto danno, ma voi... Non si fermer finch non si sar vendicata. Non
dimenticatelo: quella bestia vive solo per rovinarvi, aveva poi concluso.
La posterla del palazzo episcopale si apr e unombra gli fece segno di entrare. Fu Caterina a
trascinarlo dentro. Non dimenticatelo: lavvertimento della mora martellava nella testa di Hugo.
Oltrepassarono la porticina e si ritrovarono negli orti che circondavano il palazzo. Il carceriere li
accolse, chiuse la posterla e proprio in quellistante quattro soldati del vescovo si gettarono su di loro
gridando: Al ladro!
No! Proprio ora che eravamo felici! singhiozz Caterina, lasciandosi cadere a terra esangue,
abbandonata a un destino che immaginava uguale a quello di Barcha. Vigliacco! sput sul carceriere.
Hugo singinocchi accanto a Caterina. Cos facendo la fiaschetta con laqua vitae scivol fuori
e rimase a penzolargli tra le ginocchia, sfiorando il terreno.
Chi siete? Siete in arresto in nome del vescovo. Avete violato una propriet della Chiesa.
Hugo gir la testa. Il carceriere era sparito. I quattro soldati li avevano circondati, ma con le
spade leggermente abbassate, come se quei due non meritassero chiss quale attenzione. Ed  cos, si
arrese Hugo. Cosa potevano fare loro contro quegli uomini armati, dopo essere stati catturati nel
palazzo del vescovo? Hugo sospir e si alz nellattimo in cui le spade smisero di luccicare al
passaggio di una nuvola che oscur la luna. Solo la luce di una lanterna impugnata da uno di loro
illuminava appena la scena, anche se il chiarore che irradiava non era sufficiente per distinguere le
facce. Lasci andare la mano di Caterina e riusc ad afferrare lotre appeso.
E quello, cos? chiese qualcuno.
Questo? ribatt Hugo. Lacqua della vita, avrebbe voluto rispondere. Come potevano
trattenerli, quando avevano tra le mani la quintessenza delluva, del vino, del nettare degli dei? vino, il
migliore della Catalogna, ment invece.
Il soldato si avvicin. Hug tolse il tappo allotre, e nellattimo in cui laltro si chinava, strinse
il recipiente e uno zampillo di acquavite lo colp agli occhi. Prima che gli altri tre soldati avessero il
tempo di reagire, Hugo si volt e strizz di nuovo la pelle dellotre, bagnando i loro volti.
Un attimo dopo, accecati, facendo cadere spade e lanterna a terra, i quattro gridarono
sfregandosi gli occhi con le mani e lottando inutilmente contro il bruciore.
Scappiamo! grid Hugo sollevando Caterina e trascinandola verso la porticina.
Fuggirono nella notte. Di corsa arrivarono allangolo con via della Boqueria: i bagni pubblici
adesso erano a destra, e il Castell Nou a sinistra.
Cosa facciamo? ansim Caterina prendendo fiato.
Di sicuro, nessuno li seguiva. La taverna, il focolare, la casa distavano solo pochi metri.
L ci troveranno, si lament lei. Tesero le orecchie. Alle loro spalle, le grida dei soldati erano
smorzate. E verranno a prenderci.
Cosa vuoi fare? Fuggire? E dove? Non sappiamo dove andare, Caterina. Dobbiamo lasciare
tutto? La taverna, il vino... la nostra vita? Ancora nessun rumore di passi di soldati. Cosa abbiamo
fatto di male? Cercare di far visita a una prigioniera? Non abbiamo violato nessuna propriet. Il
carceriere ci ha aperto la porta. Difendiamoci. Pu darsi che quei quattro non dicano niente per non fare
la figura degli incapaci. Noi non abbiamo fatto niente di male, Caterina. Non facciamo passi falsi
proprio ora, disse, tirandola a s. E comunque dobbiamo nascondere lalambicco, comment mentre
si avvicinavano alla taverna.
Regina e il vescovo dovevano essere giunti alla stessa conclusione tratta da Hugo quella notte
tra via della Boqueria e via Banys Nous, o forse i soldati non avevano detto nulla: fatto sta che nessuno
li infastid n and a cercarli. Lalambicco, sotterrato nellorto dietro casa a una profondit di sicurezza,
rimase l per qualche tempo finch non dovettero recuperarlo per tagliare vini di poca qualit e poter
offrire alla citt un prodotto che cominciava a scarseggiare.
Tre mesi dopo la morte di Ferdinando di Antequera a Igualada, il figlio di questi, re Alfonso,
convoc unassemblea ecclesiastica a Barcellona per chiedere ai cardinali dei regni di partecipare al
concilio di Costanza, dove si sarebbe eletto un nuovo e unico papa. Re Alfonso ratific il rifiuto
allobbedienza di Benedetto 13esimo, anche se in qualche misura attenu lisolamento che il padre aveva
imposto al castello di Pescola, rifugio del pontefice, stabilendo che nessuno potesse entrare o uscire
dalla fortezza.
Il re, insieme a ministri, funzionari e impiegati, e ai componenti dei tre bracci delle Corti
catalane, concord un incontro generale a Barcellona per la cerimonia del giuramento del nuovo
sovrano, che si tenne nella sala del Tinell del Palazzo Maggiore. Contemporaneamente, i pi importanti
prelati del principato, tutti con le rispettive corti, riempirono la citt. Poche altre volte si era visto un
simile convegno di ecclesiastici: il cardinale di Tolosa; larcivescovo di Tarragona; i vescovi di Vic,
Elna, Barcellona, Urgell, Girona e Tortosa; il maestro dellordine di Montesa, e gli abati dei monasteri
di Sant Cugat del Valls, Ripoll, Montserrat, Santes Creus, Banyoles, Estany, Solsona e Sant Pere de
Rodes, oltre a molti altri dignitari religiosi.
Hugo e Caterina dovettero assumere un apprendista perch li aiutasse nella taverna,
perennemente piena di preti, frati, copisti e servi. I religiosi erano stati convocati da re Alfonso nel
luglio del 1416. Quando aveva da poco affittato il locale, in un periodo che era quasi coinciso con la
vendemmia dellanno precedente, Hugo aveva comprato luva di alcune vigne del Raval che si era
divertito a pigiare con Caterina, rendendola partecipe dei suoi riti e schiudendole definitivamente la
porta del suo passato. Aveva quindi vino sufficiente per soddisfare quella fiumana di bevitori senza
dover ricorrere al vino di qualit che invecchiava in cantina. Il vino buono si vende sempre, e a un
prezzo migliore, aveva risposto a Caterina quando lei gli aveva chiesto perch conservasse quello
delle botti e lo curasse e lo proteggesse come un tesoro. Anche senza la presenza di tutta questa
pretaglia avvinazzata.
Non avevano pi visto Barcha, ma avevano avuto sue notizie dagli schiavi del palazzo
vescovile, molto pi solleciti ora che avevano la possibilit di deviare dalle loro commissioni per
andare in una taverna dove, in quanto messaggeri della mora, venivano sempre ben accolti, anche se
dovevano entrarci dal retro, passando dallorto, per via del divieto imposto ai tavernieri di dare vitto o
alloggio a schiavi che non fossero di loro propriet.
L parlavano di Barcha. Cerano due schiavi del vescovo che correvano alla taverna alla prima
occasione, non appena uscivano dal palazzo per sbrigare qualche incarico. La prima era una mora come
Barcha, anche se lei era di carnagione pi scura ed era cristiana, e il secondo era un turco piccoletto e
nervoso, battezzato, che a Hugo ricordava un po Guerao. Entrambi assicuravano che Barcha resisteva
a suon di grida e insulti. Hugo e Caterina li pagavano perch provvedessero con quei soldi alle
necessit della prigioniera. Se lo merita, promettevano a turno. Si  comportata bene con noi.
Barcha ha garantito la somma per laffrancamento di mio fratello, disse il turco in unaltra occasione.
Spiegarono che il carceriere non era un problema, tutti l dentro avevano qualcosa da nascondere e un
favore da ricambiare. Conosci Regina? chiesero al turco. Com? Descrivimela. Gli bast
ascoltare qualche accenno al suo aspetto fisico per annuire, e aggiungere: Viene spesso a palazzo. Ed
 ben accolta dal vescovo. Oltre alla stima che i due si dimostravano a vicenda, non sapeva di pi.
Quegli incontri furtivi nellorto erano sempre frettolosi e terminavano non appena lo schiavo
trangugiava le due coppe di vino e il formaggio che Hugo e Caterina gli offrivano. Poi luomo spariva e
loro restavano l a lungo a chiedersi per quanto ancora Barcha avrebbe resistito in quel carcere
immondo e miserabile e se stavano davvero facendo tutto il possibile per lei.
Hugo si diede da fare e un giorno si present al castello del governatore e alla Casa de la Ciutat,
sede del Consiglio dei Cento. Stentava a esprimersi: aveva il fiatone e lansia gli spezzava le parole.
Nessuno dei funzionari che lo ascoltarono  alcuni annoiati, altri caustici per la sua scarsa disinvoltura
 diede la minima importanza alla situazione di una vecchia donna musulmana che aveva profanato un
tempio cristiano. Inoltre, tutti si giustificarono dicendo che spettava alla giurisdizione ecclesiastica
decidere che fare e quando processare la liberta. Possono anche tenerla dentro finch campa! sbott
uno scrivano. Ci fu chi si arrabbi: Lufficiale del registro Joan Sa Bastida  ancora scomunicato e ha
dovuto rincorrere il papa con una richiesta sottoscritta da tutti i consiglieri di Barcellona perch gli
revocassero la pena. Credi che abbiamo la minima influenza allinterno delle mura vescovili? E,
ovunque chiese, gli raccomandarono: Va a supplicare il vescovo.
Non lo fare mai, si oppose Caterina. Quello  territorio suo, di Regina. Chi ti garantisce che
non ti arresterebbero? Nessuno di quelli a cui ti sei rivolto correrebbe mai in tuo aiuto, credo. Sono
affari della Chiesa, eviterebbero tutti il problema, aggiunse, e Hugo annu. Barcha non vorrebbe mai
che tu corressi un rischio del genere, concluse la russa, per alleviare la sua preoccupazione.
Mandavano soldi per il mantenimento della mora, anche se a Hugo dispiaceva non farle arrivare
laqua vitae. Parlavano mille volte di tentare, ma poi non ne avevano il coraggio. Era il loro segreto, il
segreto del vino, e dubitavano che gli schiavi sarebbero riusciti a trattenere la curiosit se avesse dato
loro una fiaschetta piena di liquido da portarle, dicendo che si trattava di vino o liquore... lo avrebbero
assaggiato, Hugo ne era assolutamente certo. E se non avessero detto loro di cosa si trattava, la
curiosit si sarebbe solo acuita. No, non avrebbe funzionato oltre il primo giro. Poi si sarebbe sparsa la
voce di quel liquore sconosciuto, e alla fine la gente si sarebbe convinta che fosse roba da stregoneria.
Era inutile provarci. E ogni volta che pensava allaqua vitae, Hugo si portava il dorso della mano alla
bocca, l dove Barcha lo aveva baciato quando le aveva portato la prima fiaschetta, e poi, con Caterina
che lo guardava e annuiva, bench a labbra serrate, buttava gi tutto dun sorso una coppa piena di vino
fino allorlo. Alla tua salute, mora ostinata! diceva, alzando in modo quasi impercettibile il
recipiente.
A parte la sventurata situazione di Barcha e il rischio che Regina trovasse il modo di vendicarsi
ancora su uno dei due, eventualit che non dimenticavano mai del tutto, la vita sorrideva a Hugo e
Caterina. Erano sani, guadagnavano bene e si amavano.
Una volta partorito il suo bambino, Merc dovette far valere la propria condizione di madre
dellerede del conte di Navarcles e ammiraglio dellarmata, perch il veto su Hugo, e naturalmente
anche su Caterina, un tempo schiava di palazzo, si attenuasse quanto bastava perch entrambi potessero
godere della compagnia del nipotino. Non accedevano al piano nobile, certo, ma ogni volta che Hugo si
presentava a palazzo, e succedeva spesso, Merc o la balia, se lei era occupata, gli portavano gi in
cortile il neonato, cos avvolto nelle sete che talvolta riusciva difficile vedergli il faccino con quel neo
che era il marchio degli Estanyol. Sua figlia gli permetteva di aprire quel bozzolo, cullarlo e
accarezzarlo; non cos la balia, che gli portava via il piccolo Arnau non appena Hugo dava segno di
voler fare qualcosa di pi che guardarlo o parlargli con vocina acuta.
Quando eri piccola, facevi anche tu tutte queste smorfiette, raccont, mentre Merc rideva
vedendo suo padre coccolare il nipotino. Appena potrai, andremo a pigiare luva, vuoi? chiese il
nonno al piccino tenendolo stretto a s.
Manca ancora parecchio, padre! Ha solo quattro mesi.
S, ma tu glielo permetterai?
Naturalmente. E se voi lo permetterete a me, vi accompagner. E lo faremo in una vigna che
sia nostra.
A Navarcles?
No! Merc fu veloce a rispondere. Certo che no. Sar qui, a Barcellona. Come da piccola,
ricordate?
Io s, ma tu eri troppo piccola per ricordarlo.
Me lo avete raccontato voi, padre, e anche... Merc non volle menzionare Barcha, e la frase
termin con un sospiro. Non lho dimenticata. Ho quasi convinto Guerao a intervenire in suo favore...
Ma, come vi dicevo, avremo una vigna qui, a Barcellona. Chiss che non riusciremo ad arrivare a quei
vitigni di Vilatorta...
Hugo pieg la testa e parve sognare con il piccolo Arnau stretto al petto. Quelle viti
meravigliose...
Tuo marito non approver, le fece per notare.
Approvare? Lasciate che ci pensi io a quella fiera. Merc sorrise e gli fece locchiolino
mentre si prendeva il seno con le mani per sollevarlo, come se si apprestasse a compiere unardua
impresa.
Quel gesto spontaneo mostr a Hugo una figlia diversa da quella che conosceva: la maternit
laveva trasformata, ne aveva consolidato la bellezza, rasserenato lo spirito e affinato lintelligenza.
Quantera lontana ormai la giovane Merc che laveva accompagnato a Saragozza! Adesso era
imperiosa, comandava. Hugo ricord il periodo in cui lui lavorava come cantiniere del conte e sua
figlia era una semplice dama di compagnia della contessa, quando la vedeva sgattaiolare sul pavimento
della loggia del primo piano con tutta la timidezza di una giovane ancora candida e inesperta. Ora
bisognava vederla quando si affacciava dagli archi... Persino i sassi del cortile tremavano...
Ma se le porte del palazzo di via de Marquet si stavano schiudendo per Hugo, quelle delle
segrete, che Merc tentava di oltrepassare con laiuto di Guerao, si chiusero con violenza per Barcha, e
non per colpa o volont di Bernat.
Contrariando le mire del monarca, a met luglio del 1416 la giunta di religiosi riunitasi a
Barcellona si dichiar fedele a Benedetto 13esimo e dunque pretese che re Alfonso e i suoi regni giurassero
di nuovo fedelt al papa. Alfonso si rifiut e, siccome neanche gli altri si piegarono a andare al concilio
di Costanza per eleggere un nuovo papa, nomin una spedizione di propri ambasciatori a capo della
quale mise il generale dellordine dei mercedari, fra Antonio Caxal, un religioso che, contrariamente
alla maggior parte dei suoi confratelli, osservava in modo rigido il voto di povert e si vantava di non
essersi mai spogliato per dormire, per non dover togliere i cilici e gli altri strumenti di penitenza che
castigavano il suo corpo conferendogli quel colorito macilento che lavrebbe portato alla morte nella
stessa Costanza.
La povert del frate mercedario contrastava con lavidit delle pretese che re Alfonso avanzava
ai convenuti a Costanza per sottostare alle loro decisioni: chiedeva, infatti, di poter disporre dei
benefici di Sicilia e Sardegna senza pagare tributi al papato, e di essere esentato dal rispettare il patto
sottoscritto da suo padre con limperatore Sigismundo, il quale prevedeva il pagamento di
centocinquantamila fiorini e di altri centomila per la dote della regina Violante di Napoli, figlia di re
Giovanni I dAragona, giustificandosi con la scusa che considerava di aver gi ampiamente saldato il
proprio debito. A questa lista andava aggiunto il conto delle spese per ciascuno degli ambasciatori e
degli impiegati della casa reale.
Guerao lavrebbe fatto, si lament Merc con il padre, comodamente seduto con una coppa di
vino in mano nella sala principale del palazzo in cui Roger Puig laveva umiliato.
La balia allattava Arnau in un pomeriggio di fine agosto, soleggiato e caldo in citt, ma
gradevole l dentro, al riparo delle grandi mura di pietra che mantenevano fresco ledificio. Bernat era
ai cantieri navali di Valencia.
Ma il re si sta scontrando con cardinali, vescovi e priori, prosegu Merc. Non  il caso che
in questo momento il segretario personale dellammiraglio intervenga con il vescovo di Barcellona in
favore di una vecchia musulmana diseredata.
Sentendo con quanta durezza la figlia si riferiva a Barcha, Hugo si chin verso di lei dal sedile
in cui era seduto, non pi il mobile sgangherato di quando Merc e Bernat gli avevano comunicato le
loro nozze.
Riporto le loro parole, si affrett a spiegare lei, mostrandogli il palmo delle mani.
Hugo poteva andare al palazzo di via de Marquet ogni volta che lo desiderava, sempre che
Bernat non ci fosse, cosa che, viste le sue occupazioni, si verificava abbastanza spesso.
E anche questo cambier, assicur Merc.
No. Non so se minteressa, rispose Hugo ironico, ma consapevole che cera un fondo di
verit nelle sue parole.
Padre, ho dovuto discutere molto con Bernat perch voi poteste godere di vostro nipote e
poteste farlo qui... lo rimprover lei, con un gesto della mano che abbracci lintero salone. In mia
presenza e senza doverci nascondere come volgari criminali.
Mi dispiace, disse lui cercando di liquidare la questione.
No, si oppose Merc. Io vorrei che potessimo vivere tutti insieme, in armonia. Voi e Bernat
siete stati pi che amici, perch non tentare una riconciliazione?
Conosci tuo marito. Hugo scosse la testa, pessimista. Ho pensato molto alle spiegazioni di
Guerao. Tranne che con te, Bernat agisce senza pensare, distinto, come se fosse ancora a bordo di una
galea corsara, e poco glimporta delle conseguenze. No, non credo sia possibile una nostra
riconciliazione ma per quel che mi riguarda far tutto ci che posso.
Bernat sa essere comprensivo e affettuoso, padre, anche se la cosa vi potr stupire. A volte 
un mostro, come dite voi, s, aggiunse. Lho visto... Ma mai con me! chiar. Lui mi ama... Merc
sembrava parlare pi per se stessa che per il padre. Voi ne siete lesempio. Alla fine ha ceduto, e lo
far ancora. Io voglio che entrambi possiate godere di Arnau e della buona fortuna. E quando la
situazione sar cambiata, perch cambier, lho sentito dire a Bernat, far in modo che lammiraglio
dellarmata catalana si rechi nel palazzo del vescovo a chiedere la libert di Barcha. Ve lo giuro, padre!
Siete la mia famiglia, piagnucol.
Nella tua famiglia  inclusa anche tua madre? Hugo fece fatica a chiamare in quel modo
Regina.
Mia madre  impazzita. Non so niente di lei... Ma se un giorno dovesse recuperare il senno, in
me troverebbe una figlia comprensiva.
Questo non accadr, le garant Hugo.
Come lo sapete?
Dallo per certo, figlia mia, credimi. Hugo non volle approfondire largomento, temendo di
ferire un sentimento filiale che lui non poteva mettere in discussione, ma affront invece la questione di
Caterina. Pretendi che io e Bernat ci frequentiamo. E Caterina?
Merc esit. Anche lei, afferm, seppur non con la decisione che suo padre avrebbe voluto
sentire.
Caterina si rec a palazzo con Hugo allinizio, quando Bernat permetteva che portassero il
bambino in cortile o nella cantina; non tutte le volte in cui Hugo sentiva il bisogno di vedere il nipote,
che erano tante, ma comunque lo accompagn spesso e si rifiut sempre di salire al primo piano.
Ero una schiava, Hugo.
Stava per risponderle che lui era stato cantiniere, ma poi ebbe il buonsenso di fermarsi in tempo.
Tra quelle mura Caterina era stata stuprata, oltraggiata e maltrattata. Non cera proprio paragone. Hugo
non trov argomenti per ribattere, ma qualcosa istintivamente gli diceva che non era quella la vera
ragione per cui si rifiutava di entrare nel palazzo di via de Marquet. Bench fosse stata una schiava,
ormai nella vita quotidiana Caterina si muoveva con disinvoltura, orgogliosa, aggrappandosi alla libert
come al suo bene pi prezioso, al di sopra di qualsiasi onore o mercede di cui potevano vantarsi gli
altri. Come donna sapeva di essere bella e desiderata, e trattava da pari chiunque le si presentasse
davanti. E alle voci che circolavano sulla sua relazione con Hugo, reagiva sempre nello stesso modo:
Quando morir quella cagna conversa, noi ci sposeremo, assicurava a chiunque la ascoltasse, e cera
un esercito ad ascoltarla nella taverna.
No, non era la schiavit a mettere in imbarazzo Caterina quando si trattava di andare nel
palazzo: era il bambino. Hugo lo cap dopo che, in un paio di occasioni, i singhiozzi soffocati di
Caterina lo svegliarono nel cuore della notte.
Cosa c? aveva voluto sapere nel buio, trovandola di schiena.
Caterina aveva tirato su con il naso un paio di volte, ma non aveva risposto.
Stai bene? aveva insistito Hugo.
Lei aveva protestato con un filo di voce e si era agitata. Poi aveva ricominciato.
Piangeva tanto sommessamente, quasi a voler custodire il segreto della propria infelicit, che
Hugo non si era azzardato a chiederle che gliene parlasse. Finch un giorno non laveva intuito.
S, Caterina era stata schiava in quel palazzo, ma forse la cosa pi importante era che in quel
luogo aveva messo al mondo due creature che Roger Puig aveva venduto. Quando lei aveva
riguadagnato la libert, aveva fatto qualche indagine per capire che fine avessero fatto i suoi bambini,
ma senza successo. Aveva chiesto al personale del palazzo che dopo lesilio di Puig era rimasto al
servizio dellammiraglio, compresa una schiava che aveva vissuto la sua stessa esperienza. Nessuno
sapeva niente. Qualcuno aveva detto che il conte doveva aver venduto i piccoli lontano da Barcellona
perch non potessero mai pi collegarli a lui. Conoscendolo, era molto probabile, avevano concluso.
Devono esserci dei documenti in cui figuri la vendita dei due bambini, le aveva detto un
giorno Barcha. Se li trovassimo, sapremmo chi li ha comprati e forse potremmo anche scoprire dove si
trovano.
Merc le aveva dato speranze: avrebbe persuaso Guerao a cercare quei documenti tra quelli
sequestrati al conte. Ma poi aveva dovuto disilluderla nel giro di un paio di giorni. Hanno mandato
tutto alla cancelleria reale.  impossibile. E non sappiamo neanche da quale notaio di Barcellona abbia
firmato... Non sappiamo niente! aveva detto.
Caterina, per, con lappoggio di Barcha, non aveva mai trascurato neanche la minima pista e
aveva chiesto dei suoi bambini a tutti i liberti e a tutti gli schiavi. Non aveva mai trovato un indizio.
E adesso sembrava che larrivo di Arnau potesse appannare la relazione tra Hugo e Caterina: lei
sentiva riaprirsi quella ferita che stava cicatrizzando lentamente, perch ci voleva tanto tempo per
dimenticare una cosa del genere, ammesso che una madre riuscisse mai a farlo; mentre lui, per quanto
ci provasse, non poteva nascondere la gioia che figlia e nipote gli davano, unemozione che voleva
condividere con la sua compagna, un po come la speranza di riavere un giorno una vigna.
Ti insegner a potare, come ci si prende cura dei tralci...
Sarebbe tua? Caterina aveva interrotto il suo festeggiamento quasi infantile.
Cosa?
La vigna. Sarebbe tua o apparterrebbe sempre a Bernat e tu la lavoreresti e basta?
Hugo aveva avuto un attimo di esitazione. Nostra. Sar nostra, aveva detto subito dopo, categorico. Mia e tua.
...
.
...
25.
...
.
...
Al momento  tutto sospeso, solo Benedetto si azzarda a dettare bolle e a intervenire in merito a questioni ecclesiastiche, sembra lunico che prenda decisioni. Tutti gli altri aspettano. Il clero catalano, fedele a Benedetto come gran parte di quello castigliano, non vuole tradire il papa finch a Costanza non eleggeranno un altro pontefice che prenda il suo posto e metta fine allo Scisma, ma non vuole neanche schierarsi contro re Alfonso, che appoggia il lavoro del concilio e scommette sulla fine dello Scisma.
A parlare cos era Bernat Estanyol, conte di Navarcles e ammiraglio dellarmata catalana, a
capo di un lungo tavolo nella sala da pranzo del palazzo di via de Marquet, attorno al quale sedevano
poco pi di una decina di probiviri di Barcellona con le rispettive mogli. Hugo ascoltava con
attenzione: dalla soluzione dei problemi tra la Chiesa e il re dipendeva la liberazione di Barcha.
Prestava cos tanta attenzione che il servo che tagliava le carni e le serviva nei piatti dei commensali
indic il suo con il mento, quasi a rimproverarlo di non aver neanche toccato le pernici sfilettate.
Bah! intervenne uno dei consiglieri della citt seduto davanti a Hugo. Merc era a capotavola
e aveva Hugo da una parte e quel consigliere dallaltra.
Lesclamazione sorprese Hugo proprio mentre si era infine deciso a portarsi alla bocca un bel
boccone di pernice preso con le dita insieme a un pezzo di pane. Era buonissima. Tenera e saporita.
Merc sorrise vedendolo mangiare.
 solo una questione di soldi e onorificenze, prosegu il consigliere. Tutti, dai cardinali al
pi umile beneficiario di una chiesetta sperduta sulle montagne, temono che il nuovo papa tolga o
deroghi le loro prebende.
E se Costanza fallisce? intervenne un terzo.
No! Che follia! S.  possibile. Giammai! Hugo, sempre masticando, non ebbe
modo di seguire le diverse opinioni che vennero espresse quasi simultaneamente e in tono concitato.
Perch dovrebbe avere successo? alz la voce il primo che aveva formulato
quellinsinuazione. Sono pi di trentanni che ci districhiamo tra due o tre pontefici, ciascuno con le
proprie ambizioni e i propri interessi, ciascuno appoggiato e difeso da diversi paesi che a loro volta
fanno ognuno il proprio interesse. Ci sono in gioco grandi ricchezze e grande potere, aggiunse
rivolgendosi direttamente a Bernat, e questi annu, con la barba castana unta di grasso.
Giusto, perch dovrebbero mettersi daccordo proprio ora?
Benedetto far quanto  in suo potere per ostacolare il concilio.
Pu fare ben poco, isolato com nel suo castello di Pescola, lo interruppe Bernat.
Non crediate, intervenne un altro. Da quel castello ha gi scomunicato parecchi detrattori, e
nominato nuovi inquisitori e vescovi... La gente non sa cosa fare. Nel bene o nel male, e finch a
Costanza non avranno deciso, oggi Benedetto  lunico papa che abbiamo.
Hugo si era seduto a tavola imbarazzato, tenendo la mano di Merc, dopo che Bernat laveva
salutato con una specie di grugnito. Vedrete che andr meglio, gli aveva sussurrato Merc
allorecchio. Caterina non era stata invitata.
Padre, considerate che... Merc aveva iniziato a scusarsi, ma poi aveva rinunciato, come se
desse per scontato il motivo per cui una liberta non era invitata alla tavola di un ammiraglio. Tutto si
aggiuster, aveva poi aggiunto, sbrigativa. Procediamo un passettino alla volta, e questo  gi
importantissimo. In un certo senso, abbiamo abbattuto le prime difese di una fortezza.
Era possibile, forse tutto si sarebbe aggiustato un passettino alla volta come sosteneva Merc,
ma era stato Hugo a dover dire a Caterina che la sua presenza non era gradita.
Ci sar Bernat, naturalmente, e alcuni consiglieri con le rispettive consorti. Persino il
cancelliere del re!  una cena molto importante. Io metter il vestito del matrimonio, ma dovremo
comprarne uno nuovo per te, quello blu  troppo vecchio.
E spendere tutti quei soldi per un vestito solo per mangiare a casa di Bernat? Non ne ho
nessuna intenzione. E poi, cosa ci faccio io tra ammiragli, consiglieri, cancellieri e consorti?
Hugo aveva tirato un sospiro di sollievo ma subito dopo si era sforzato di assumere unaria
sorpresa che, a mano a mano che Caterina parlava, si era smorzata in disincanto. Gli spiaceva
ingannarla, si sentiva sporco, ma non voleva deludere Merc dopo che aveva ottenuto che Bernat
cedesse e ammettesse la presenza di Hugo: non poteva neanche deludere la figlia. Erano la sua
famiglia: sua figlia e suo nipote. Ne faceva parte anche Caterina, naturalmente. Lui lamava.
Ladorava. Ecco perch non era riuscito a dirle che non era stata invitata, che la schiava non si sarebbe
seduta a tavola con i signori. E dunque non lavrebbe fatto.
Alla presenza di Bernat e Merc, Hugo ricord la sua recita per cercare di convincere Caterina a
cambiare idea. Vacci tu, vacci tu, aveva deciso lei, considerando chiusa la questione. E lui ci era
andato, e in quel momento sentiva parlare del concilio di Costanza e delle lotte intestine tra re e
cardinali. In gioco non cera solo la fine dello Scisma dOccidente, ma lequilibrio delle forze tra i
regni, e potere, e ricchezza, molto potere e molta ricchezza. Prima di eleggere un nuovo papa, il
concilio di Costanza doveva deporre Benedetto 13esimo e, per farlo, aveva intrapreso un processo in cui si
sollecitavano informazioni e si cercavano testimoni ovunque avesse esercitato il suo pontificato.
Testimoni? A che scopo? protest qualcuno.
Per condannarlo, ovviamente, rispose uno dei consiglieri. Non possono eleggere un nuovo
papa senza che tutto lOccidente prima condanni Benedetto 13esimo. Giovanni 23esimo  stato condannato e
imprigionato per pi di settanta imputazioni, compresa quella di fornicare con le suore nei conventi...
Mentre la maggior parte degli uomini sorrideva, quello che aveva preso la parola aspett che si
spegnessero i mormorii delle mogli. Come credete che si possa dimostrare la fornicazione tra un papa
e una suora?
Immagino che non ci fosse uno scrivano a presenziare allincontro, fece notare il nobile che
stava seduto davanti a Hugo.
Alcuni sorrisi diventarono risate aperte.
Appunto: hanno bisogno di testimoni.
E li cercano anche qui, in Catalogna?
In tutti i regni, sentenzi Bernat con lautorit di chi sapeva bene cosa stava dicendo.
Ma se tutti i religiosi stanno con Benedetto...
Non tutti, lo interruppe Bernat. Non pi, almeno. La posizione del re Alfonso a favore del
concilio di Costanza ha fatto s che molti riconsiderassero la loro fedelt.
Hugo torn alla taverna dopo un altro grugnito, carico di vino, di Bernat, fatto stavolta per
congedarlo, e due baci meravigliosi di sua figlia, oltre a molte strette di mano dei presenti. Non aveva
chiesto di vedere di Arnau: aveva bisogno di prendere un po daria per cui, visto che linverno si
avvicinava e le giornate diventavano sempre pi corte, cerc la spiaggia e cammin verso i cantieri
navali, con la brezza che tirava dal mare a rinfrescargli la faccia.
Bernat si era dimostrato generoso con il vino, lanciando un brindisi dopo laltro in onore del suo
erede; sorridente come mai nessuno laveva visto, gli occhi che silluminavano di orgoglio e
soddisfazione come se fosse appena andato allabbordaggio di una nave genovese con il tesoro pi
grande mai imbarcato. A mio figlio! Ad Arnau! aveva gridato lammiraglio in ripetute occasioni.
Avevano bevuto cos tanto che Hugo aveva pensato che la proposta fattagli alla fine dal consigliere
della citt seduto davanti a lui a tavola fosse dovuta pi che altro a quegli eccessi. Ma luomo lo aveva
ribadito: parlava sul serio.
S, ho bevuto, ho brindato mille volte a vostro nipote, aveva detto, abbastanza innervosito dal
dubbio espresso da Hugo, impertinenza che anche Merc aveva voluto correggere tirandogli un calcio
leggero sotto il tavolo. Ma se parlo di queste cose, sono serio.
Gli aveva offerto di entrare a far parte del Consiglio dei Cento, la corporazione che governava
la citt.
Cosa ci faccio io tra i consiglieri?
Dun tratto Hugo si era zittito: erano le stesse parole che aveva usato Caterina in riferimento a
quella cena.
Quello che fanno tutti gli altri membri, aveva spiegato laltro. Ci sono rappresentati i
mercanti e gli artigiani di Barcellona. Ci sono fabbricanti di morsi per cavalli, marinai, droghieri,
sensali come voi, barcaioli, calzolai, falegnami... Insomma, la gente che rende grande questa citt.
Perch non dovreste starci anche voi, padre? Siete il miglior cantiniere di Barcellona.
Mi hanno detto che avete lavorato anche per re Martino,  vero? aveva voluto sapere il
consigliere.
I cantieri navali reali si stagliavano davanti a lui, nella penombra. Di sicuro l dentro stavano
lavorando senza sosta, perch la Sardegna si era nuovamente ribellata, pens Hugo.
S, sono stato il cantiniere di re Martino, aveva risposto al consigliere. Ma in realt avrei
voluto fare il maestro dascia, pens mentre lodore di mare, legna e catrame che avvolgeva i cantieri
giocava con lui al gioco della malinconia.
La Rambla, dalla quale era risalito fino alla porta della Boqueria, lo riport di nuovo indietro
nel passato, ma ad altri tempi, al periodo in cui spiava il Cane Rognoso per riprendersi le scarpe. Il
corso dacqua era cambiato da allora. Rimaneva ancora un ampio torrente che portava al mare sia le
acque piovane che quelle nere della citt e i suoi rifiuti, per si cominciavano gi a vedere i
miglioramenti di una zona che prima veniva utilizzata solo per il mercato delle carni di capretto e di
pecora. A quellora i beccai avevano ormai smontato i loro banchi, ma il sangue degli animali che
uccidevano sul posto lasciava una traccia evidente della loro attivit. Ora, con le nuove mura che
circondavano il Raval, quelle vecchie, che scendevano quasi in linea retta da Santa Anna fino al mare
costeggiando la Rambla, avevano perso la loro funzione difensiva e vi si coltivavano orti, si
costruivano baracche e si cominciava anche a vedere qualche costruzione addossata alla parete di
pietra. Stava succedendo quello che era gi avvenuto con le mura romane: non appena il re lavesse
autorizzato, la gente ci avrebbe appoggiato le nuove case. Entr dalle due grandi torri che delimitavano
la porta della Boqueria, le uniche in tutto il perimetro delle mura cittadine che potevano vantare una
certa bellezza monumentale, giacch le altre sembravano piuttosto torri militari, semplici, poligonali,
alcune messe ai due lati delle varie porte della citt, altre a rafforzare le mura stesse. Infine prese via
della Boqueria per tornare alla taverna.
Il fresco della notte, il mare, la passeggiata... i ricordi lo pungolavano, trasformando i suoi
movimenti goffi in una camminata speranzosa. Non era diventato maestro dascia ma cantiniere reale, e
la vigna e il vino gli avevano dato tutto quello che aveva. E adesso sarebbe entrato nel Consiglio dei
Cento di Barcellona. Forse dalla sua nuova posizione avrebbe potuto aiutare Barcha. La mora teneva
duro: questo gli riferivano gli schiavi del palazzo vescovile, sempre pronti a fornire informazioni in
cambio di un paio di tazze di vino e un po di formaggio. A sentir loro, la donna urlava cos tanto da
tenere lontane da s le malattie che invece affliggevano gli altri prigionieri. Suppongo che centri
anche il fatto che mangia bene e che ha abiti caldi, comment Caterina con Hugo, mentre guardavano
sparire lo schiavo turco dalla porta sul retro, sempre con la paura che i vestiti che gli avevano appena
consegnato perch Barcha potesse affrontare linverno imminente non arrivassero a destinazione.
Hugo si sorprese di vedere che nella taverna cerano ancora tanti clienti: mancava poco, infatti,
al rintocco della campana del palazzo del governatore. Cerano almeno una decina di uomini, tutti
raggruppati a uno dei tavoloni, che ridevano, strillavano e bevevano. Hugo annu soddisfatto. Non cera
Caterina, che forse era di sopra, ma cera Pedro, il giovane che avevano assunto quando era arrivata la
fiumana di religiosi, dietro raccomandazione di uno dei presbiteri della chiesa della Trinit, quella dei
conversi, che lo proteggeva da quando era rimasto orfano. Hugo e Caterina avevano deciso di tenerlo
con loro anche dopo il termine del conclave. Pedro, che doveva avere circa quattordici anni, era un
bravo ragazzo, attento e sollecito, e si muoveva rapido e leggero. Ci nonostante, quel giorno avvicin
Hugo un po esitante e con parte della faccia tumefatta.
Cos successo? indag il sensale, prendendo il mento di Pedro e inclinandogli la faccia alla
luce per vedere meglio le ferite. E Caterina? chiese.
Il ragazzo non rispose. Si liber dalla presa di Hugo e con la testa gli indic langolo di quel
tavolo lungo, dove gli uomini ridevano e strillavano.
Cosa significa?
Ho cercato di difenderla.... Ve lo giuro... ma... balbett.
Hugo corse, accecato dallira. Caterina quasi non si vedeva in mezzo a tutti quegli uomini
accalcati sulle panche. La russa sedeva a capotavola, con i capelli spettinati, lincarnato di un bianco
cadaverico e gli occhi chiari iniettati di sangue. Lei lo vide... o forse no. Hugo rimase paralizzato
vedendo che uno di quegli uomini le palpava un seno. Lei aveva la veste sollevata al di sopra delle
ginocchia, mentre uno le frugava con le mani tra le gambe e un altro, sotto la tavola, le aveva infilato la
testa tra le cosce. Gli altri ridevano e la palpavano, o cercavano di baciarla, mentre lei si opponeva con
gesti lenti, molli e disordinati. Girava la testa per non farsi baciare da uno, ed ecco che un altro la
baciava. Riusciva a togliersi una mano dal seno e subito ne spuntavano altre due che si posavano nello
stesso posto. Grandissimi figli di puttana! Cani!
Hugo prese per i capelli il primo che aveva accanto e tir forte, facendolo cadere per terra. Gli
altri, tutti ubriachi, tardarono a reagire. Prese una delle scodelle di legno e la sbatt in testa a un
secondo uomo. A un terzo moll un pugno. Subito dopo, si rese conto che Pedro si era messo a
combattere al suo fianco, brandendo i ferri del camino: un attizzatoio, che gli pass, e il mestolo di
ferro che usavano per il cibo e che tenne per s. Savventarono senza piet su teste, braccia, busti, senza
pensare alle ferite che potevano infliggere. In quei beoti incontrarono ben poca resistenza. La maggior
parte di loro scapp dalla taverna incespicando, tra insulti, grida e randellate, ma qualcuno cadde a
terra. Quelli che sfuggirono alle botte uscirono ridendo. Nella confusione, Hugo vide che il tizio sotto il
tavolo cercava di scappare via gattonando. Gli altri erano gi quasi tutti fuori, e Hugo lo insegu finch
non usc dallaltro lato del tavolo. Un colpo tremendo ai reni nel momento in cui si accingeva ad alzarsi
lo mand a terra. Hugo alz lattizzatoio per colpire ancora, ma una mano intercett il ferro quando
stava ormai per abbattersi sulla testa delluomo.
Non vale la pena ucciderlo, disse Pedro, che aveva parato il colpo. Vi procurereste solo altri
guai. Me ne occupo io, aggiunse poi, indicando Caterina, che sembrava distrutta, la testa sul tavolo e
le braccia che le ricadevano inerti lungo i fianchi.
La vista della donna scaten nuovamente Hugo e il giovane dovette lottare per strappargli
lattizzatoio. Nel momento in cui si vide privato della sbarra di ferro, il taverniere diede un calcio in
faccia alluomo che si trascinava a terra cercando di arrivare alla porta.
La mattina dopo, Caterina non parl. Rimase a piangere e non si alz. Hugo le port da
mangiare. Lei non tocc niente. La chiam gi alla taverna, e lei non scese. Lui saliva di quando in
quando, ma lei gli dava sempre le spalle. A mezzogiorno le port altro cibo, il bollito del giorno prima
riscaldato.
Non ceri, lo rimprover lei non appena lo vide entrare, facendolo sobbalzare. Caterina era in
piedi, davanti alla finestra, e si stringeva le braccia al corpo, abbracciandosi la camicia da notte che
Hugo le aveva fatto indossare la notte precedente. Si era pettinata.
Ero con Merc, lo sai. Tu non sei voluta venire...
Caterina non lo degn di uno sguardo. Lui pos il vassoio con la scodella su un tavolo.
Nella mia vita ho avuto solo padroni che mi hanno violentata e costretta a subire i loro
capricci. Non sono mai riuscita ad avere amici. Dopo di che ho avuto solo te... e Barcha.
Io ci sono ancora. Io ti amo. Ti...
Lei lo allontan con un movimento brusco, stringendosi ancora pi forte le braccia al corpo.
Ieri non ceri.
Ma...
Ieri mi sono sentita di nuovo una schiava.
No, Caterina,  stato il vino...
No, Hugo,  stata la solitudine. Ieri mi sono sentita sola, molto sola. Tu sei spesso lontano, a
trattare il vino o a trovare tua figlia o tuo nipote. Non c pi neanche Barcha... Io sono la tua donna,
ma non posso essere tua moglie perch c Regina. Mi chiedo...
Io ti amo, sussurr Hugo, cercando di avvicinarsi.
E se domani alzo ancora un po il gomito e tu non ci sei?
Io... ci sar. Te lo giuro.
Caterina fece un sorriso forzato e scosse la testa. Non devi abbandonare tua figlia e tuo nipote,
loro sono sangue del tuo sangue, sono la tua famiglia. Non posso chiedertelo. Non voglio. Non puoi
neanche smettere di lavorare.
Caterina...
Lasciami, lo preg lei, senza staccare gli occhi dalle case di Barcellona che spuntavano dietro
via della Boqueria.
Nei giorni che seguirono, Hugo evit di andare a far visita a Merc e Arnau. Caterina non sta
bene, fu il messaggio che mand alla figlia attraverso Pedro. Laffluenza di clienti alla taverna aveva
risentito della rissa. I pettegolezzi e le chiacchiere spingevano molti cittadini a tirare diritto quando
passavano davanti alla porta, limitandosi a dare unocchiata sdegnata verso linterno. Hugo pens che
sarebbe durato solo qualche giorno, poi la gente avrebbe dimenticato. Tuttavia, come se il locale fosse
caduto in disgrazia, anche i pochi che entravano alla fine se ne andavano subito.
Nel frattempo, Caterina se ne restava segregata al piano superiore: talvolta piangeva, ma la
maggior parte del tempo la passava a guardare fuori dalla finestra, in silenzio.
Se va avanti cos e i clienti non tornano, dovremo chiudere i battenti, comment una notte
Hugo.
Anche lei dormiva gi e, come sempre, girata dallaltra parte.
Non era vero. La maggiore fonte di guadagno erano le botti intere che vendevano ai probiviri o
agli artigiani ricchi e che questi consumavano nelle loro case; il vino che si beveva nella taverna,
annunciato in giro per la citt, tino dopo tino, non poteva competere con le cospicue vendite
allingrosso che Hugo, in poco pi di un anno, era gi riuscito a realizzare. Hugo comprava vino
eccellente. Andava dagli scrivani che si mettevano in piazza Sant Jaume e dettava loro ordini di
acquisto per tutti quei vignaioli dei posti che aveva visitato quando faceva la spia per Roger Puig:
Murviedro, Cariena, Vinalop... Su richiesta di Guerao e con il suo aiuto, si era anche spinto a
ordinare vino a Napoli e in Calabria, attraverso i consolati che Barcellona teneva aperti in quei posti,
anche se fino ad allora nessuno gli aveva ancora risposto. Allinizio aveva pensato dincaricare sua
figlia della scrittura di quelle lettere, ma poi gli era venuto in mente quando le aveva commissionate a
Regina, e il possibile confronto gli aveva fatto venire la nausea. Una volta scritte, le portava alla
stazione di posta di via Bria, da dove partivano. Alcuni affari erano stati fruttuosi e aveva dovuto
utilizzare lettere di cambio per i pagamenti fuori da Barcellona. Guerao lo aveva aiutato di nuovo e,
alla fine, era riuscito a disporre, tra gli altri, anche del vino di Murviedro: lo aveva venduto in pochi
giorni, lo stretto indispensabile per realizzare un buon guadagno.
Caterina sapeva bene che il grosso degli affari erano le botti di vino che Hugo vendeva
allingrosso, ma sapeva anche che, mentre lui faceva scrivere le sue lettere, andava alla stazione della
posta, trattava con i compratori nelle loro case e consegnava loro quelle botti, lei assumeva il controllo
della taverna: era responsabilit sua.
La mattina seguente, di buonora, fu lei a svegliare con un calcio Pedro che dormiva ancora
raggomitolato su un pagliericcio davanti al fuoco, al piano terra. Apr le porte e si piant al centro di
via della Boqueria. Guard a destra e a sinistra. Bench non ci fosse ancora molta gente in giro a
quellora, una donna la osserv incuriosita dal balcone di casa. Lei torn dentro e si mise a preparare la
colazione e a pulire il locale, strillando al povero Pedro, il quale accoglieva con un sorriso i rimproveri
che, a torto o a ragione, lei gli rivolgeva.
Fecero colazione loro tre insieme: vino normale, di quello che bevevano i clienti, pane secco e
carne salata.
Dovr andare a fare la spesa, annunci Caterina. Non vi siete occupati di nulla, voi. Non c
pi niente da mangiare. Tu mi accompagnerai, disse a Pedro, poi si rivolse a Hugo: Puoi occuparti
della taverna?
Lui accett. Caterina si comportava come se non fosse successo nulla. Parlava di uscire e
andare a fare la spesa quando mezza Barcellona doveva ormai aver saputo della sua sbronza e di come
si era lasciata andare con i clienti. Ma lei usc, dritta e impettita. Hugo si avvicin alla porta, sent che
salutava gioviale Ramn, il sarto che aveva bottega accanto alla taverna, e vide che si dirigeva verso
piazza Sant Jaume. Bisognava addentrarsi nella Barcellona vecchia, dal momento che, dallaltra parte,
cera il quartiere del Raval che, pur essendo grande, non aveva un mercato. Hugo ebbe limpressione
che Ramn tardasse a risponderle e, quando si decise a farlo, lei era gi passata a salutare Maria, la
moglie del falegname che aveva la bottega accanto al sarto. A seguire cera il laboratorio di un uomo
volgare che faceva foderi per le armi e a cui non rivolgevano quasi pi la parola da quando avevano
cercato di comprargli una custodia in cui riporre il favoloso pugnale di Barcha con il manico intarsiato
da Jaume. Bench Hugo si fosse presentato come un vicino, lartigiano era stato molto maleducato con
lui, che alla fine la custodia non laveva comprata. Quel giorno, invece, Caterina lo salut lo stesso,
quasi strillando, come se laltro fosse dentro il laboratorio. Pi avanti, allaltezza del cordaio e del
droghiere, le voci si persero.
Pedro e Caterina tornarono carichi degli acquisti fatti nei diversi mercati di Barcellona. Lei
singinocchi davanti al fuoco e cominci a preparare lo stufato con cui avrebbero pranzato e cenato.
Hugo si rifugi in cantina a lavorare, controllando il vino che aveva ricavato dalluva comprata nella
vendemmia precedente al famoso convegno di religiosi convocato da re Alfonso. Ogni volta che saliva
nella taverna, la trovava vuota e silenziosa. A quel punto scambiava occhiate cariche di disperazione
con Pedro, che era costretto a imitare la sua padrona e pulire quello che era gi pulito.
Questa storia deve finire, esplose Caterina a un certo punto.
E come?
Hugo non ottenne risposta. Prima vide che si sistemava i capelli e si lisciava i vestiti, ottenendo
cos che il seno quasi le uscisse dalla scollatura della camicia e dal giubbetto. Come se non bastasse, se
lo rialz ulteriormente con le mani. Hugo stava per chiederle cosa avesse in mente, ma prima che
potesse formulare la domanda, Caterina usc dalla taverna. Lui si affacci con Pedro a una finestra.
Tu venivi a bere il mio vino, sentirono che assaliva un uomo in mezzo alla strada, parlandogli
lusinghiera e quasi sfiorandolo.
 un falegname che vive qui dietro, spieg Pedro sussurrando.
Lartigiano si ferm, sorpreso.
Entra, lo invit lei e, quando luomo fece per opporsi, lo prese per il braccio e quasi lo
trascin dentro la taverna. Pedro! grid per attirare lattenzione del ragazzo. La prima scodella del
signore la offre la casa. E tu, intrattienilo con un po di conversazione, ordin a Hugo sottovoce,
passandogli accanto prima di tornare sulla strada.
 stata una sciocchezza. Torna. Il nostro vino  il migliore, lo sai.  questo che ti
hanno detto? Menzogne! Sicuro che sar io a servirti! Caterina rideva, chiedeva, supplicava, offriva
e, con gran stupore di Hugo che non doveva pi intrattenere nessuno visto che la taverna si era
ripopolata di clienti, sembrava addirittura offrire se stessa, rivolgendosi a tutti con fare voluttuoso. La
russa entrava e usciva dal locale, e continu cos per tutto il giorno, usando simpatia e sensualit,
dentro e fuori, con gli uni e con gli altri. Hugo riconobbe un paio degli uomini che aveva dovuto
cacciare a suon di botte la sera in cui lei si era ubriacata, ma quel giorno Caterina non aveva bevuto, ne
era certo. Hugo non le aveva visto toccare neanche un goccio e, se la sera in cui era stata assediata si
muoveva in modo goffo e inefficace, in quel momento invece era rapida ed efficiente. Hugo, per,
stringeva i pugni quando vedeva che qualcuno le dava una pacca sul sedere, le metteva un braccio
attorno alla vita per attirarla a s, ne approfittava per palparla o cercava di pizzicarle un seno. Lei
rispondeva con prontezza, ma Hugo era oltremodo irritato dal sorriso con cui si liberava da certe
insistenze. Alcuni clienti guardavano Hugo per un attimo, solo per un attimo, ma tanto bastava perch
la questione restasse sospesa nellaria. Sembravano chiedersi se lui lo permetteva. Del resto, non era
certo sua moglie, no?, si dicevano in molti. Hugo voleva tornare in cantina, dove lo aspettavano i vini
nuovi che fermentavano, il travaso delle botti, la pulizia, lo studio e la pace, ma una gelosia
incontrollabile lo spingeva a restare di sopra a riempire le coppe, mentre Pedro puliva e Caterina
serviva e civettava con una clientela soddisfatta.
Fece buio e faticarono a buttare fuori dalla taverna gli ultimi ritardatari. Alla fine chiusero il
locale e cal il silenzio. La tensione tra Hugo e Caterina spinse Pedro a sgattaiolare nellorto.
Domani voglio che sia tutto pulito, lo avvert comunque lei.
Caterina... non so se... attacc Hugo.
Ci siamo riusciti. Lei si gir di scatto con il sorriso sulle labbra, lo stesso che dispensava ai
clienti.  stata una giornata dura. Andiamo a riposare, lo incoraggi, tendendogli una mano per salire
in camera.
Credi davvero che sia questo il modo di attirare la gente nella taverna? laccus Hugo.
A cosa ti riferisci? Io non so fare altro che attirare i clienti. Lei continuava a tendergli la
mano, ma Hugo non la prendeva. Coraggio! insistette, muovendo le dita.
No, noi offriamo vino, non...
Non... cosa?
Pacche e intrattenimento.
 quello che fanno con me da sempre, sentenzi lei.
Hugo scosse la testa, non riusciva a credere a quello che aveva appena sentito. Caterina,
includi forse anche me? Io non ti ho mai trattata cos.
Tu hai tua figlia e tuo nipote.
Laltro giorno mi hai detto che non devo separarmi da loro, ragion Hugo.
Certo, ma  anche vero che mi nascondi le tue ambizioni, disse lei.
Cosa vuoi dire?
Un paio di notti fa, quando  venuto quelluomo a proporti di entrare... dove?
Nel Consiglio dei Cento della citt, rispose lui, desolato. Avrebbe dovuto raccontarglielo
prima lui, di bocca sua. Adesso lo sapeva. Il consigliere si era presentato alla taverna per convincerlo a
entrare nel Consiglio dei Cento.
La tua famiglia. Le tue ambizioni. Tua moglie. Caterina interruppe i suoi pensieri.
Non essere ingiusta.
E una taverna, prosegu lei. Questo... disse aprendo le mani e agitandole in aria. Tutto
questo: il tuo vino, le tue botti, il tuo alambicco.
Caterina, no... Aggiusteremo tutto. Mi dispiace...
Hai un carretto, due mule e... una russa.
Mio Dio, non  vero! Hugo cerc di avvicinarsi, ma lei indietreggi di qualche passo. Io non
ti considero una mia propriet!
Hugo, se questa russa decidesse di uscire da quella porta, dove potrebbe andare? lo interruppe
di nuovo lei. Di cosa vivrebbe e mangerebbe? Chi avrebbe accanto?
Caterina, io ti amo, replic Hugo nervoso, gesticolando. Tutto il resto non importa. Vuoi
parlare della taverna? Te la regalo. E rinuncer al Consiglio dei Cento.
Lei gli prese la mano e lo attir verso il piano superiore.
Caterina... Non so, no...
Non erano ancora entrati nella stanza che Caterina si gir verso di lui e lo baci sulla bocca.
Hugo accett il primo bacio, ma cerc di evitare il seguente. Dobbiamo parlare, balbett.
Caterina, per, non voleva parlare. E nemmeno ascoltare promesse impossibili. Lo trascin e lo
spinse sulle coperte.
Caterina, io...
Zitto, gli ordin lei, chinandosi per spogliarlo.
Hugo non voleva fare lamore. Per tutto il giorno aveva visto uomini che le sbavavano addosso,
mentre lei li evitava senza scacciarli. Sorridente, sollecita. La rivide in via della Boqueria, a caccia di
clienti. No... riusc a dire proprio mentre lei arrivava al suo membro.
Mi respingi?
No, si corresse subito. Ti amo.
Caterina gli mont sopra e si fece guardare mentre si muoveva ritmicamente, accarezzandosi il
seno, i fianchi, la faccia per nascondere le lacrime che stava versando. Non mi lasciare, supplicava,
chiudendo gli occhi. Non mi lasciare. Hugo tard a eiaculare. Caterina finse un orgasmo ansimando
forte. Poi si pieg su di lui per baciarlo sulla bocca e si stacc.
Non posso permettere ai clienti di toccarti, sussurr Hugo quando ormai erano distesi nel loro
giaciglio e i respiri si erano calmati.
Non mi piace che mi lasci sola, disse Caterina.
Ridurr le mie uscite, le promise Hugo.
Caterina rimase in silenzio.
Ma voglio continuare a vedere mio nipote, aggiunse lui.
Non devi chiedermi il permesso di farlo, basta che non ti dimentichi che la tua famiglia  qui,
che sono io e che la tua vigna  questa: la taverna.
Daccordo.
Nessuno mi toccher pi, allora, gli promise lei.
Allinizio ci provarono e Caterina li schiv con grazia ed eleganza, perch non si arrabbiassero.
Uno scalpellino la prese di sorpresa e le pizzic il didietro. Era un uomo forte, abituato a lavorare la
pietra, ma non riusc a schivare la gragnola di manate e calci che lo invest. La stessa Caterina poi gli
offr una tazza di vino. Almeno tre, pretese quello, dopo averci pensato su un attimo, con il labbro
rotto, sanguinante.
Caterina accett e qualcuno applaud. Si sparse la voce che provarci con la taverniera portava
guai. Lei continuava a mostrarsi simpatica, affascinante, a volte anche troppo per i gusti di Hugo, ma la
verit era che si stava guadagnando il rispetto dei clienti. La russa aveva la prudenza di non bere nulla
fino a sera, quando ormai avevano chiuso la taverna, e di farlo sempre insieme a Hugo: vino o acqua
ardente. Hugo, dal canto suo, mantenne la promessa: andava a trovare Merc e il nipote solo una volta
alla settimana.
Caterina sta passando un brutto momento, raccont alla figlia. Crede che la voglia
abbandonare per voi. Si sente.... ripudiata.
Mi dispiace, rispose Merc. Pu darsi che abbia ragione. Volete che faccia qualcosa? Che le
parli? Bernat non vuole che io porti Arnau alla taverna, e non credo che mi permetterebbe di venirci da
sola, ma potrei fare un salto di nascosto, di tanto in tanto, e parlare un po con lei. Cos che possa
sentirsi parte di noi.
Le parole sincere di sua figlia furono una sorpresa per Hugo che, sentendole, cap che in fondo
neanche Merc considerava Caterina parte della famiglia. Quel noi era suonato come una chiusura,
una discriminazione. Merc gli stava prospettando una situazione simile a quella che gli rinfacciava
Caterina, con la differenza che lei era una contessa sposata e felice, mentre laltra una liberta che, come
diceva bene, poteva essere la donna di Hugo, ma non sua moglie.
No... Hugo vacill. Non serve. Grazie. Le passer... almeno spero. Poi aggiunse: La storia
di Barcha lha molto provata. E il pensiero di restare sola la preoccupa.
Vale per tutte le donne catalane, padre. Neanche la dote, che molte di loro nemmeno
recuperano, aiuta a rassegnarsi alla vedovanza quando muore un marito.
Hai gi voglia di vedermi morto? scherz lui mentre tendeva un dito al nipotino perch lui
glielo stringesse.
Rinunci anche a presentarsi al Consiglio dei Cento della citt, e Caterina accolse con gioia la
decisione. Ormai lavoravano molto, forse troppo, ma i guadagni li ricompensavano della fatica.
Di questo passo, tra poco potrai comprare la tua vigna, lo incoraggiava Caterina, dopo aver
contato per lennesima volta i risparmi che nascondevano nel doppiofondo ricavato da Hugo in una
delle mangiatoie delle mule.
Di questo passo, tra poco riusciremo a liberare Barcha, la sorprese lui.
Dici davvero?
Ne ho parlato... stava per dirle con Guerao e Merc, ma poi tacque. Ne ho parlato con uno
dei sacerdoti di Santa Maria del Mar.
Quando?
Caterina lo accompagnava sempre a messa e non le risultava che avesse parlato con qualcuno.
Laltro giorno, dopo aver consegnato le botti in via Montcada, a casa di messer Aragall,
rispose. Lei aspett che continuasse. Mi hanno spiegato che, se Barcha ammette la sua colpa e noi ci
mostriamo generosi, il vescovo potrebbe essere benevolo.
E Regina? volle sapere Caterina.
Dubito che Regina sia disposta a pagare perch Barcha resti in galera.
Io dubito invece che Barcha voglia ammettere la sua colpa, afferm lei.
Questa primavera per lei saranno due anni di prigione. Sar pronta a piegarsi per uscire di l.
Non  pi giovane. Potrebbe mancare da un momento allaltro.
Finch potr mangiare e gridare a qualcuno, resister. Hugo sobbalz e poi interrog Caterina
con lo sguardo, ma lei non rettific. Specie gridare a qualcuno, conferm. Per un pugno dinsulti
ben riusciti, sarebbe capace di dare in cambio la sua scodella di stufato.
Non dirai sul serio, intervenne Hugo.
Darei un braccio per la sua libert, garant lei, seria. Ma sai anche tu che quello che dico 
vero.
Meglio che gridi fuori, non trovi? chiese Hugo.
Certo che s. Caterina fece un sorriso malinconico. Anche se poi ci spaventer i clienti...
scherz di colpo. Per a Barcha piace che le tocchino il culo.
Caterina!
Voglia Dio che glielo tocchino, qui, alla taverna! ribad.
Non so se  il caso di associare Dio alle pacche sul culo, la riprese Hugo.
Il Dio dei mori, mi riferivo al loro, spieg lei con un sorriso. Quanti altri soldi ci
serviranno?
Ho un buon affare in vista, annunci Hugo, e Caterina pieg di lato la testa. Certi mercanti
di Barcellona mi hanno incaricato di comprare una grossa partita di vino e di spedirla in Sicilia.
Se sono di Barcellona, tu cosa ci guadagni?
La commissione. In realt, sar il mio primo guadagno da sensale.
E perch non lo comprano direttamente loro? I mercanti, intendo.
Perch non ne capiscono, e poi non possono farlo. Per questo esistono i sensali. Sono costretti
a rivolgersi a noi. Loro possono solo chiudere laffare, metterci i soldi, prendere in affitto la barca,
lequipaggio, i tini... ma non comprare il vino.
Hugo viaggi per quasi una settimana nella zona di Vilafranca. A met febbraio il vino giovane
aveva appena terminato la fermentazione lenta ed era pronto per essere consumato... Per Hugo girare in
quella zona di vino buono e brava gente, sperduto tra le vigne, toccando tralci e calpestando la terra, fu
un vero piacere: deliziato dallassaggio dei vini, inebriato dai mille profumi delle cantine, che si
incollavano alle pareti e ai pavimenti, alle botti e ai tini. Pagandone in anticipo una decima parte,
contratt lacquisto del vino necessario a soddisfare le necessit dei mercanti, e ne approfitt anche per
comprarne per s a un prezzo vantaggioso. Il vino destinato alla Sicilia lavrebbero consegnato
direttamente i diversi vinai di Barcellona presso il magazzino del mercante Manuel Gallin, situato
proprio davanti alla spiaggia, assumendosene costi e pericoli, in botticelle di legno che dovevano non
aver mai contenuto altri liquidi, come lolio, per esempio. Hugo caric sul carretto il vino per s e per
la taverna e, un giorno, subito dopo lalba, mentre un gradevole sole invernale illuminava gi i campi e
le vigne, spron le mule e part.
Come si chiamano? gli chiese, indicando gli animali, un moccioso che lo affianc serio come
se dovesse partire con lui per un lungo viaggio.
Come si chiamavano?, si chiese Hugo.
Non hanno un nome, gli rispose.
Ma dai! Come si fa a non avere un nome?
Che ne dici di Bianca e Rossa? propose.
Come luva?
Gi.
 molto comune. Ci sono tante mule e tanti buoi con quei nomi, protest il ragazzo, senza
nascondere la delusione.
Gi, mormor Hugo. E tu come ti chiami?
Manuel.
Ci sono molti ragazzi con il tuo stesso nome, Manuel.
Gi, gli fece il verso il piccolo. Solo che io mi chiamo Manuel Aragall, e di Manuel Aragall
ne conosco solo uno. Io.
Gi.
Continuarono a camminare, allontanandosi dalla masseria del piccolo Manuel. Hugo si gir per
guardarsi indietro, come per avvertirlo che si stava allontanando molto da casa.
Vado sempre anche pi lontano, lo anticip il moccioso.
Gi. E comunque queste mule si chiamano Bianca e Rossa Llor.
Le mule hanno un cognome?
Certo, il mio. Sono mie, quindi portano il mio cognome.
Cos non ce ne sono tante, vero?
Hugo rise e gli spettin i capelli, sporchi e ispidi. Io conosco solo le mie, gli disse in tono
affettuoso.
Gi.
Dopo un paio di passi, Manuel fece per fermarsi e tornare indietro, ma Hugo lo trattenne, si
frug nella borsa e gli diede una monetina. Il piccolo tenne il palmo teso, con la moneta al centro, e lo
guard con gli occhi sbarrati, come se fosse la prima che vedeva in vita sua. Poi tent di dire qualcosa,
ma gli usc solo un balbettio.
 per me? riusc ad articolare poco dopo, e chiuse la mano fortissimo non appena Hugo gli
ebbe detto di s. Gli sorrise con uno scintillio negli occhi. Grazie.  la prima moneta che possiedo,
confess. La custodir...
No, lo interruppe Hugo. Compraci qualcosa che ti piace al mercato.
Gi, annu il moccioso senza pensarci, quindi scapp e torn alla masseria, senza neanche
salutare.
Hugo lo guard per alcuni istanti, poi si rimise in marcia. Rossa e Bianca Llor, sussurr
ridendo accanto alle mule.
Non dovevano essere giovani, ma non sembravano neanche vecchie. Non capiva molto di mule,
ma quelle erano sane, non avevano ferite, ossa sporgenti, o guidaleschi, e lavoravano bene. Calcol da
quanto tempo le aveva con s. Dalla sconfitta del conte di Urgell e dalla confisca dei suoi beni... Tre
anni. Solo tre anni e gli sembrava che fosse passata una vita.
Tira, Rossa! Vediamo se batti Bianca, grid, spronando le bestie e regolando il passo sul
nuovo ritmo.
Scoppi a ridere quando si rese conto che stava parlando con le mule. Si guard attorno: campi,
boschi e terre incolte, grandi distese, ma nessuno per strada. A Vilafranca del Peneds sperava di
trovare un compagno di viaggio che laccompagnasse fino a Martorell, sapendo che poi da l a
Barcellona ne avrebbe trovati altri. Ci nonostante, per il momento la strada era deserta.
Ci aspettano a Barcellona! grid, pensando che doveva accontentarsi della compagnia delle
mule, appena nominate Rossa e Bianca. Magari avevate un altro nome e io adesso ve lho cambiato.
Probabilmente non importava granch a loro, erano solo due mule. Sbrigatevi che Caterina ci sta
aspettando e...
Tacque. Diede una pacca in groppa a Rossa o forse a Bianca, non aveva ancora deciso chi era
chi. Lo aspettavano anche Merc e Arnau, ma da qualche tempo aveva imparato a non far trapelare
troppo la gioia che gli dava il nipotino.
Sapete...? Hugo esit prima di dirlo, dal momento che non laveva mai ammesso ad alta voce.
Solo Regina e Barcha lo sapevano. Merc non ha il mio stesso sangue. Anche se ha la mia anima,
quella s, intera, tutta intera... e il mio affetto e il mio amore.
Coprirono una certa distanza durante la quale Hugo sent solo il rumore dei piccoli zoccoli delle
sue bestie sul sentiero, lo scricchiolio del legno delle ruote e del carro stesso, quello delle botti che
sbattevano o di una corda che si tirava quando passavano su una buca. Il pensiero di Merc gli fece
venire un groppo in gola. Sciocco!, si disse. Non era pi la sua bambina, ormai era la contessa di
Navarcles, orgogliosa di un marito che grugniva a Hugo invece di salutarlo quando arrivava o quando
andava via. Ripens al nipotino, mentre teneva gli occhi fissi sulla strada.
Sorride e balbetta gi. Anche se Caterina si sente un po trascurata. No. Non pensate male di
lei.  una gran donna, ma ha sofferto molto nella vita e ha paura della solitudine e della povert. Se
laveste vista da bambina, poco dopo il suo arrivo a Barcellona... Sembrava una Madonna: pulita, pura,
avvolta dallaura generata dalla chioma bionda e dalla pelle bianca.  ovvio che non voglia perdermi,
con tutto quello che ha passato! E io non voglio perdere lei! Dun tratto si accorse che le mule erano
quasi ferme in mezzo alla strada; i loro passettini brevi, seguendo il ritmo della sua voce, si erano via
via accorciati. Lasci che si fermassero. Tu sei Bianca e tu sei Rossa, le chiam indicando come
seconda una mula che aveva un manto pi scuro, simile per colore a quello di un cervo.
Quando le mule si furono fermate, solo i rumori della campagna restarono a turbare la quiete: il
frinire degli insetti, i fruscii dei roditori o il battito dali degli uccelli che spiccavano il volo.
S, prosegu Hugo dopo che si fu appoggiato alla groppa di Rossa. Arriveremo a Barcellona
e io rester con Caterina e le dar tutto il mio amore. Vi giuro che lamo, ma  come se la ingannassi
continuamente tanto  forte il mio desiderio di vedere Arnau e Merc e di stare con loro.
Spron le mule, forse con molta pi delicatezza di quanta ne avesse mai usata. Se ne rese conto
lui per primo.
Ora che avete un nome, non siete pi le bestie di prima, scoppi a ridere e regol il proprio
passo sul loro. No...  assai difficile che Caterina possa stare bene con Merc, io la capisco. Non ci
sto bene neanche io, a volte. Se non fosse mia figlia non potrei neanche arrivare a lei.  una vera
contessa, comanda e ordina. Fece una mezza risata. Non vi piacerebbe dipendere da lei. Servi e
schiavi la rispettano e immagino che la temano anche. Non fanno finta.  cresciuta con i nobili e ha
studiato. Il conte di Urgell! grid. Quante promesse non mantenute! Ma nel frattempo la mia
bambina assorbiva le maniere della moglie di Roger Puig: bei vestiti, modi squisiti. Ha imparato a
parlare, a camminare, a mangiare e a comportarsi come i nobili e i ricchi; ecco perch  potuta
diventare la contessa di Navarcles grazie a un colpo di fortuna. Be... una fortuna che io ho un po
aiutato. Come ci sia riuscito, non ho intenzione di raccontarvelo, disse alle mule. Ovviamente mi
pare difficile che una contessa e una liberta possano convivere amichevolmente, ma pu darsi che il
ritorno di Barcha aggiusti tutto, concluse, facendosi coraggio.
Hugo ricevette a uno a uno i vignaioli di Vilafranca per tutto il resto del mese di febbraio, via
via che questi arrivavano a Barcellona. Lui verificava il quantitativo e la qualit del vino e, se tutto
andava bene, autorizzava il pagamento effettuato dal contabile di Manuel Gallin, il quale aveva la sua
bottega nel deposito sulla spiaggia. Fino ai primi di marzo ammucchiarono barili e otri in un angolo, in
mezzo ad altre merci con cui Gallin e i suoi soci commerciavano, principalmente stoffe, ma anche
grandi partite di pesce essiccato e pelle di bue appena arrivate dalla Galizia. Le autorit di Barcellona,
cos come fissavano il peso massimo dei colli di tela perch bastaixos e barcaioli potessero portarli,
pretendevano che il vino venisse trasportato in recipienti speciali. La citt non aveva un porto vero e
proprio: lintenso traffico marittimo che aveva sviluppato veniva gestito attraverso i barcaioli che
caricavano o scaricavano le merci in precedenza consegnate o ritirate dai bastaixos, perch non
esistevano moli n gru n attrezzi meccanici da usare allo scopo e tutti i lavori in mare venivano fatti a
mano.
Per questo botti e barili di diverso peso e capacit, concepiti per essere spostati facendoli
rotolare per terra come fossero delle grandi ruote, o in equilibrio sugli spigoli, non erano adatti a essere
trasportati via mare e sollevati di peso per essere caricati sulle galee. Cos, ritirato ormai tutto il vino,
Hugo cominci a travasarlo in giare di ceramica grezza, senza alcuna decorazione o lavorazione
particolare. Erano gli alfbies tipici della citt comitale: orci ovoidali, piuttosto allungati che
presentavano unimboccatura piccola, in certi casi quasi inesistente, e una base piatta, ancora pi
piccola dellimboccatura. Siccome contenevano circa una cinquantina di litri,* erano maneggevoli per
bastaixos, barcaioli e stivatori. Linterno, come tutte le giare destinate al vino, era rivestito da uno
strato resinoso di pece, che conferiva al vino un certo retrogusto acre. Gli alfbies garantivano una
chiusura stagna grazie a tappi di calce, e non avevano manici, a differenza della maggior parte degli
orci e delle anfore. Per maneggiarli e proteggerli venivano infilati in sacchi di sparto con tre manici. In
questo modo, gli alfbies si potevano impilare pi agevolmente e con pi sicurezza nelle stive delle
navi, perch non cerano manici di ceramica a fare da ostacolo e i sacchi di sparto attutivano graffi e
colpi.
Hugo travas tutto il vino negli alfbies che Gallin e i suoi soci avevano acquistato dai vasai
della citt, come mostravano i sigilli con cui ciascuno contrassegnava i propri prodotti e ne garantiva la
qualit. Hugo rimase quasi tutta una notte in dormiveglia, a pensarci, e alla fine decise di chiedere a
Caterina se in quei giorni poteva prestargli Pedro, perch non si fidava degli apprendisti mandati dal
contabile.
Il vino era probabilmente una delle merci pi speciali, se non la pi speciale, nel trasporto
marittimo. Hugo lo sapeva. Laveva capito la prima volta che aveva chiesto che gli mandassero un
ordine via mare. Adesso il vino sarebbe stato stivato in una galea di quelle grandi, con ventidue ordini
di rematori, e chiunque li avesse visti non avrebbe saputo dire chi dei due, se Hugo o Pedro, fosse pi
eccitato nel salire a bordo di quella nave in un giorno soleggiato, senza vento e con il mare calmo.
Allinterno della nave, infatti, il vino non veniva stivato dai marinai: certo, potevano farlo, nulla glielo
impediva, ma gli armatori delle imbarcazioni pretendevano che i mercanti controllassero e dessero il
benestare allo stivaggio degli alfbies prima di salpare. Cos, qualsiasi perdita o rottura sarebbe stata
addebitata al mercante e non allarmatore. E poi, anche nel caso in cui non si fossero subiti danni o
perdite, lambiente, la temperatura e, naturalmente, lo sciabordio e i movimenti della nave avrebbero
potuto rovinare il vino prima che arrivasse al porto di destinazione.
Hugo e Pedro aiutarono i bastaixos a stivare nel modo giusto la grande quantit di alfbies in
partenza per la Sicilia. Fu un lavoro duro, reso difficile dallo spazio ridotto in cui dovevano muoversi,
ma diede modo a Hugo di rivedere alcuni degli scaricatori ai quali aveva offerto del vino per scaricare
la vescica nella giara che Barcha, ubriaca ed eccitata dalla vista di tanti genitali, faceva girare. Risero
insieme nel ricordarlo e lavorarono chiacchierando per tutto il giorno, finch Gallin e i suoi soci
controllarono la stiva, sistemarono e spinsero a pi non posso, cercarono di stringere ulteriormente le
corde e verificarono ogni minimo dettaglio. Lo stivaggio ebbe il nullaosta.
I barcaioli li riportarono a riva e Hugo fatic gi a scendere dalla galea nella scialuppa. Un paio
di bastaixos lo sorressero mentre si calava dal bordo e si raggomitolava, pallido, su un banco. Erano
molte le ore che aveva trascorso su una galea che, anche con il mare calmo, non aveva mai smesso di
ondeggiare. La sensazione dinstabilit si moltiplic quando mise piede sulla spiaggia. Pedro lo aiutava
e lo teneva per la vita puntellandolo con la spalla sotto unascella.
Portami alla taverna, gli chiese Hugo.
Non avevano ancora fatto neanche due passi tra le barche in secca sulla spiaggia quando un
ometto si lanci su di loro. Pedro cerc di proteggere Hugo, che tard qualche istante a reagire e
superare linstabilit. Era Guerao, e parlava in modo concitato. La sensazione di vertigine spar
immediatamente: Hugo non aveva mai visto Guerao perdere la compostezza, e temette una disgrazia.
 successo qualcosa ad Arnau? chiese.
Il piccolo sta bene.  tua figlia...
Cos successo?
Non la troviamo pi! Da nessuna parte! esclam il maestro di palazzo dellammiraglio,
spaventato.
Come sarebbe?
Per questo sono venuto a chiederti...
Cosa significa che non la trovate? insistette Hugo, prendendo Guerao per le spalle e
scuotendolo. Dov?
Tu non lo sai?
Come faccio a saperlo? No! Non lo so!
Il grido ebbe leffetto di zittire tutti i presenti: mercanti, bastaixos, barcaioli e gente della
spiaggia. Erano tutti attenti alle sue parole, alcuni andarono addirittura a mettersi al suo fianco, mentre
altri si disposero dietro le barche.
Andiamo. Hugo spron Guerao, puntando di corsa al vicino palazzo della Borsa del Mare.
Hai chiesto alla taverna? Magari Caterina sa qualcosa.
S, ci sono stato, e non sa niente di tua figlia.  stata lei a dirmi che eri qui.
Bernat era con il re fuori Barcellona, lo inform Guerao. Sulle prime, Hugo non fu in grado di
stabilire se la sua assenza fosse un bene oppure no. Arrivato al palazzo di via de Marquet, vide che il
cortile brulicava di servi e schiavi che, come cap subito dopo, correvano tuttattorno al solo scopo di
mostrare la loro preoccupazione.
Arnau era di sopra, con la balia. Hugo si avvicin e lo baci sulla guancia dopo che, comera
sua abitudine fare, la donna ebbe cercato di allontanarlo. Vuoi che baci te?
Lei storse il naso, ma continu a tenere il bambino a distanza finch Guerao non le fece cenno
di smetterla. Poi il maestro di palazzo spieg a Hugo quello che sapevano sul conto di Merc: quel
pomeriggio, dopo il pranzo, la contessa era andata da un mercante di stoffe nei dintorni della
cattedrale... Da sola? lo interruppe Hugo. No, non era sola, ma non importava: Barcellona non
poteva celare pericoli per la moglie dellammiraglio dellarmata catalana. Hugo fu l l per replicare,
sottolineando il carattere di Bernat e la quantit di nemici che doveva avere, ma poi ritenne che non
fosse il momento. Era con la sua ancella, prosegu Guerao. E cosa dice questa ancella? indag Hugo.
Quel poco che avevano capito tra i singhiozzi della ragazza, raccont Guerao, non era servito a chiarire
granch. Quando portarono ancora una volta la ragazza davanti a Hugo e al maestro di palazzo la
fanciulla spieg che, s, era con la signora, ma qualche passo pi indietro perch qualcosa laveva
distratta... Ecco perch non poteva dire niente di certo, non ricordava, non sapeva... A ogni modo, giur
e spergiur lancella, era stata questione di un attimo e, quando aveva girato langolo tra via Freneria e
la discesa della Pres, la contessa non cera gi pi.
Come sarebbe che non cera pi? insistette Hugo. Non pu essere sparita.
Guerao fece spallucce.
Hai fatto denuncia al governatore?
Lho mandato a chiamare or ora. Non volevo farlo, senza prima aver parlato con te.
Hugo non capiva.
Dovevo assicurarmi che tu non sapessi dovera prima di rivolgermi al governatore, chiar il
maestro di palazzo dellammiraglio.
Ah. Tra i due cal il silenzio. Hugo lo ruppe quando si accorse della presenza di Pedro.
Ragazzo, va alla taverna. Racconta a Caterina cos successo e dille che far tardi.
Passarono sette giorni senza che si avessero notizie di Merc. Bernat torn, e Hugo e Guerao
andarono a riceverlo nel cortile, con il palafreniere e un servitore, questi ultimi due spinti da Guerao
perch il resto degli schiavi e dei servi non facevano altro che cercare un posto dove nascondersi.
Bernat scese da cavallo con un salto, lo lasci nel cortile e and verso Guerao a passo deciso,
paonazzo, i pugni serrati, schiumando. Il maestro di palazzo, che sembrava aver previsto la sua
reazione, rimase fermo sul posto per fronteggiare lassalto, ma venne scaraventato a terra dal pugno in
faccia che gli sferr lammiraglio.
Era sotto la tua responsabilit, gli rinfacci il suo signore.
Bestia! reag Hugo gettandosi su Bernat. Che colpa ne ha lui?
Si ferm davanti alla spada che, dal nulla, era apparsa tra le mani di Bernat. Non aveva neanche
sentito che la sguainava, ma adesso la vedeva, ed era puntata al suo petto.
Sei venuto a casa mia per insultarmi? gli grid Bernat.
Guerao era sempre a terra, palafreniere e servitore erano spariti con il cavallo. Hugo tremava,
ma non di paura, soltanto di stanchezza. Era sfinito, i cerchi viola sotto gli occhi iniettati di sangue
testimoniavano quanto poco avesse riposato e quanto avesse sofferto negli ultimi giorni.
Vuoi uccidermi? gli disse con voce debole, ma non ossequiosa.
Laltro aggrott la fronte. Se resti in questa casa s. Stanne certo.
 mia figlia, Bernat.
E questo ti d qualche diritto su di lei? Ti ricordo che  mia moglie, la madre di mio figlio.
Qual  lo scopo di farti restare in questa casa? Cosaltro puoi fare tu, qui, se non disturbare?
Aiutarti. In due potremmo ottenere pi che...
Bernat lo guard con un misto di pena e disprezzo. Lui era lammiraglio, era stato corsaro ed
era sopravvissuto a mille battaglie, era un uomo abituato a ottenere quello che voleva, a qualsiasi costo.
Che contributo poteva mai dargli un vile cantiniere? sembravano dire i suoi occhi. Non ho bisogno di
te! gli rispose alla fine.
In tal caso mi toccher ricordarti in ogni istante la quantit di cadaveri che ti sei lasciato alle
spalle, il numero di nemici che vogliono danneggiarti. Uno di loro c sicuramente riuscito.
Bernat storse il naso di nuovo e Hugo sopport la minaccia che quella smorfia voleva
significare.
Dovr ricordarti che probabilmente devi... scendere da quel trono di superbia e arroganza su
cui stai seduto, se vuoi riprenderti Merc.
Hugo credette di notare un impercettibile tremore nella spada di Bernat, sempre puntata al suo
petto, ma la possibile ammissione di colpa dellammiraglio rest unillusione. La sua risata riecheggi
nel cortile.
Lhai detto: i miei nemici sono quasi tutti cadaveri e chi ha osato offendermi rapendo mia
moglie far prestissimo la stessa fine, non dubitare.
Hai pensato che, mentre tu ti accanisci sui tuoi nemici, qualcuno potrebbe uccidere Merc?
Anche mia madre  stata rapita. Hugo sobbalz, sentendo una notizia che ignorava. N
messer Arnau n madonna Mar glielavevano mai raccontato. E mio padre lha salvata. Io far lo
stesso.
Erano stati i Puig? sinteress Hugo.
Insieme a Guerao avevano soppesato seriamente, e pi volte, la possibilit che i mandanti del
sequestro di Merc fossero i parenti di Roger Puig desiderosi di vendicare la morte a frustate del conte.
Lavevano suggerito al governatore, e questi aveva mandato dispacci alle autorit castigliane per capire
dove fossero gli esiliati e cosa facessero, ma ancora non avevano avuto notizie.
No, quella volta non erano stati loro.
Bernat lasci quella frase sospesa in aria, come se in quel momento invece non stesse scartando
lipotesi.
Siamo stati... inizi Hugo.
Bernat non lo lasci nemmeno finire, si gir e fece segno a Guerao di salire al primo piano.
Raccontami cosa avete fatto in mia assenza, gli ordin in malo modo. Quanto a te, non
voglio pi rivederti qui, aggiunse rivolto a Hugo dalla scala, quasi senza neanche girare la testa.
Tu mi hai rubato mia figlia! Per colpa tua lhanno rapita! esplose Hugo.
Era solo in cortile, anche se si sentiva osservato da servitori e schiavi, forse anche dalla balia di
Arnau.
Bernat si ferm, con un piede a mezzaria. Respir e lo pos quasi delicatamente sul gradino,
poi continu a salire, in silenzio, senza rispondere.
Torner, Bernat! insistette Hugo.  mia figlia... e non riuscirai a escludermi da questa faccenda.
...
.
...
26.
...
.
...
Li fecero aspettare per alcune ore. Lo seppero dai rintocchi della campana della cattedrale, la
Honorata, che gi da alcuni anni segnava le ore misurate da una clessidra. Non avevano ancora
eliminato il rintocco delle ore canoniche, come la prima, la nona e via dicendo, ma piano piano la vita
dei barcellonesi cominciava a essere regolata dalle ore civili. Rimasero seduti su una panca di legno
addossata al muro, in una stanza talmente sobria da essere quasi spoglia: intonacata di bianco e con due
porte, una da cui erano entrati insieme al sacerdote, laltra da cui questi era uscito lasciandoli sulla
panca, con un piccolo baule in fondo e un crocefisso come unico mobilio. Hugo e Caterina si stancarono di sentire il rintocco dellHonorata che dal campanile della cattedrale arrivava fino a loro, nel palazzo del vescovo.
Lofferta per la liberazione di Barcha era pi che generosa. Ben riforniti di vini per mandare
avanti la loro attivit, nessuno dei due pens se dovevano dare di pi o di meno. Avrebbero dato tutto.
Con quei soldi si poteva comprare la libert di tre o quattro schiavi, senza neanche versare la taglia,
senza obblighi, in contanti. Il sacerdote di Santa Maria del Mar a cui si erano rivolti, messer Guillem,
aveva dato loro quasi la certezza che loperazione sarebbe andata a buon fine. Il vescovo, a suo dire,
non avrebbe mai rifiutato tanti soldi per una musulmana indigente che aveva gi scontato due anni di
carcere. Il prete si era persino azzardato a suggerire che forse sarebbe bastata anche una somma minore,
e cos, una parte di quello che avrebbero risparmiato avrebbero potuto devolverlo alla chiesa di Santa
Maria, sempre bisognosa di fondi. Caterina, per, si era opposta con una rudezza insolita nel suo modo
di trattare con i sacerdoti.
Ora stavano aspettando, e quella maledetta campana sembrava volergli ricordare da quanto
tempo erano l. Tenevano ben stretta la borsa con i soldi, per paura di perderli. La staranno liberando,
comment Caterina. Non ci pu essere altra ragione per farci aspettare cos a lungo, non trovi?
Hugo annu borbottando. Si augurava che fosse cos, anche se si astenne dal replicare che i
potenti facevano sempre aspettare, anche solo per dimostrare quanto erano importanti. Soffoc uno
sbadiglio. Non voleva che Caterina fraintendesse quel segnale di stanchezza, ma la verit era che, a
quasi due settimane dalla sparizione di Merc, il suo corpo aveva bisogno di riposo e quella panca, per
dura che fosse, insieme al silenzio che si dilatava tra i rintocchi delle ore e allimpossibilit di distrarsi
in quella stanza austera e severa, gli provocavano una sonnolenza a cui si sarebbe abbandonato con
piacere, pur consapevole che il sollievo sarebbe cessato non appena si fosse arreso al sonno, come
succedeva tutte le notti, quando la tristezza, langoscia e il pianto simponevano sul bisogno di dormire.
Hugo si alz e stir braccia e gambe. Fece qualche passo per la stanza e, in un attimo di
distrazione di Caterina, scosse pure la testa. Non voleva contrariarla. Lultima settimana era rimasta
spesso da sola, perch lui aveva passato quasi tutto il tempo nel palazzo di via de Marquet, in cortile, in
cantina o in cucina, aspettando notizie sui progressi nella ricerca di sua figlia, sino ad allora infruttuosa,
che arrivavano tramite Guerao dalle riunioni con il governatore, i consiglieri o lufficiale del registro.
Bernat non aveva ostacolato Hugo, in questo, sembrava non vederlo nemmeno. Caterina, dal canto suo,
aveva ripreso a sentirsi triste e abbandonata, anche se non laveva detto al suo amato, non lavrebbe
rimproverato di tanta assenza; al contrario, lo incoraggiava, cercava di rassicurarlo, ma Hugo non
poteva fare a meno di avvertire il suo avvilimento e la sua preoccupazione.
Quando Hugo aveva ricevuto un messaggio da Gallin perch andasse a ritirare la commissione
della vendita del vino imbarcato per la Sicilia, gli si erano schiuse nuove prospettive. Il mercante era
soddisfatto e gli aveva prospettato nuovi affari insieme. Hugo si era scusato. No. Ovviamente mi
interessa, ma saprai cos successo a mia figlia, la moglie dellammiraglio... aveva spiegato, e il suo
interlocutore aveva annuito. Hugo era tornato di corsa alla taverna, dove Caterina lo aveva accolto con
un sorriso meraviglioso, forse inopportuno, data la situazione di Merc. A Hugo era dispiaciuto per un
attimo, ma poi aveva riconsiderato la cosa: lui non aveva forse attraversato Barcellona di corsa
spingendo via la gente per tornare da lei con i soldi? Chi laveva abbracciata per dirle che adesso
sarebbero andati a prendere Barcha? Era lui che la baciava in cerca di quella dolcezza che, a causa della
prostrazione in cui era caduto, ormai non assaporava pi come prima. Era stato lui, in definitiva, a
trascinarla fino al doppiofondo della mangiatoia delle mule per prendere dal nascondiglio il resto dei
loro risparmi, no? Perch non avrebbe dovuto sorridere Caterina?
Mi dispiace. Quello che chiedete  impossibile. La libert...
Hugo tard un attimo a reagire, giusto il tempo di balzare ai piedi di Caterina e sorreggerla
prima che cadesse svenuta. Con sua grande sorpresa, messer Guillem si sedette sulla panca e aspett
che lei si riprendesse, prendendole una mano.
Non serve pi che paghiate per la libert della vostra amica, sussurr accarezzandole il dorso
della mano.
Cosa volete dire? indag Hugo, ancora accucciato di fronte a Caterina. Non starete
insinuando che...
 morta? termin la domanda Caterina.
No, per carit!  viva e vegeta,  una donna forte. Quello che voglio dire  che Ramona... Ora
si chiama cos anche se provvisoriamente, li inform, dunque, Ramona ha ammesso la sua colpa, che
non  un peccato dal momento che non era cristiana, e ha deciso di abiurare la fede musulmana per
abbracciare la vera fede. Tra poco vanteremo unanima in pi, da consegnare a Dio, Nostro Signore. Il
vescovo, che come sapete  a sua volta un converso, un uomo che ha visto la luce,  emozionato e
sinceramente commosso dal fatto che una recalcitrante seguace della setta di Maometto sia stata visitata
dallo Spirito Santo tra queste stesse mura, dove lui risiede, concluse sottovoce messer Guillem, come
se stesse confidando un segreto.
Lo Spirito Santo? Barcha? chiese Hugo, che si era rialzato mentre il sacerdote parlava.
Ramona, Hugo, ora si chiama Ramona, lo corresse laltro.  quello che sostiene lei, e il suo
carceriere lo conferma. Una luce bianca e abbagliante  scesa su di lei.
E non possiamo incontrarla? lo interruppe Caterina, infastidendolo, ma lui la ignor e
continu a spiegare.
Dice che lo Spirito Santo  sceso sulla sua testa e lha illuminata. Da allora non fa che pregare.
Conosce tutte le orazioni e interi brani della Bibbia a memoria, cosa inspiegabile per una mora che non
 mai andata a messa. Prega incessantemente da quattro giorni, in ginocchio, non mangia pi e quasi
non beve.
Caterina ora si era alzata in piedi accanto a Hugo, ed entrambi erano il ritratto dellincredulit.
A volte cade sopraffatta al suolo, eppure continua a mormorare le sue preghiere! Allora
bisogna darle da bere e si riprende, ma subito dopo si mette di nuovo in ginocchio a implorare il
perdono e la clemenza divini.
Tutto questo in una cella puzzolente? chiese Hugo.
No, certo che no. Il vescovo le ha assegnato una piccola stanza con alcune comodit, di cui lei
non approfitta.
Hugo e Caterina sinterrogavano con lo sguardo, incapaci di credere al racconto del religioso.
Possiamo vederla? insistette Hugo.
No. Non riceve altre visite eccetto quelle del vescovo. C un sacerdote che la segue... Voi
siete i primi a esserne informati. Sinora il vescovo ha preferito mantenere la cosa nel pi stretto riserbo,
per capire se recitava, ma dopo quattro giorni di preghiera e lofferta di offrirsi come schiava della
Chiesa...
Come?
 impazzita! esclam Caterina, unendosi allo stupore di Hugo.
No, non  impazzita. Quale destino migliore si pu auspicare per una peccatrice mora se non
quello di dedicarsi anima e corpo a Santa Madre Chiesa?
E... ha gi firmato? chiese Hugo ansioso.
No. Di fatto il vescovo non ha ancora deciso se accettarla come schiava oppure no. Pu
lavorare per la Chiesa senza perdere per forza la libert. Ramona deve diventare un esempio di
conversione.
Hugo sbuff senza minimamente preoccuparsi di non farsi notare. Era la seconda conversione
esemplare a cui assisteva: prima Regina e adesso Barcha. Cosa cercava la mora? Cosa aveva in mente?
Non poteva credere che si fosse convertita, che avesse visto la magica luce dello Spirito Santo. Barcha
sapeva gi pregare. Hugo ricord che glielo aveva confessato alcuni anni prima, quando gli aveva detto
dei suoi precedenti padroni e dei loro sforzi per convertirla.
Non si trattava di un miracolo: Barcha era capacissima di pregare per mille giorni di fila, in
ginocchio, senza mangiare n bere, per raggiungere uno scopo che Hugo non riusciva neanche a
immaginare.
Volevano vederla, reclamarono ancora una volta. Impossibile.
No,  possibile eccome, afferm Hugo aprendo la borsa con i soldi.
Il vescovo non lo avrebbe permesso, ripet messer Guillem. Hugo non prese le monete in mano,
ma agit la borsa gonfia. Non era necessario che il vescovo lo sapesse, aggiunse. Il sacerdote guard la
borsa, con gli occhi socchiusi, probabilmente calcolando quanti soldi ci fossero. Hugo a quel punto
estrasse un paio di monete dargento. Non parvero sufficienti, ma cap che il sacerdote ormai aveva
deciso, sapeva gi persino cosa avrebbe fatto con quei soldi, forse nella sua testa li aveva gi anche
spesi. Caterina, con mani nervose, fece il gesto di aumentare la cifra. Hugo ritir la borsa e si limit ad
aggiungere altre due monete. Il prete aspett. Dopo un po Hugo decise di rimetterle nella borsa,
mandando allaria laccordo.
Fermo, ordin messer Guillem. Andiamo, ma vi permetter solo di vederla dalla porta della
stanza. Non potrete parlare con lei.
Hugo e Caterina seguirono il religioso per i corridoi del palazzo vescovile. Incrociarono altri
sacerdoti e laici che non prestarono loro troppa attenzione.
Vi abbiamo pagato abbastanza per poter scambiare qualche parola con lei, si lament Hugo.
E per abbracciarla.
Adesso era il sacerdote che sapeva che Hugo e Caterina si sarebbero accontentati di vedere la
loro amica... anche da dietro un vetro piombato. Si ferm, e prima che si cavasse di tasca le monete,
Hugo cedette: Daccordo, dalla porta.
Era da molto tempo che non vedevano la mora. A Hugo si strinse lo stomaco quando imbocc il
lungo corridoio che portava alle celle in cui dormivano i religiosi al servizio del vescovo. Caterina gli
prese la mano e gliela strinse forte: aveva le dita fredde. Si lasciarono alle spalle varie porticine di
legno, tutte identiche e chiuse, sia a destra che a sinistra, e i loro passi risuonarono sul pavimento di
ceramica rompendo quel silenzio profondo e lungo come il corridoio. Prima di arrivare in fondo, il
prete si ferm davanti a una porta e buss con le nocche. Un giovane sacerdote la socchiuse e Caterina
fece per affacciarsi allinterno, ma messer Guillem glielo imped, quindi sinfil lui nella cella e li
lasci fuori in attesa qualche istante. I due incollarono lorecchio alla porta e sentirono i due preti
bisbigliare. Hugo sorrise quando sent il tintinnio dei soldi e si allontan dalla porta, immaginando che
si sarebbe aperta di l a poco, cosa che infatti accadde.
Finalmente gli permisero di affacciarsi: vestita con una tunica nera che dovevano aver ottenuto
da qualche convento, Barcha era inginocchiata su un cuscino, per terra, con le mani incrociate sul petto
e gli occhi alzati a un crocefisso appeso al muro. Li vide con la coda dellocchio, Hugo se ne accorse, e
la giaculatoria apatica che sino a quel momento le era uscita dalle labbra acquist tono ed esuberanza.
Grazie a Dio, Signore mio! ripet in tre occasioni, facendosi contemporaneamente il segno
della croce.
Hugo sorrise e strinse forte la mano di Caterina che aveva ancora nella sua. Barcha stava
parlando con loro.
Il Signore ha detto che il diavolo cercava di farci vacillare nella nostra fede, come una bestia
che vive solo per danneggiare noi cristiani. Il diavolo, la bestia, cerca di vendicarsi perch il Signore ha
vinto sulle tenebre.
Hugo scrut i due religiosi. Erano attoniti, come se sentissero per la prima volta la parola di
Ges Cristo per bocca della conversa musulmana. Ma Barcha parlava della stessa bestia da cui li aveva
messi in guardia in prigione. Regina non si fermer finch non si sar vendicata. Non dimenticatelo:
quella bestia vive solo per rovinarvi, li aveva avvertiti.
Dio, non permettere che il diavolo si vendichi sulle persone che stanno intorno a Ges Cristo,
suo figlio! Soprattutto su sua madre, una donna innocente. Non permettere alla bestia di rapire quella
giovane innocente. Cerca la bestia! Uccidila, e con essa sradica il male!
Barcha svenne e Caterina corse verso di lei. Messer Guillem e laltro prete cercarono
dimpedirglielo, ma Hugo si mise in mezzo.
Pu darsi che abbia bisogno dellaiuto di unaltra donna, fu la prima scusa che gli venne in
mente.
Quellingenuit, tuttavia, sconcert i religiosi, che si fermarono a pensare per qualche istante
prima di liberarsi dalla presa di Hugo e correre verso le donne. Caterina era seduta sui talloni e teneva
Barcha tra le braccia. Avvicinando la testa a quella della mora, la riempiva di baci e la lavava con le
sue lacrime.
La russa si lasci sollevare, ma Barcha rimase l, come in trance.
Non erano questi i patti, gli rinfacci messer Guillem.
Neanche voi ci avevate detto che poteva svenire, replic Hugo. Non eravamo preparati.
Cosa ti ha detto la mora?
Non avevano ancora oltrepassato il recinto che circondava il cortile del palazzo vescovile per
rimettere piede in via del Bisbe, quando Hugo interrog Caterina, che camminava poco discosta da lui,
come se avesse fretta di tornare alla taverna.
Pedro non pu farcela da solo. Siamo fuori da troppo tempo...
Caterina, cosa ti ha detto Barcha?
Niente, ha solo pianto, rispose senza girarsi.
Entrarono in piazza Sant Jaume, circondati di gente. Cerano scrivani e mercanti, e latrio della
chiesa era pieno da scoppiare. Hugo guard il cielo di inizio marzo. Splendeva un sole meraviglioso
che cadeva perpendicolare, ma non bruciava come quello estivo. Per un attimo fu distratto dal chiasso
della piazza, dove alcuni bambini sbeffeggiavano un uomo messo alla gogna, vicino allolmo. Perch
Caterina non voleva rivelargli cosa si erano dette lei e Barcha? Avevano parlato, ne era certo. Prima di
simulare lo svenimento, la mora aveva parlato di Regina e di Merc. Non permettere alla bestia di
rapire quella giovane innocente, era stato il suo avvertimento.
In tutti i giorni scorsi, quando io ero nel palazzo di Bernat... prosegu lui, raggiungendola, ma
lei affrett il passo, gi in via della Boqueria.
Hugo la prese per un braccio costringendola a fermarsi, con dolcezza. Lei lo lasci fare.
Caterina, voglio solo sapere se durante la mia assenza  venuto uno degli schiavi del palazzo
vescovile.
Lei si morse il labbro inferiore.
E tu gli hai parlato del sequestro di Merc, non  vero?
Caterina annu. La prima lacrima le rigava la guancia. Hugo cap che Barcha aveva reagito cos
per questo, perch era al corrente di quello che era successo alla sua bambina. Continuava per a non
capire cosa si proponesse di fare. Non lasci lavambraccio di Caterina e cammin al suo fianco fino
alla taverna.
Come la russa aveva immaginato, era piena. Molti erano clienti nuovi, probabilmente attirati
dalla notizia del sequestro. Caterina cambi atteggiamento per entrare: lo fece con decisione,
sorridente, passo fermo e deciso. Parl con uno e rise con un altro. Richiamarono la sua attenzione a un
tavolo e lei vi si affrett. Nel farlo, guard con la coda dellocchio Hugo, che era rimasto inchiodato al
centro del locale. Lei serv i clienti, mentre lui si rifugi in cantina, prese una coppa e si vers del buon
vino  di quello che teneva per s, un rosso invecchiato due anni in un barile di legno  e si mise a
pensare. Barcha voleva metterli in guardia su Regina, era evidente, ma cosa poteva sapere la mora di
quella storia? E perch Regina avrebbe dovuto rapire Merc? Cosa voleva farle di male? In fin dei
conti era sua figlia, laveva praticamente allevata. Non poteva essere! La mora delirava: due anni in una
cella maleodorante potevano portare alla pazzia chiunque, si disse prima di versarsi unaltra coppa di
vino. Inoltre, Regina non era a Barcellona, questo almeno gli aveva detto la portinaia del convento di
Jonqueres il giorno in cui era andato a cercarla per comunicarle la sparizione di Merc. Non cera
dubbio, doveva essere stato un nemico di Bernat. I nobili non si facevano scrupolo di rapire le donne
che desideravano, vergini o sposate che fossero. E Merc era bella. Di fatto, per, in quei casi di solito
si veniva a sapere: i nobili non nascondevano mai le loro azioni, anzi, se ne vantavano sempre
pubblicamente. E se fosse davvero stata Regina? Magari era per questo che non si trovava in citt...
Perch Regina... Perch? grid, scagliando la coppa contro una botte.
Caterina aspett che il rumore del legno della ciotola che rotolava sul pavimento della cantina
cessasse del tutto per scendere da Hugo.
Questo Barcha non lo sa. La voce trem tra i profumi e gli effluvi che aleggiavano nellaria.
Ma  sicura che  stata Regina. Dice che quando troveremo lei, troveremo anche Merc.
E come facciamo a sapere dov Regina? Sar in qualche convento, scommetto, a raggirare le
monache e la loro virt.
Lo scoprir lei. Ce lo dir Barcha.
Hugo guard Caterina, immobile, ai piedi delle scale. La luce della taverna illuminava la sua
figura da tergo, impossibile interpretare la sua espressione.
Poi io rester sola, aggiunse con voce roca.
Hugo fece la domanda che lo spaventava: Perch dici cos?
Perch... balbett lei. Perch mi lascerai per andare a cercarla e se, come dice Barcha, dietro
tutto questo c Regina, lei si vendicher su tua figlia e poi su di te. Caterina non aspett la risposta e
risal di corsa le scale, in lacrime.
Passarono dieci giorni dincertezza, di visite al palazzo di via de Marquet e, soprattutto, di
tensione con Caterina, prima che avessero altre notizie da Barcha. Due soldati e un ufficiale del
vescovo si presentarono alla taverna.
Seguici, ordin lufficiale a Hugo quando lui gli ebbe confermato chi era. Tu no, aggiunse,
rivolgendosi a Caterina.
Perch non pu venire? protest Hugo.
Le spade sguainate dei soldati furono una risposta sufficiente. Una volta in strada, le rimisero
nel fodero.
A cosa  dovuta questa violenza? chiese Hugo allufficiale.
Alla fretta, lo incalz laltro.
Devessere successo qualcosa dimportante, dedusse Hugo mentre seguiva quegli uomini che
avanzavano facendosi largo a spintoni tra lo sciame di religiosi accalcatisi nel corridoio che portava ai
dormitori, lo stesso percorso dieci giorni prima con Caterina e messer Guillem. I religiosi bisbigliavano
ma, via via che loro li superavano, si zittivano di colpo. A Hugo sembrava di sentire il respiro affannato
di Caterina che gli camminava accanto. Che Barcha sia andata di nuovo in estasi?, pens, reprimendo
un sorriso. La mora era capace dingannare il vescovo e tutti i chierici che le si fossero presentati
davanti.
Aprirono la porta della cella che stavolta, invece che dai soliti religiosi che si ammucchiavano
nel corridoio, era presidiata da soldati, e Hugo constat che Barcha non era in estasi. La mora non
ingannava nessuno. Era tornata in s: cocciuta, tiranna, seduta a terra nellangolo pi distante dalla
porta dingresso, con la schiena contro il muro, sotto il crocefisso che le avevano visto pregare, le
gambe aperte e distese. In mezzo, seduto a terra, appoggiato al ventre e al petto di Barcha, cera il
vescovo di Barcellona, il converso Andreu Bertran, sudato e pallido, con la veste bagnata di urina.
La mora minacciava la giugulare del vescovo con il frammento affilato di un piatto di ceramica
che usava come un punteruolo. Gli altri cocci, cos come il pasto che vi era contenuto, erano sparsi per
tutta la stanza.
Barcha, cosa stai facendo? chiese Hugo, spaventato nel vedere il vescovo in quella
situazione.
Fuori i soldati! ordin lei. Sulla porta. Vi voglio l, dove stanno gli altri.
Non fu necessario che il vescovo confermasse gli ordini della mora. Il suo sguardo terrorizzato
quando la donna premette la punta direttamente sulla giugulare bast a far obbedire le guardie.
Cosa stai facendo, Barcha? ripet Hugo.
Figliolo, di alla tua amica... balbett il vescovo.
Tu taci. Barcha zitt il vescovo stringendogli larma improvvisata alla gola.
Luomo chiese aiuto, mentre un filo di sangue gli sgorgava dal collo. I soldati fecero per correre
verso di lui.
Fermi! grid la mora e, al suo comando, quelli si fermarono. Se non stai zitto, sei morto,
minacci. Se mi lasci fare, ti liberer, te lho gi detto parecchie volte.
Chi me lo garantisce? insistette il vescovo.
Il tuo Dio, rispose lei sarcastica. Non ti sembra garanzia sufficiente? Hugo, siediti qui,
accanto a me. Probabilmente non ti piacer quello che sto per dirti, aggiunse una volta che Hugo ebbe
spazzato via i resti del piatto e si fu seduto con la schiena contro il muro. Merc, la bambina,  figlia
di una suora del convento di Jonqueres... cominci a raccontare Barcha con un filo di voce che solo
loro potevano sentire.
Come lhai saputo? chiese Hugo alzando la voce.
Laltra lo obblig a riabbassarla. Me lha detto lui e a lui lha detto Regina.
Mia sorella Arsenda era una suora serviziale del convento di Jonqueres.
Il vescovo fece segno di no con la testa, come se una suora serviziale non meritasse la sua
attenzione.
Si chiama Arsenda la madre? gli chiese Barcha.
No. Il vescovo scosse di nuovo la testa.  la badessa Beatriz. Si chiama Beatriz.
Allora no, non  la figlia di tua sorella, ma non importa.
Certo che no, la interruppe il vescovo. Una suora serviziale non potrebbe mai diventare
badessa di un convento.
A ogni modo... riprese la parola Barcha. Ecco... a quanto pare  questa badessa che si
occupa di risolvere i guai in cui si cacciano le monache. Comunque, lei e Regina sono molto amiche,
come ben immaginavi, a causa del suo soggiorno a Tortosa per la questione degli ebrei.
Cosa centra tutto questo con il rapimento di Merc?
Centra tanto. Secondo alcuni, tutto: i suoi beni, la sua posizione, i suoi onori. Da quel nuovo
concilio che stanno celebrando a...
Costanza, la aiut Hugo.
Esatto. Da l hanno mandato parecchie spie con lordine dindagare e portare alla luce tutti i
delitti di cui pu essersi macchiato Benedetto 13esimo, in prima persona o attraverso i suoi cardinali e
vescovi. Vogliono destituire lui e sottomettere gli altri. Molti hanno cominciato a temere che la badessa
Beatriz potesse rivelare quello che sa, e sa molto, sulle relazioni carnali dei grandi della Chiesa di
Catalogna, e persino sulle pratiche sataniche.
Non  vero, intervenne il vescovo.
Prima dicevi di s, replic Barcha. Il vescovo qui prevede che sarebbe uno scandalo ben
peggiore di quello dellaltro papa che hanno condannato perch vizioso, dico bene? Mosse la punta di
ceramica costringendolo a rispondere, e il vescovo emise un s soffocato. La mora prosegu: Per
questo dovevano controllare la famosa Beatriz, e quella bestia ha ben pensato di rapirle la figlia per
garantirsi, cos, il suo silenzio.
Dov Merc? chiese Hugo.
Lui dice che non lo sa, ma posso insistere, disse Barcha, premendo di pi la punta contro la
giugulare del vescovo.
No! la calm Hugo guardando i soldati sulla porta, pronti a intervenire. E questa Beatriz,
dove si trova?
In un convento... Barcha esit. Qual  il convento?
Il convento di Bonreps, sulle pendici del Montsant. ...  la badessa, rispose il vescovo.
A Hugo quel nome non suonava del tutto nuovo, ma faticava a collocarlo con precisione.
Dove si trova? gli chiese direttamente.
Nel Priorat, dove c la certosa di Escaladei.
Adesso s che ricordava: il Priorat. Conosceva per sentito dire i vini di quella zona e dei
certosini venuti dalla Francia. Li aveva anche assaggiati in qualche occasione, insieme a Mahir...
L c la madre di Merc, disse Barcha, riportandolo alla realt.
E poi? chiese Hugo ancora immerso nei suoi pensieri.
Barcha sospir. Dovrai fartelo bastare. Non sono riuscita a scoprire di pi, e temo che non
otterr altro nel poco tempo che mi resta da vivere.
Hugo smise di pensare a Merc e si concentr su quella stanza: con la mora che minacciava di
morte il vescovo, lui seduto al suo fianco, e soldati e sacerdoti appostati fuori dalla porta e pronti a
lanciarsi su di loro.
Pu darsi che neanche io abbia pi loccasione di fare qualcosa per lei...
Tu s, vero che s? estorse Barcha al vescovo.
Anche se il vescovo garantisse per la mia vita, in seguito potrebbe sempre dire di essere stato
costretto a farlo e rimangiarsi la promessa.
Tu non hai fatto niente, Hugo, lo interruppe Barcha. S, sono convinta che questo cane di un
converso ritratterebbe, ma il punto non  questo. Il punto  che il conte di Navarcles e ammiraglio
dellarmata catalana non pu venire a sapere che il vescovo di Barcellona ha partecipato al sequestro
della sua giovane sposa, e madre del suo erede. Immagino che il tuo amico sarebbe capace di bruciare e
radere al suolo questo palazzo.
Certo, conferm Hugo, immaginandolo anche lui. Ma che garanzie ha il vescovo che io non
glielo andr a raccontare?
Lo sapeva ancor prima che Barcha gli rispondesse: Riveleresti forse a quel sanguinario che
Merc non  figlia tua, ma di una suora e di un padre sconosciuto? gli sussurr allorecchio.
No, sbuff Hugo, spaventato dalla possibile reazione di Bernat se avesse saputo una cosa del
genere.
Ebbene, ecco la tua assicurazione. Nessuno dei due ha interesse che il signor conte lo venga a
sapere.
Potrebbero non lasciarmi uscire dal palazzo. Anche in questo modo nessuno verrebbe mai a
sapere niente.
Tu tornerai alla taverna e, finch non sar venuto qui il ragazzo che hai preso come
apprendista a dirmi che sei arrivato sano e salvo, io non liberer il vescovo. Se vedr che tarda troppo,
lo uccider. Mi hai capita? disse al religioso, che annu. La mora torn a rivolgersi a Hugo: Quando
sarai fuori di qui, racconta la storia a Caterina e a unaltra persona di fiducia. In questo modo, non
avrebbe pi senso ucciderti. Intesi?
Barcha chiam lufficiale e lo istru, il tutto venne confermato dal vescovo, che cominciava a
convincersi che forse avrebbe davvero avuto salva la vita.
E se corrono ad avvisare la badessa o Regina?
Barcha scroll le spalle e il vescovo sussult. Mi dispiace, eminenza. La mora rise per il
colpo. Quanto alla badessa, perch dovrebbero farlo? Sono i primi a ricattarla, che ragioni avrebbero
per avvisarla? E Regina... lei lavviseranno, naturalmente. Non le dispiacer, stanne certo. A ogni
modo, sono rischi che devi correre.
Il riferimento ai rischi riport definitivamente Hugo alla realt. E tu?
La voce le usc rotta dalla gola. Devi salvare la mia bambina. Hugo, non pensare a me. La
uccideranno presto. Nessuno che finisca in certe trame pu uscirne bene. Il giorno in cui sar tutto
sistemato, in un senso o nellaltro, la uccideranno o la lasceranno marcire in una cella segreta, non le
permetteranno di rivoltarsi contro di loro. Sbrigati, c in gioco la vita di Merc. Non fidarti di nessuno,
mi hai capito? Marito, garzone, religiosi o governanti... Neanche della russa.
Ma...
 buona, tanto buona, ma non  forte. Anzi,  molto fragile. Non fidarti di nessuno, Hugo,
nessuno. Sei solo in questa storia. Io resto qui... Barcha lasci passare alcuni istanti. Si schiar un paio
di volte la voce prima di proseguire. Sto da due anni in una putrida prigione solo perch sono entrata
in una chiesa con rispetto e discrezione, immaginati tu la condanna che infliggeranno a chi ha
minacciato sua eccellenza. Sono pronta, Hugo. Non esiste modo migliore per morire che dando la vita
per la bambina... e per te. Va ora.
Hugo vacill.
Io sono condannata, Hugo. Non devi pensare a niente perch non c niente che puoi fare.
Va.
Alzandosi da terra, Hugo rese alla mora quel bacio sulla bocca con cui lei si era congedata la
prima volta che era andato a farle visita in carcere. Poi fatic per non far vedere che piangeva e, a testa
bassa, sfil tra preti e soldati, che si fecero da parte in silenzio.
E la cena? giunsero dalla cella le grida di Barcha. Mi avete fatto rompere il piatto con la
cena, stupidi!
Una risata sonora la cui eco segu Hugo fino alluscita del palazzo gli fece accapponare la pelle
di tutto il corpo.
Lavrebbero trascinata legata a un asino per tutta la citt, lavrebbero squartata e avrebbero
esposto i suoi resti sulle forche. Le schiave saracene vengono sempre trascinate prima di essere
impiccate, mormor Hugo, ma Caterina non rispose. Da un paio di notti lui si svegliava di soprassalto
per calmare le convulsioni di lei, che sembrava perseguitata dalla crudelt anche in sogno, perch
dormiva con la faccia contratta e i pugni serrati. Non cera modo di calmarla, e Hugo alla fine si
ritrovava ad abbracciarla e a versare lacrime come un bambino.
Cerc anche laffetto del nipote. Bernat non si oppose, anche se la balia, ghignando di
soddisfazione, non lasciava che gli si avvicinasse troppo. Non  tuo, cagna, protest Hugo. E laltra
si allontan con Arnau in braccio senza una scusa. Figlia di puttana! I suoi insulti si sommarono alle
imprecazioni, alle maledizioni e alle ingiurie che il conte faceva risuonare continuamente nel palazzo.
Confessargli che Merc non era figlia sua ma di una monaca avrebbe solo aggravato la situazione, si
diceva Hugo vedendo i servi che sgusciavano via come fantasmi, silenziosi, spaventati. Bernat
lavrebbe ucciso su due piedi, senza neanche pensarci: avrebbe sguainato la spada e lo avrebbe passato
da parte a parte. Oppure avrebbe usato le mani per strozzarlo, mentre lui scalciava in aria, o per
massacrarlo di pugni.
Il mare stavolta non lo calm affatto. Cerc la pace nel rumore delle onde e nella carezza del
vento, ma ottenne solo di ricordare quanto poco piacesse il mare a Dola: Si muove e basta, diceva.
Che avesse ragione lei? Poi tocc alle vigne del Raval che, invece, gli ricordarono gli errori che aveva
commesso nella sua vita: una sequenza ininterrotta di errori. Barcha, Barcha, Barcha gli parve di
sentire che dicevano i tralci. Mancavano un paio di giorni allesecuzione. Cerc riparo nella sua
cantina, ma l il buio e il silenzio gli oppressero il petto, il cuore cominci a battergli indemoniato e il
sudore che gli sgorg da tutti i pori del corpo assorb tutto il suo calore fino a farlo rabbrividire.
Corse al piano di sopra. La taverna era chiusa e Pedro fingeva di dormire davanti al fuoco.
Caterina lo accolse a capo chino, silenziosa e seduta sul bordo del giaciglio, senza piangere.
Hugo si lasci cadere accanto a lei, bocconi. Il silenzio li avvolse. Torner, le promise.
Le aveva annunciato che sarebbe partito per andare a cercare la figlia subito dopo lesecuzione
di Barcha. Ignorando le parole della mora a proposito della debolezza di Caterina, le aveva raccontato
cosera successo nella cella e le aveva chiesto se voleva accompagnarlo nel Priorat. Chi manderebbe
avanti la taverna? aveva risposto lei, senza entusiasmo, in un tono di voce che era sembrato pi una
scusa. Senza troppa convinzione, Hugo aveva ribadito la propria offerta: Vieni con me. Lei era
rimasta sulla sua posizione e laveva incoraggiato a partire.
La conversazione languiva, Caterina si coric con un sospiro e lui si gir dallaltra parte,
fingendo di respirare in modo regolare. Il silenzio della notte li accusava della reciproca mancanza di
sincerit. Hugo si era aggrappato allincoraggiamento che lei gli aveva dato incitandolo a partire per
andare in cerca di Merc, pur sapendo che era falso. Caterina aveva le paure di una donna che si vedeva
davanti un futuro incerto. E poi Barcha, la sua amica, stava per essere giustiziata crudelmente a causa
di quella Merc che Hugo sarebbe andato a cercare. Merc, Merc e sempre Merc... Hugo si accorse
del dissidio interiore che Caterina viveva: lo incoraggiava a lottare per sua figlia, a correre i rischi che
erano praticamente scontati per chi simmischiava nelle faccende dei potenti, come lo erano
linvestitura di un papa e dei prevosti della Chiesa, quando in realt avrebbe dato tutto quello che aveva
e anche di pi perch restasse con lei, al suo fianco.
Hugo sent che gli si strozzava la voce. Ti amo, sussurr nella notte.
Caterina non rispose.
Arriv lultima domenica di aprile del 1417. Era mezzogiorno e il sole illuminava una
Barcellona in festa. La brezza fresca e umida ricordava la vicinanza del mare, il Mediterraneo, lo stesso
che aveva reso grande la citt.
Il clamore che annunciava luscita di Barcha dal palazzo del vescovo, a piedi, legata a un asino,
spinse la folla ad ammucchiarsi in via del Bisbe e in piazza Nova. Hugo, al contrario, fece un paio di
passi indietro. Le grida gli fecero venire la nausea. Decine di schiene di uomini, donne e bambini si
allineavano davanti a lui. Lungo il percorso previsto, ce ne sarebbero state centinaia. Cerc di fissare lo
sguardo su quelle schiene, tutte tese, agitate, violente... Gli insulti lo ferirono. Cosa ci faceva lui l?
Caterina non aveva voluto accompagnarlo. Non voglio vederla morire, aveva ammesso. Neanche lui
voleva vederla morire, n tantomeno soffrire, ma pensare che Barcha sarebbe stata da sola in quel
calvario laveva spinto a fare quel passo doloroso. Glielo doveva, si era detto. Un clamore si lev dalla
folla e ne cap la ragione. Barcha era caduta e adesso lasino la stava trascinando per le strade. Le grida
e gli insulti sinasprirono e Hugo si nascose la faccia tra le mani. Alzati, mora! sent. Ci fu chi laiut
a farlo, e non per carit, ma perch restasse viva fino al momento in cui lavrebbero squartata.
Nel corso della processione, che passava dalla cattedrale, da piazza del Blat, da via del Mar per
arrivare fino davanti a Santa Maria, dai portici della spiaggia per risalire fino a via de la Ciutat, dove
cera il Consiglio dei Cento, ed entrare in piazza Sant Jaume, Barcha sarebbe caduta molte altre volte.
Nella piazza della cattedrale, Hugo cerc di avvicinarsi al corteo, ma la folla non glielo permise.
Continu a sgomitare. Un uomo pi giovane e molto pi forte di lui lo ricacci indietro spingendolo al
suo posto, una donna gli sput addosso quando lui cerc di passarle davanti e un gruppo di bambini rise
di lui. Alla fine, quando la calca si apr dopo che la mora fu passata, riusc a vedere la schiena nuda di
Barcha che, legata allasino, trascinava i piedi scalzi, la tunica lacerata. La folla continuava a
raggrupparsi lungo il percorso della mora, sebbene restasse ancora parecchio prima di arrivare in fondo.
Hugo corse fino a Santa Maria del Mar, dove la gente non si era ancora accalcata. Sal i pochi gradini
che conducevano al portale principale e appoggi la schiena alla facciata della chiesa.
Il tempo che Barcha tard ad arrivare permise a Hugo di distrarsi e di dare unocchiata alla
piazza. L, in domeniche come quella, sua madre rubava qualche momento al guantaio per
chiacchierare con lui e accarezzargli i capelli, ascoltando sempre con un sorriso sulla bocca le sue
storie su come sarebbe diventato il migliore maestro dascia di tutti i porti del Mediterraneo... finch
non era andata via con il bottaio. Ricord anche Arnau... e Mar, seppellita a pochi passi da l, nel
cimitero accanto alla chiesa. Di suo padre non conservava alcun ricordo, come se il mare si fosse
inghiottito anche quelli, mentre rivedeva ancora Arsenda. Dove poteva essere? Era ancora viva?
Il boato che risuon nella stretta via del Mar, dove gli argentieri lavoravano ed esponevano i
loro gioielli, annunci larrivo di Barcha. Hugo rabbrivid, schiacciandosi con la schiena alla parete, le
braccia lungo i fianchi e le mani rivolte allindietro, a graffiare la pietra con le unghie. In cima alla
scalinata, niente gli impediva di vedere il corridoio formato da una moltitudine assetata di sangue e
violenza, la stessa che poco prima, con aria grave e illuminata dalla grazia divina, era uscita di chiesa
dopo aver ascoltato la messa solenne.
Barcha entr in piazza trascinata dallasino, lasciando dietro di s una striscia rossa. Due uomini
si avvicinarono e la rialzarono. Sanguinava dal seno, dal ventre, dalle braccia e dalle gambe. I brandelli
della tunica, sporchi di fango e macchiati di sangue, le sincollavano al corpo. La gente rimase con il
fiato sospeso finch lufficiale frust lasino, gli uomini lasciarono andare la mora e lei venne trascinata
di nuovo via. Un brusio di biasimo precedette altri insulti e schiamazzi. Una donna riusc a schivare
uno dei soldati per dare un calcio in bocca a Barcha al grido di Eretica!
Hugo non volle piangere alla vista di quello che restava di Barcha. Stava arrivando al centro
della piazza, davanti alla porta di Santa Maria, e pi Hugo si sforzava di soffocare le lacrime, pi
sentiva il sangue delle sue unghie conficcate contro la parete del tempio. Guard Barcha, glielo doveva,
perch stava per morire per Merc. La mora gir la testa verso Santa Maria: da l aveva avuto inizio la
sua prigionia nel palazzo del vescovo. Nessun altro riusc a percepire il sollievo che prov al ricordo
della sua bambina che entrava in chiesa come una regina. Hugo seppe che Barcha lo aveva visto: i loro
sguardi sincrociarono per un attimo, sufficiente comunque per raccontarsi tutta una vita.
La mora grid, come faceva sempre, forse anche pi forte, e lott per rialzarsi. Hugo lasci che
le lacrime gli scendessero sulle guance. Forse fu il grido della mora, forse il silenzio improvviso con
cui la folla accolse un tale sforzo da parte di una disperata, o forse semplicemente perch lasino lo
decise, fatto sta che la bestia si ferm. Il soldato che lo spronava fu preso alla sprovvista. La gente
anche. Barcha si rialz e si rimise pi dritta che pot, davanti alla chiesa di Santa Maria.
Il sole che la illuminava cre un alone attorno alla figura di quella donna straziata, e il sangue e
il fango brillarono mescolandosi.
Gli sguardi di Hugo e della mora sincrociarono di nuovo. Barcha, seppur tremante, cerc di
restare ferma e accenn una smorfia che poteva voler dire qualsiasi cosa su quella bocca totalmente
sdentata. Hugo ne interpret i mille significati: gratitudine, affetto, tenerezza... Ricordalo per quello
che : il mio regalo, voleva dirgli. Do la vita per lei. Salva la mia bambina. I due si sorrisero
dolcemente, e lei, senza nascondere lo sforzo e il dolore, si erse ancora di pi, mostrandosi in tutta la
sua grandezza, perch voleva che Hugo ricordasse in quel modo la sua schiava mora, e poi voleva che
se ne andasse e che non restasse l ad assistere alla sua fine.
Nel frattempo, il soldato tirava lasino che, essendo tale, si ostinava caparbiamente a restare
fermo sul posto. Davanti a Santa Maria, sussurr una donna, salita anchessa sulla scalinata.
Sembra un miracolo, afferm unaltra.
Miracolo! ne approfitt per gridare una terza.
La Madonna non vuole che lammazziate!
Lasciatela libera!
Miracolo! si unirono altri. Hugo si guardava attorno trattenendo il fiato. Era davvero
possibile che graziassero la povera condannata?
Lufficiale che scortava il corteo sguain la spada e con la lama piatta diede un colpo forte sulla
groppa dellasino, che ragli e balz in avanti, proseguendo il suo cammino e facendo cadere di nuovo
Barcha a terra.
Miracolo? rise il soldato, inchinandosi per fare una riverenza allasino. Un coro di risate accompagn la scena.
...
.
...
27.
...
.
...
Hugo torn alla taverna cercando di percorrere le strade che pi si allontanavano dal corteo che
torturava Barcha, che ora proseguiva in direzione della spiaggia e dei cantieri navali. Non riusciva pi a
fermare le lacrime, che scendevano copiose. Barcha moriva per loro, moriva per Merc. Lavrebbero
squartata in piazza Nova, davanti al palazzo del vescovo, poi avrebbero infilzato la sua testa su una
picca e avrebbero disseminato gli altri pezzi in giro per Barcellona. Prima di arrivare in piazza Sant
Jaume, dovette mettersi seduto. Le gambe gli cedevano, un tremito incontrollabile gli impediva di
camminare, ma fece un respiro profondo e si costrinse a proseguire. Il corteo di Barcha sarebbe
ripassato di l per raggiungere il palazzo vescovile. Nella taverna non cera neanche un cliente. Caterina
era seduta da sola a uno dei tavoli lunghi, con una coppa di vino davanti. Pedro scosse la testa quando
Hugo gli indic il vino: era la prima coppa, gli fece capire in silenzio il garzone con il semplice
movimento delle labbra. Hugo ne chiese unaltra per s e si sedette accanto a Caterina, prendendole la mano.
Ieri sono andato da un notaio, le disse. Ti ho nominata mia erede. Se dovesse succedermi qualcosa...
Nel sentirlo, lei gli lasci andare la mano per coprirsi il volto e scoppi a piangere.
Caterina... mormor lui, cercando di consolarla.
Io non voglio la taverna, gli rispose a sorpresa, senza levarsi le mani dalla faccia. Voglio te.
S, ma io desidero proteggerti.
Non voglio pensare che potresti morire. Caterina aveva abbassato le mani e parlato ad alta
voce, guardandolo con gli occhi chiari arrossati.
Non mi succeder niente, amore mio.
Allora, perch...? Caterina tacque di colpo. Perch hai fatto testamento?, era stata sul punto
di chiedergli. Pregher perch sia cos, promise invece.
Bevvero in silenzio. In lontananza si sentiva il clamore del macabro corteo che tornava in
piazza Nova, probabilmente risalendo la Rambla. Caterina tremava, ed entrambi attesero in un silenzio
rispettoso, consapevoli di cosa stava succedendo. Il rumore di passi, grida e risate della gente in una via
della Boqueria fino a quel momento silenziosa, quasi deserta, gli annunci la morte di Barcha. Hugo si
alz da tavola e baci teneramente Caterina sulla nuca. Poi sal in camera e prese qualcosa per coprirsi.
Prepar formaggio e carne salata, prese un po dei risparmi che avevano in casa, quindi torn da
Caterina che era rimasta, muta e pallida, dove laveva lasciata.
Vado, le sussurr nellorecchio. Se ti servono, sai dove sono nascoste le monete. La baci di nuovo.
Lei ancora non reag.
Prima di uscire, Hugo si rivolse a Pedro. Prenditi cura di lei, lo preg.
Si affrett a percorrere via della Boqueria verso la Rambla per poi raggiungere la porta di Sant
Antoni. Non sapeva in quali punti della citt avrebbero esposto pubblicamente i pezzi squartati della
mora. Sapeva per certo che la testa sarebbe rimasta in piazza Nova, davanti al palazzo del vescovo, ma
non poteva dire lo stesso delle altre membra. Con il voltastomaco al solo pensiero di potersi trovare
davanti i resti di Barcha, acceler landatura e schiv le frotte di cittadini che, nella stragrande
maggioranza, festeggiavano lesecuzione. La fretta e la calca gli impedirono di voltarsi a guardare la
taverna, sulla cui soglia Caterina abbassava il braccio con cui aveva cercato invano di salutarlo.
Varcare la porta di Sant Antoni e ritrovarsi fuori da Barcellona senza dover vedere il cadavere
smembrato della mora gli diede un certo sollievo. Merc aveva bisogno di lui, e Barcha aveva dato la
vita per permettergli di salvarla. Sincammin verso Tarragona. Da quando la mora gli aveva rivelato
dove si trovava la badessa Beatriz, aveva cercato di capire dove fosse il convento di Bonreps ma non
aveva trovato nessuno che lo sapesse. Trov, invece, parecchie persone che conoscevano il priorato
della certosa di Escaladei, nelle vicinanze. Si trovava a diverse leghe da Tarragona, nellinterno. Gli
dissero che cera anche una strada per il monastero di Poblet, dove seppellivano i reali, che terminava
proprio a Escaladei, ma nessuno gliela consigli: era meglio che prendesse quella che da Barcellona
andava a Vilafranca del Peneds, e poi da l che andasse verso il mare di Tarragona.
Barcha e Caterina. Una era morta e laltra non laveva quasi salutato. Non devo temere, si disse Hugo, e acceler landatura pensando a Merc. Il pericolo che correva gli diede forza alle gambe e releg il ricordo del viso preoccupato di Caterina in un angolo inaccessibile della sua mente, dissipando ogni dubbio su come procedere.
Nel corso degli anni, con Regina ostinata a tacere, si era interrogato spesso sullidentit della
madre di Merc: aveva pensato che potesse essere una donna morta di parto, una ragazza giovane e non
sposata, o una madre poverissima, ma non aveva mai preso in considerazione lipotesi che potesse
trattarsi di una monaca del convento di Jonqueres. Se il vicario Pau Vilana non gli aveva mentito, come
aveva fatto in seguito dicendogli che la sorella era a Valencia, Arsenda non viveva gi pi nel convento
quando Merc era nata. Ricordava quellincontro, il giorno in cui, a patto che rinunciasse a importunare
le monache, il sacerdote gli aveva offerto la vigna di Santa Maria del Mar, perch con il passare del
tempo Hugo era arrivato a capire che era stato quello il vero motivo per cui gli avevano ceduto le
vigne. Quel giorno il religioso gli aveva comunicato che sua sorella non era pi a Barcellona, che
lavevano allontanata perch doveva liberarsi dal suo condizionamento, e allepoca lui non aveva
ancora comprato la mora. Barcha. La ricord, ostinata, mentre cullava la piccola, minacciandolo di
lasciare la masseria se lui non avesse tenuto la neonata.
A Bernat, conte di Navarcles e ammiraglio dellarmata catalana, aveva dato due croats
dargento prima che lo portassero via prigioniero. Non glieli aveva mai restituiti e neanche laveva
ringraziato. Invece, a un moccioso di una masseria nei pressi di Vilafranca del Peneds che si chiamava
Manuel Aragall aveva dato una monetina perch si comprasse qualcosa al mercato, e lui e la sua
famiglia, umili contadini, gli avevano restituito abbondantemente il valore di quella moneta.
Fu il piccolo, che doveva essere sempre in giro nei paraggi, a riconoscerlo. I due giorni di
viaggio, pi quel poco che restava della domenica dellesecuzione di Barcha, lo avevano riportato nel
Peneds. Il primo giorno, tormentato dal ricordo di Barcha, Caterina e Merc, non aveva previsto un
riparo e aveva dormito allaperto dopo aver mangiato un po della carne salata che aveva con s. Il
freddo che scendeva ancora in quel periodo e gli incubi ricorrenti, feroci e macabri, lo avevano vessato
per tutta la notte. I due giorni successivi aveva chiesto ospitalit nelle masserie, dove glielavevano
data di buon grado, e le famiglie che lo avevano accolto in entrambe le occasioni lo avevano
interrogato sugli eventi della capitale, avide di notizie e contente dingannare cos la noia delle notti in
campagna. Hugo aveva parlato tanto e mangiato poco, capendo che con le sue parole pagava molto di
pi che con il paio di denari di vile metallo che aveva dato per condividere la loro miseria. Aveva
dormito al coperto, con le bestie, e ogni volta allalba era ripartito riconoscente.
Non lo riconobbe finch non gli chiese delle mule, Rossa e Bianca. Il bambino aveva sempre i
capelli sporchi e ispidi. Gi, disse prima di far schioccare la lingua, sentendo la scusa di Hugo. Si
guardarono. Era solo un bambino, ma come la maggior parte dei suoi coetanei, era abituato alle
disgrazie, al susseguirsi di eventi che non si potevano controllare: morti improvvise, piaghe crudeli...
Con la moneta che mi avete dato ho comprato una statuina di legno, gli confess, come se gli
dovesse una spiegazione. La tengo in casa. Volete vederla?
Davanti al massiccio del Montsant, Hugo mangi lultimo pezzo di lardo salato che gli restava e
che aveva dosato per poter raggiungere i domini del priorato di Escaladei, dopo altrettanti giorni di
marcia e di chiacchierate notturne in masserie sempre meno numerose e pi distanti le une dalle altre
rispetto a quelle che punteggiavano la campagna del Peneds e altre zone. Il Montsant, monte santo per
la quantit di romitaggi ed eremiti che lavevano abitato, si presentava come una vasta zona montuosa,
coperta di boschi estesi e frondosi che contrastavano con le rocce immense e pelate che ne coronavano
la cima su un versante, simile a un muro verticale e impraticabile.
Da quanto avevano detto a Hugo nellultima masseria in cui aveva trovato riparo, la zona era
stata conquistata ai musulmani circa duecento anni prima, e poi ceduta ai certosini di Escaladei, che a
loro volta avevano progressivamente ampliato i propri domini prendendo anche la giurisdizione di
nuovi paesi in cui si contavano circa millecinquecento anime. S, oltre al priorato dei certosini esisteva
anche un convento femminile, gli confermarono: quello di Bonreps, che godeva a sua volta di un
discreto numero di onori, rendite e privilegi, e si trovava in una localit chiamata La Morera de
Montsant, in fondo alla valle che si apriva ai piedi del monte e da esso era protetta.
Le viti, coltivate a terrazze sui pendii della montagna, gioivano dellarrivo del mese di maggio.
Quelle erano terre fredde, alte, lontane sette leghe dal clima temperato della costa, e in quel periodo il
sole le illuminava con la delicatezza tipica della primavera, riverberandosi in mille luccichii sulla
vegetazione e, soprattutto, su un terriccio composto da lastre e frammenti di ardesia. Dallalto di una
cima che precedeva il Montsant, allinizio di un sentiero che scendeva fino a perdersi tra gli alberi,
Hugo perlustr la valle e non vi scorse neanche una costruzione: soltanto boschi. Pens che il convento
di Bonreps doveva essere piccolo, dunque. Da quello che gli avevano detto, erano tredici le monache
che vi professavano, numero a cui andavano aggiunte le converse e le serviziali.
Hugo sincammin per il sentiero e presto saddentr nel folto degli alberi. La luce filtrava tra
rami e foglie, la vegetazione sembrava minacciosa in quel bosco in cui regnava un silenzio pressoch
assoluto. Bonreps non viveva un buon momento, gli avevano spiegato. Nei secoli precedenti aveva
accolto le figlie dei nobili di Tarragona, Lleida e altri paesi vicini, ma non era pi cos e il convento era
in decadenza. Come potrebbe essere altrimenti, visto che  sperduto alla fine del mondo?, si chiese
Hugo. Quale nobile, vergine o vedova che fosse, avrebbe mai voluto ritirarsi per tutta la vita in un
posto tanto selvaggio e remoto? Aveva sentito dire che i conventi molto appartati, come quello, si
stavano trasferendo nelle citt, dove sarebbe stato pi facile garantire la sicurezza delle monache. Solo
Dio potrebbe accorrere in difesa di queste donne se le assalissero, pens Hugo. Lui era abituato al
mare, alla citt e al suo fermento, alle vigne e agli orti che si estendevano per i campi disboscati che
circondavano Barcellona e arrivavano fino ai piedi dei monti di Collserola. Si sentiva a disagio davanti
a una natura tanto impenetrabile.
Una chiesetta, un paio di costruzioni che sembravano fortificate, con un appezzamento di
terreno che le circondava, spianato e coltivato con qualche vite e un orto, costituivano il convento di
Bonreps. Era privo di mura di cinta, e sembrava piuttosto una masseria come tante. Hugo vide una
donna che lavorava la terra e le and incontro.
Pace a voi, la sorprese dal limitare dellorto.
Pace, rispose lei quando si fu ripresa dallo spavento, dopo che ebbe esaminato
sommariamente Hugo e stabilito che non rappresentava un pericolo. Ci nonostante, non gli si
avvicin. Indossava un abito logoro. Cosa desiderate?
Vedere la badessa Beatriz.
Per quale ragione?
Si tratta di una faccenda personale, rispose Hugo a una domanda pi che prevedibile.
Laltra pieg la testa e socchiuse gli occhi, per cui Hugo si vide costretto a dare maggiori
spiegazioni.
Ditele che voglio parlarle di una donna: Merc.
Io sono solo una conversa che lavora per il convento. Non spetta a me portare messaggi alla
badessa.
In quel mentre la loro attenzione fu attirata da due ragazze che uscirono chiacchierando dal
bosco e che, accortesi della presenza di Hugo, si nascosero di nuovo tra gli alberi. Una di loro era in
avanzato stato di gravidanza. La conversa vide che Hugo aveva notato il pancione, e vacill. A ogni
modo, la badessa non  al convento, cerc di distrarlo.
E dov?
La donna recuper la compostezza in un modo tanto rapido e inatteso che Hugo cap quanto
fosse stata inopportuna la sua domanda.
Volevo dire...  forse in paese? si corresse Hugo. Sar di ritorno oggi?
Non so dove sia la badessa. Non  affar mio.
Il tono secco con cui la donna rispose e il fatto che si rimise subito al lavoro fece capire a Hugo
che non aveva pi voglia di parlare con lui. Ma non poteva permetterlo.
Credete che quelle due giovani del bosco sappiano dove pu essere la badessa? indag
mentre cominciava a girare intorno allorto per addentrarsi tra gli alberi.
Se prima la conversa aveva risposto velocemente alla domanda di Hugo, stavolta addirittura si
super: Quali giovani? chiese ingenua.
Hugo indic con il mento verso la macchia.
La donna guard in quella direzione e trasal. Non so dove sia la badessa.  in viaggio. Lo fa
spesso, confess.
Sapete per quando  previsto il suo ritorno? chiese.
Laltra scosse la testa.
Neanche approssimativamente? insistette.
La conversa fece di nuovo segno di no.
Come faccio a sapere quando posso trovarla al convento?
La donna scroll le spalle. Hugo, con i pugni chiusi, doveva essere il ritratto della disperazione.
Aveva fatto molta strada e patito parecchi dispiaceri, non poteva tornare senza una risposta.
Volete forse parlare con la vicaria? chiese quella.
No! grid quasi Hugo, tornando alle sue elucubrazioni, preoccupato perch Merc era ancora
in pericolo.
Se lo volete, possiamo avvisarvi quando la badessa Beatriz torner.
Non so dove stare...
Potreste...
 per caso venuta una dottoressa a curarvi? la interruppe Hugo.
Il silenzio improvviso della conversa gli conferm che Regina non era una sconosciuta.
 ancora qui?
No, la badessa lha cacciata via dal convento.
Hugo ne intu la ragione. Regina doveva aver cercato di ricattarla e quella laveva mandata via.
Immagin Regina che abbandonava il convento, arrabbiata, anche se per certi versi soddisfatta, perch
aveva raggiunto il suo scopo. La vicaria o qualche altra monaca potrebbero sapere dove si trova la
badessa? chiese, tornando alla realt.
Non credo. Loro rispettano la clausura.
Perch non glielo chiedete? domand lui.
 cos importante? volle sapere la conversa.
Se il convento di Bonreps era piccolo e nascosto tra gli alberi in fondo a una valle, la certosa di
Escaladei, distante poco pi di una lega dal primo, era grande e ricca, e si ergeva in tutta la sua
maestosit in mezzo a campi e vigneti. Era l che la conversa di Bonreps aveva indirizzato Hugo dopo
aver parlato con la vicaria, anche se questa, come gi gli avevano anticipato, non sapeva nulla dei
viaggi della badessa: a volte tornava dopo una settimana, altre dopo un mese, e non lasciava mai detto
dove andava. E se anche la vicaria lo sapesse, non lo rivelerebbe mai, aveva ammesso alla fine la
conversa in uno slancio di sincerit.
Anglesola era il nome della vicaria, che Hugo ripet al frate portinaio della certosa. Clara, la
donna che lavorava nellorto, gli aveva garantito che l gli avrebbero dato cibo e una sistemazione per
la notte: i certosini erano generosi e abituati a ospitare i viandanti. L lavrebbero mandato a chiamare
non appena fosse tornata la badessa.
Domingo, il monaco portinaio della certosa, ascolt attentamente le spiegazioni di Hugo.
Di cosa dovete parlare con la badessa Beatriz? chiese alla fine.
Hugo si aspettava gi quella domanda, comera successo a Bonreps.
Ci aveva pensato strada facendo. La storia era credibile. I monaci erano astuti e lui non voleva
che scoprissero che mentiva.
Mia sorella Arsenda era serviziale nel convento di Jonqueres, a Barcellona. La sto cercando e
credo che la badessa Beatriz possa darmi sue notizie.
Se era a Jonqueres, s. Mi risulta che lei venga da l. Il guaio  che non  mai dove dovrebbe
essere, e cio nel suo convento, in clausura, a pregare come le altre, dedita a Cristo. Invece  assorbita
da interessi mondani, che non rientrano nei compiti di una badessa. Domingo lasci passare qualche
istante. Pu farlo perch ha protettori importanti...
Il commento gli scapp o forse lo disse di proposito. Tuttavia, non rimarc oltre levidente
antipatia per la badessa che la sua espressione e il suo piglio continuavano a tradire.
Potete aspettare qui che torni, acconsent poi, dopo aver cambiato atteggiamento. Nel
frattempo, ci aiuterete nei lavori dei campi per pagarvi da mangiare e da dormire. Daccordo?
Posso pagarvi in denaro, si offr Hugo.
Ma poi cosa fareste? Restereste a poltrire tutto il giorno? Il nostro ordine vive in silenzio e si
dedica alla preghiera, alla lettura e alla meditazione. Non sono attivit compatibili con lozio. Non
volete lavorare in cambio dellospitalit?
Hugo accett. La certosa di Escaladei era composta da una trentina di monaci che vivevano
quasi sempre chiusi in celle singole di dimensioni pi grandi del solito, simili a piccoli eremi in cui i
certosini, ciascuno dividendo la propria solitudine con Dio, osservavano il pi stretto silenzio e, come
aveva detto il portinaio, si dedicavano alla preghiera, alla meditazione e allo studio. Castigavano il
corpo con penitenze, flagellazioni e digiuni a pane e acqua.
In silenzio assistevano anche quotidianamente al coro e alle funzioni religiose, anche se la
domenica mangiavano insieme e si concedevano di conversare un po. Hugo riusc a vederli, in fila per
due o tre, silenziosi, intenti a passeggiare per le loro terre, attivit che realizzavano un paio di volte la
settimana per mantenere vitali quei corpi dedicati alla contemplazione.
Insieme a quei frati, ma fuori dalla clausura, viveva un altro gruppo, ugualmente numeroso, di
secolari che non erano sacerdoti e si dedicavano ai lavori indispensabili per il mantenimento del
monastero, come campi, vigneti, mulini e molti altri possedimenti, che erano di propriet dei certosini.
Poco prima dellalba del giorno successivo al suo arrivo, dopo aver dormito con gli animali in
una masseria piuttosto distante dal monastero per non turbare la loro quiete, Hugo and a messa con i
secolari e con quelli con cui si sarebbe ritrovato a lavorare: i conversi, uomini che, senza prendere i
voti, dedicavano la vita ai lavori della certosa.
Vigne. Lui era esperto di vigne e vino. Questo disse Hugo, al termine della messa, al padre
procuratore, che si occupava di organizzare e assegnare i compiti. And verso i vigneti in compagnia di
otto conversi che, lontani dal controllo dei monaci, trovavano il coraggio di parlare e persino di
scherzare, anche se nellatmosfera ascetica che regnava l si sforzavano di reprimere lilarit. In un
campo di grano uno di loro si conged. Altri cinque si fermarono nei campi a mano a mano che
attraversavano distese di orzo, ulivi, frutteti e orti. Con i due che restarono, Hugo inizi a risalire i
terrazzamenti sul fianco della montagna. Nel mese di maggio bisognava diserbare e scavare in terre
fredde come quelle.
Si sorprese a calpestare il terreno di quelle vigne: non era terroso, ma composto di ardesia fine,
lamelle di roccia sgretolata di diverse dimensioni, e poca, pochissima terra. Sassaie. Ammirato, si chin
a raccogliere una di quelle lamelle dardesia.
Qui la chiamiamo llicorella, spieg uno dei conversi.
Non avevo mai visto un terreno del genere, ammise Hugo.
A meno di un palmo pi gi, c la roccia madre, gli spieg un altro.
E lacqua? Se  tutta roccia, dove si ferma lacqua?
La cercano le radici.
E come si sorreggono, senza terra? chiese Hugo. Come si nutrono le piante?
Il suo interesse attir laltro converso. Hanno bisogno di poco. Ecco perch sono piccole,
vedete?
Hugo annu: in effetti, lo erano.
Cercano lacqua e lumidit nelle fenditure della roccia che c sotto. L trovano anche
nutrimento, nella terra che si accumula in queste fessure e nelle fenditure stesse della roccia. Se la
pianta  piccola, le radici invece sono lunghe e robuste, perch devono lottare per trovare lacqua tra la
roccia.
E quindi luva di queste viti e il vino... la smorfia di disprezzo che apparve sulla faccia di
Hugo fece sorridere gli altri.
Assaggiate, disse uno di loro, porgendogli un otre di pelle che si portava dietro.
Ricordava vagamente di aver assaggiato il vino del Priorat insieme a Mahir, ma era passato cos
tanto tempo da allora che non era in grado di ricordarne il sapore, come invece faceva con altri vini.
Osserv il liquido, dopo averlo versato in una scodella, e gli parve un tantino torbido, con il sedimento
che scendeva sul fondo. Poi lo agit: il rosso era cos scuro che sembrava quasi nero.
I monaci lo annacquano, sent dire.
Lo assaggi. Era forte, anche pi di quello che lui tagliava con laqua vitae, ed era denso, ma
soprattutto... Ne assaggi un altro sorso. Non riusciva a...
Metallo, aggiunse quello che gli aveva versato da bere.
Sa di pietra, di minerale, intervenne laltro.
Hugo annu.  vero, sa di roccia.
 la llicorella.
Lavor con piacere in quella vigna che degradava a terrazze sul pendio della montagna. Strapp
erbacce. Gli diedero da mangiare e da bere, e con il sole che illuminava dallalto not che le viti
brillavano, che le ardesie ramate ne riflettevano i raggi.
Questo  un altro dei pregi di questi terreni, gli spieg un converso. Riflettono la luce del
sole perch la llicorella assorbe il resto. E nel corso della notte, che in montagna  fredda, le vigne
ricevono il calore accumulato durante il giorno dalle pietre.
Tornarono a Escaladei allimbrunire. Come allandata, lungo il sentiero ritrovarono gli altri
conversi e persino alcuni secolari che, con la loro sola presenza, impedirono loro di chiacchierare.
Camminarono nel silenzio tanto agognato dai certosini.
I monaci sostengono che anche il silenzio fa bene alle vigne, gli sussurr di nascosto uno dei
conversi che aveva lavorato insieme a lui.
Hugo rimase nella certosa di Escaladei ad aspettare che la badessa Beatriz tornasse al convento
di Bonreps. Lavor e visse nella masseria separata dal monastero, con gli otto conversi che
cominciarono a fidarsi del nuovo arrivato, dimenticando ogni diffidenza e violando, non senza
precauzioni, le rigide regole certosine. Hugo tornava esausto dalle vigne. Cercava di sfiancarsi per
evitare di pensare a Merc o a Caterina, di piangere Barcha o di giurare vendetta contro Regina. Non ci
riusciva, ma almeno il sonno placava le sue inquietudini. Quel vino forte e corposo, con
quellindefinibile e gradevole sapore di pietra, lo aiutava. Ce nera tanto, e i monaci lo dispensavano
con generosit, cos come abbondavano con il cibo. Quando la testa smetteva di pesargli sulle spalle e
cominciava a sentire quella strana sensazione mentale di volatile leggerezza, si rifugiava nella
conversazione dei conversi. Qualcuno, come Hugo, prestava solo attenzione. Altri parlavano per due.
Cera chi pontificava e chi pretendeva di comandare, chi si vantava, chi poneva grandi interrogativi e
chi assicurava di saperli risolvere. Discorrevano sottovoce e si ammonivano a vicenda se qualcuno
alzava il tono, anche se sembravano tutti buoni amici. La conversazione, sempre tenue, accompagnava
Hugo in un sonno ristoratore che sinterrompeva prima dellalba del giorno dopo.
Cos passarono sei giorni finch, una mattina, dopo la messa, il padre procuratore gli diede
lagognata notizia che la sera precedente la badessa Beatriz era tornata. Hugo si conged dai conversi e
prese il sentiero tra campi e vigne, dirigendosi di gran carriera verso il fondo della valle dove si trovava
il convento di Bonreps. Lo stavano aspettando. Una monaca lo fece entrare nella chiesa, che era
semplice e austera, a una sola navata, e lo lasci l facendogli capire che la badessa lavrebbe raggiunto.
Per un bel pezzo rimase da solo, anche se si sentiva continuamente osservato. Passeggi avanti e
indietro. Il silenzio della valle era assoluto e il tempo passava lento, a maggior ragione quando in Hugo
rinasceva la preoccupazione per Merc. Studi le pietre chiedendosi da quale spiraglio potessero
spiarlo, perch qualcuno lo stava tenendo sotto controllo, lo sentiva, ne era sicuro.
Mi hanno detto che volevi parlare con me.
La voce risuon nel tempio proprio quando Hugo stava per uscire in cerca di qualche monaca.
Proveniva da dietro una gelosia di legno, larga e talmente alta che arrivava al soffitto della chiesa,
posizionata su un muretto a media altezza, a un lato dellaltare. Durante lattesa, Hugo vi si era
avvicinato in pi occasioni. L dietro dovevano ascoltare la messa le suore di clausura. Si avvicin di
nuovo.
Beatriz? chiese. Siete la badessa Beatriz?
S.
Hugo ebbe limpressione che la voce venisse da qualche passo oltre la gelosia, come se la
monaca non volesse avvicinarsi troppo alla grata di legno. La risposta non and oltre quella parca
affermazione, non ci fu altro. Era impossibile vedere attraverso lintelaiatura, non si distingueva
neppure lombra. Dietro, loscurit era assoluta.
Io... esit mentre cercava le parole. Volevo parlarvi di mia figlia... Di vostra figlia, si
corresse. Merc. Aspett una reazione che non ci fu. Lhanno rapita. Il vescovo mi ha detto che era
figlia vostra e che per questo lavevano sequestrata, per assicurarsi il vostro silenzio nella faccenda del
papa e dello Scisma.
Hugo rimase zitto un attimo, allerta. Era come se non ci fosse nulla dietro la gelosia. Dopo che
lui laveva accusata di avere una figlia, la badessa avrebbe dovuto replicare! Era pur sempre una
monaca!
Ci siete ancora? chiese lui.
S.
Regina... prosegu Hugo. La conversa che fa il medico  mia moglie. Voi la conoscete. Non
so se vi ha mai parlato di me.  stata lei a portarci Merc, appena nata.
Di nuovo, nessuna traccia di reazione oltre la grata. Hugo si avvicin e cerc ancora una volta
di sbirciare attraverso i fori, ma neppure questa volta vide qualcosa. Si mosse, inquieto, e aspett
qualche istante, sicuro che la badessa avrebbe avuto qualcosa da dire. Si sent osservato. Nella chiesa la
luce entrava a fiotti.
Sentite, esplose, alzando la voce. Io voglio liberare mia figlia. So che  in pericolo e ho
bisogno del vostro aiuto.
Come unica risposta, il silenzio.
Perch non mi rispondete? grid mentre introduceva le dita nei fori della grata e la scuoteva
come se la volesse divellere.
Sei nella casa del Signore, lo rimprover la badessa.
Lui controll il proprio impulso. Perch non rispondete a quello che vi dico?
Hugo...
Il suo nome filtr dai fori della grata e si diffuse nella chiesa, come scomposto in mille pezzi.
Mi conoscete? chiese lui rabbrividendo.
Dovette aspettare un po prima di sentire la risposta: Mi hanno detto che  cos che ti chiami.
Poteva essere, ma il tono con cui aveva pronunciato il suo nome era stato strano. Un altro
brivido, stavolta sottile, corse lungo la schiena di Hugo. Sentiva che la badessa stava mentendo.
Ho bisogno che mi aiutiate a liberare mia figlia... vostra figlia... Merc!
Hugo, disse la badessa, e sentirle pronunciare il suo nome gli fece un effetto ancor pi
inquietante di prima. Io non ho mai avuto figli.
Ma il vescovo ha detto...
Volete che il vescovo sappia pi cose di me sul mio conto?
 Regina a sostenere che  figlia vostra.
Regina si sbaglia.
La conoscete, dunque, constat.
Collabora... collaborava con noi, si corresse. S.
Hugo avrebbe voluto vedere la sua faccia, analizzarne lespressione, magari il nervosismo
tradito dalle mani intrecciate con forza o la determinazione di un cipiglio duro. Tuttavia, fatta
eccezione per le due volte in cui il suo nome era riecheggiato allinterno del tempio, tutte le altre parole
della badessa, protetta dalla grata di legno, erano suonate senzanima.
Ci nonostante, stentava a credere che Regina avesse commesso un errore di tale portata: rapire
la moglie dellammiraglio dellarmata catalana per ricattare una madre che risultava non esserlo era un
piano folle. Da quando Barcha gli aveva svelato quel segreto, Hugo era arrivato a considerare migliaia
di possibilit, ma nessuna prevedeva che Beatriz negasse la propria maternit.
Ditemi allora, esord Hugo. Anche se non siete la madre di quella donna, cosa sapete del
rapimento ordito da Regina?
Perch dovrei sapere di questo rapimento di cui parlate?
Perch Regina credeva che voi foste la madre di Merc, insistette lui. E devessere
certamente venuta da voi per fare pressioni, secondo il suo piano, concluse.
Ma la badessa rimase in silenzio.
Immagino che labbiate convinta che voi non siete la madre... E allora...
Allora?
Regina deve avervi detto qualcosa: dove teneva lostaggio? Perch pensava che fosse figlia
vostra? Che intendeva fare di lei ora che non serviva pi ai suoi propositi?
Non mi ha detto niente, dichiar la badessa con la solita voce serena.
Volete farmi credere che, quando Regina  venuta a ricattarvi sostenendo che Merc era vostra
figlia e che laveva rapita perch voi rimaneste fedele a papa Benedetto, voi le avete solo risposto che
non eravate sua madre e basta cos?
Non ricordo di averti detto che Regina mi abbia ricattato con qualcosa.
Ma  andata cos, no?
Il silenzio cal di nuovo dietro la gelosia. Hugo serr i pugni davanti a quel muro impenetrabile
che bloccava la comunicazione.
S, ammise la badessa.
Aveva appena ammesso il ricatto di Regina con tutto quello che comportava, e cio che sua
moglie teneva in suo potere Merc. Era la badessa: avrebbe potuto non rispondere e sparire. Non
facevano forse cos le semplici portinaie dei conventi ogni volta che vi si recava? Eppure, Beatriz,
niente meno che la badessa, non lo faceva: parlava con lui. Hugo si avvicin pi che pot alla grata di
legno.
Sapete dove la tiene prigioniera?
No, non lo so. Sarebbe stato assurdo da parte sua rivelarmelo.
Perch, se non siete sua madre?
Il silenzio cadde di nuovo su Hugo. Alla fine, quando ormai pensava di essere rimasto da solo
in chiesa, Beatriz rispose.
Per essere madre di una creatura, bisogna volerlo. Io non sono mai stata la madre di quella
bambina. Merc  la figlia del diavolo, afferm.
Hugo si scagli contro la grata, che resistette al suo slancio.
Non  mia figlia! grid la badessa.  figlia del diavolo. Non mia!
Stavolta, al ritmo di passi frettolosi, la voce si perse allinterno del convento.
Non lasciatemi cos! grid Hugo. Aiutatemi!
Appoggi la fronte alla gelosia, mentre in chiesa tornava il silenzio. Cosa aveva voluto dire la
badessa definendo Merc figlia del diavolo? Colp la grata con la testa, serrando le dita attorno alle
sbarre. La scosse pi volte con maggior vigore, e mentre si ripeteva mentalmente quellaccusa
diabolica sent che il legno duro stava strappando le cerniere fissate nella parete. Una delle monache
del convento strill davanti alla violenza di Hugo, ma lui non arretr, anzi, prosegu con pi forza. Si
sent uno schiocco e poi un altro. La gelosia stava cedendo tra le sue mani. La muratura salt e gli altri
cardini cominciarono a cedere. Un attimo dopo, la grata cadde a terra con uno schianto e la luce entr
allinterno dove, in uno spazio che ricordava il braccio di un transetto, si nascondevano le monache.
Con un balzo, Hugo fu dallaltra parte. Alcune monache vestite in bianco e nero e con il velo in testa
gli andarono incontro senza dar mostra di alcun timore.
Cosa volete? disse una. Siamo sotto la protezione del re.
Pi che osservarla, Hugo prest attenzione alla voce. No, non era lei la badessa.
Pagherete per il vostro affronto!
Voglio vedere la badessa, afferm lui.
Vi abbiamo avvertito, prosegu la monaca, ignorando la richiesta di Hugo, che cont quattro
donne intente a sorvegliarlo.
Le scrut, a una a una, ma nessuna rispondeva allimmagine che si era fatto della badessa,
anche solo attraverso la voce. La monaca prosegu: Le autorit non tarderanno ad arrivare con le
guardie, e allora dovrete dare spiegazioni a loro.
Prima che andiate a chiamarle e che arrivino qui, io potrei... Hugo lasci la frase in sospeso,
evitando di formulare la minaccia che gli era passata per la mente per un attimo alla vista di quel
gruppo di donne indifese.
Quel che fece fu scansare una di loro per incamminarsi lungo un corridoio che saddentrava nel
convento.
Badessa! grid ripetutamente.
Le monache lo seguirono, e altre ne accorsero. Arrivarono in un cortile interno lastricato, una
specie di piccolo chiostro in cui trov ad aspettarlo il resto delle tredici monache del convento, tutte
vestite in bianco e nero, disposte in cerchio. Le esamin tutte e cap che erano troppe perch potesse
identificare con certezza quella che cercava.
La badessa?
Nessuna rispose.
Sono io.
La voce gli arriv da dietro. S, era la badessa. Le monache aprirono il cerchio e Hugo fece un
passo avanti, ma si ferm, incredulo.
No... sussurr. Erano passati pi di ventanni, ma lui non poteva non riconoscere sua sorella.
Fu travolto da un vortice di sensazioni contraddittorie. Balbett ridendo: Tu...?
Fece per avvicinarsi ma, vedendo che lei non si muoveva, rimase a sua volta immobile. A un
cenno tanto impercettibile quanto autoritario della badessa, le altre monache abbandonarono il chiostro
e per un attimo si trovarono luno davanti allaltra, da soli, senza grate a separarli.
Perch? reag Hugo alla fine. Perch non mi hai detto chi eri? Perch non mi hai mai dato
tue notizie?
Fu Arsenda ad accorciare le distanze, anche se evit di toccarlo, poi gli indic un sedile di
pietra incassato nella parete, dove si sedette. Hugo esit ma alla fine la raggiunse.
Ti ho cercata, attacc, e lei lo lasci parlare, seduta sul bordo della panca di pietra, con la
schiena rigida, senza neppure sfiorare il muro, lo sguardo dritto davanti a s. Mi hanno minacciato e
poi.. Ma che importa! Hugo gesticol. Perch dici che Merc  figlia del diavolo? Sei o non sei sua
madre? Spiegati, santo cielo!
Quella donna  figlia del diavolo... mormor la badessa.
Come puoi dire una cosa del genere?
Mi dispiace, Hugo, disse Arsenda. Ma  cos...
Lui la osservava, sconvolto, sullorlo della disperazione.
Fratello, il diavolo mi ha posseduta!
Ma cosa dici? Merc... Merc  una creatura di Dio. Merc...
Hugo le parl concitatamente della bambina che aveva cresciuto, della sua infanzia, del suo
carattere, della sua virt, ma lespressione impassibile della sorella gli fece capire che non era riuscito a
trasmetterle nemmeno un briciolo di tutto lamore che lui provava per la figlia. Si era illuso di poterlo
fare, ma lostinazione di Arsenda era pi forte.
Figlia del diavolo, ripeteva continuamente lei, ostinata e sorda a qualsiasi argomento. Quando
Hugo afferm che Merc era una persona caritatevole e che non aveva mai fatto male a nessuno, lei
ribatt: Solo Dio... e il diavolo conoscono le loro vie.
Ma  tua figlia.
Io non sono sua madre.
Arsenda neg e neg la maternit di quella figlia che Regina aveva affidato a Hugo invece di
ucciderla, come si era impegnata a fare con la badessa del convento di Jonqueres.
Magari ti sei sbagliata riguardo al diavolo e al convento. Eri molto giovane e ingenua.
No, Hugo, nessun errore.
Ma il diavolo... in un convento?
S, in un convento. Certo che s, disse Arsenda con decisione. Il diavolo gode a compiere i
suoi atti osceni nei luoghi sacri, e gode ancor di pi se si beffa dei sacramenti.
Poi gli spieg che Lucifero cercava di sedurre le vergini devote, e per farlo cosa cera di meglio
di un convento? Entrava nel corpo di un uomo, persino di un religioso, sintroduceva nel convento e,
con ogni genere di trucchi e incantamenti, strappava la virt di giovani innocenti. Ecco cosera
successo a lei. Disse che conosceva quella condotta perch, da allora, da quando aveva subito il suo
primo attacco ed era stata guarita dal maleficio, non faceva che curare altre vittime come lei.
Mi hanno detto che sapevi di troppi peccati carnali di molti prevosti della Chiesa che
difendono Benedetto e che per questo volevano farti pressioni con il rapimento di Merc.
Arsenda lo interruppe con una risata sarcastica. Dal diavolo e dai suoi demoni sono poi passata
a nascondere e risolvere gli atti diabolici delle persone, certo, ammise. Poche badesse, lontane dal
mondo e dedite alla preghiera, sanno come affrontare certi problemi che, se non creati direttamente dal
diavolo, sono indubbiamente istigati da Satana in persona.
Ammise quindi che aveva lavorato con Regina, che questa laveva ingannata per anni
nascondendole di non aver ucciso la creatura diabolica che aveva generato e che adesso aveva cercato
di ricattarla, minacciandola di uccidere Merc se lei si fosse schierata con il concilio di Costanza e
avesse tradito i nobili della Chiesa.
Le ho detto di fare quello che avrebbe dovuto fare e non aveva fatto dopo la nascita della
bambina: ucciderla.
Sentendolo, Hugo sobbalz.
La conversa se n andata furibonda, afferm Arsenda.
Da allora non aveva pi avuto sue notizie. Hugo la supplic di mandarla a chiamare per farsi
dire dove tenevano prigioniera Merc, ma Arsenda non vacill: non bisognava avere piet per la figlia
del diavolo. Non sarebbe stata certo lei ad aiutarla. Hugo singinocchi davanti alla sorella, cercando
inutilmente di convincerla. Cosa poteva fare ora?, si chiese Hugo, rabbrividendo. Dove poteva trovare
Regina e Merc? Si alz, lasciando che la rabbia guidasse le sue parole.
Invece lo farai! grid. Manderai un messaggio a Regina!
Lei fece segno di no con la testa, le labbra serrate in una smorfia condiscendente e comprensiva,
che irrit ancora di pi il fratello.
Lui la prese per un braccio, la fece alzare con uno strattone e la scosse. Lo farai!
Apparvero alcune monache nel cortile.
Hugo, piuttosto che aiutare la figlia del diavolo, preferirei morire, riusc ad articolare Arsenda
mentre lui la scuoteva e la strattonava.
Hugo la lasci andare istintivamente, come se facesse cadere una fiaccola accesa che
cominciava a bruciargli le mani.
Sarai proprio tu a togliermi la vita? lo provoc Arsenda.
Tanti anni a pensare a te, a pregare per te, e tutto perch tu ora condanni a morte la persona
che amo di pi al mondo?
Mi auguro che muoia, Hugo.
Lui non riusc a reagire di fronte a un augurio tanto macabro.
Non c dubbio che il mondo si libererebbe di un essere maligno, prosegu Arsenda.
A un tratto Hugo si rese conto di avere i pugni chiusi, pronti a colpire. Si controll, cercando di
calmarsi, e scosse la testa. Il diavolo. Langelo caduto. Il principe delle tenebre. Hugo ammetteva
lesistenza del diavolo, era qualcosa che nessuno metteva in discussione, n i nobili, n la gente
comune, n i religiosi. Satana viveva nel mondo e tendeva agguati agli uomini per approfittare delle
loro debolezze. Hugo ricord sua sorella nel convento di Jonqueres: era stata una bambina ingenua
finch il suo candore non aveva ceduto il passo a una devozione rigida ed esagerata. Laveva allarmato
quellodio profondo che la sorella aveva rivelato nei confronti degli ebrei in occasione dellassalto al
ghetto. Allepoca non aveva avuto parole di misericordia per gli uomini e le donne che erano stati
assassinati nel nome del Dio cristiano. Poi, una volta, inaspettatamente, gli aveva chiesto se fosse
sicuro di non peccare di orgoglio e arroganza, e quella riflessione laveva spinto a cercare di fare pace
con il Cane Rognoso. Hugo ricordava anche il giorno in cui Arsenda laveva informato che non poteva
competere con Dio per avere il suo affetto di sorella.
 cos che Dio lha premiata per la sua devozione? Facendola diventare madre del figlio di un
serpente o di un caprone?, pens, tremando allidea della sorella stuprata da un essere corpulento e
oscuro, nero o verde o rosso, con zoccoli al posto delle mani, coda, corna e ali piumate come quelle
degli uccelli o membranose da pipistrello. E questo, bench avesse assunto le sembianze di un uomo: se
era il diavolo, sotto doveva esserci quel mostro. Non poteva essere! Aveva voluto bene ad Arsenda, ma
ormai non riconosceva in quella monaca crudele e intransigente la sorella per la quale aveva scalato
ansioso i muri di un convento a Barcellona, spinto dal desiderio di stare con lei. Merc non poteva
essere figlia del diavolo. Se Arsenda lavesse vista e avesse parlato con lei, avrebbe capito lassurdit e
linammissibilit della sua posizione. Se prima aveva tremato, ora gli si rivolt lo stomaco al pensiero
della sua bambina generata da Lucifero, da Belzeb.
Arsenda not il malessere e il pallore sulla faccia di Hugo e fece per aiutarlo. Lui si liber dalla
presa.
Dunque non intendi fare nulla per lei? le chiese.
Mai, fratello, rispose la badessa.
Non chiamarmi fratello, allora. Da oggi non lo sono pi.
E si affrett a lasciare il convento, passando da dove era entrato. Scavalc la gelosia divelta e
salt dal muretto che riportava nellunica navata della chiesa. Unimmagine della Madonna con il
Bambino lo distrasse per un attimo. Fece schioccare la lingua: dalla Vergine aveva ricevuto ben poco
aiuto, pens. Arsenda lo aveva lasciato andare in silenzio, senza pronunciare nemmeno un saluto per
attenuare la propria posizione.
Hugo si ritrov a risalire la valle in cui si nascondeva Bonreps. A Escaladei non aveva fatto
colazione, aveva avuto troppa fretta di arrivare al pi presto davanti alla badessa Beatriz. Non aveva
neanche pranzato. Risalendo il pendio, tra il folto del bosco, cap di essere tornato al punto di partenza,
al giorno in cui aveva lasciato Barcellona dopo la morte di Barcha: senza sapere cosa fare o dove
andare per cercare la figlia. Non ci pens pi tanto, e la fame lo spinse verso la tenuta dei conversi di
Escaladei.
Cerco mia figlia, confess loro quella notte, sazio ma disperato, la lingua sciolta dal vino
forte e vigoroso che sapeva di roccia. Da quando lhanno rapita, e a causa di questo, una buona amica
 morta e io ho abbandonato al suo destino... Non sapeva come definire Caterina davanti a quegli
uomini che lo ascoltavano trepidanti. La mia donna, colei che dovrebbe essere mia moglie davanti a
Dio. E ora mi trovo a inseguire quella che invece lo  secondo la legge, e che a volte vorrei uccidere...
E come se non bastasse, ho ritrovato una sorella che credevo morta, o scomparsa o nascosta chiss
dove... Peccato che, dopo ventanni,  diventata una religiosa inflessibile e intollerante...
Lo sono tutti, lo interruppe uno di loro.
In questo consiste la vita religiosa.
Hugo, evidentemente scoraggiato, tese e mostr i palmi delle mani prima di farli ricadere sulla
tavola a cui erano seduti, e cos facendo scaten in quegli otto il desiderio dintervenire. Otto uomini
che non potevano rompere il silenzio e la pace. Otto uomini che non avevano altro argomento di
conversazione che le vigne e i campi, i frutteti e i mulini, quando non ascoltavano con attenzione la
lettura delle Sacre Scritture.
Chi  lamica che sarebbe morta?
Hugo esit: a cosa sarebbe servito parlare loro di Barcha? Gli versarono altro vino: vide che la
maggior parte scolava la coppa fino allultimo sorso, come per prepararsi a fargli un lungo
interrogatorio. Le domande furono incessanti: Perch hanno rapito tua figlia? Si sa chi  stato?
Vino e uomini: curiosi, sicuramente, ma onesti. Continuarono a bere e a conversare, e, tra
domande, sorsate e risposte, trascorse tutta la notte. Hugo alla fine raccont tutto, di Barcha, del suo
sacrificio e della sua morte, e di Caterina, la donna che amava.
Sposati con lei in qualche altro posto, dove non vi conoscono, gli disse uno dei conversi.
Quel consiglio suscit commenti appassionati, alcuni a favore, ma per lo pi contro. La
conversazione prosegu, anche se qualcuno distolse lo sguardo quando seppe dellammiraglio
dellarmata catalana. Il vino scacci possibili timori e furono in tanti ad avere il coraggio di affrontare
il tema dello Scisma e di Costanza. I certosini avevano parlato loro di quelle questioni a messa, anche
se Benedetto restava pur sempre il papa, perch non ne era stato ancora eletto un altro... non che loro
sapessero, almeno.
E tua moglie, quella vera, hai detto che fa il medico?
Perch non molto tempo fa una donna che praticava la medicina e si chiamava Regina ha
chiesto aiuto a uno dei monaci, ricord uno dei conversi.
Persino quello che stava versando il vino in quel momento alz la brocca per evitare che le
gocce del liquido, cadendo nelle coppe, rompessero il silenzio calato di colpo sul refettorio della
masseria. Hugo interrog colui che aveva parlato, ma fu un altro a rispondere: Diceva di venire da
Bonreps, s.
Hugo si volt. Molti presenti intervennero contemporaneamente.
Era sola.
Aveva bisogno di protezione o compagnia per tornare a Barcellona.
S,  arrivata piuttosto alterata.
A Barcellona, mormor Hugo tra s.
S, afferm uno di loro.
No, sent dire a un altro. Hugo lo interrog con lo sguardo.
Voleva andare a Barcellona, spieg. Ma prima voleva andare al Garraf... S, ne sono sicuro.
 venuta con me fino a Tarragona il giorno che siamo andati a prendere il pesce per il digiuno. Non
ricordi?
Il converso a cui chiese conferma stava sonnecchiando con la testa sulle braccia, curvo sul
tavolo.
Be, comunque  cos. Mi ha detto che prima aveva intenzione di andare al Garraf.
Perch?
Non lo so, non glielho chiesto, cerc di scusarsi. Lho solo accompagnata a Tarragona
perch si unisse a una carovana.
Non ha detto altro?
No, non ha parlato molto.
Il Garraf... comment Hugo guardando gli altri conversi.
La maggior parte di loro si era intanto disinteressata alla conversazione: qualcuno dormiva, altri
tre si erano ritirati, due parlavano delle loro cose. Solo i due che restavano, forse i meno offuscati dal
vino, gli prestavano ancora attenzione.
Terre di dominio e giurisdizione della Pia Almoina della cattedrale di Barcellona, lo sorprese
uno di loro.
Cosa significa?
Che il Garraf appartiene alla Pia Almoina di Barcellona, listituzione benefica della
cattedrale.
S, s.
Il Garraf. Hugo conosceva la zona. Era gi passato da quel massiccio che, in alcuni punti,
cadeva a picco sul mare, per raggiungere Sitges, borgo che apparteneva a sua volta allistituzione
benefica della cattedrale di Barcellona, come Campdsens e Miralpeix. Una grande distesa di terre da
cui la cattedrale di Barcellona ricavava buone rendite, e anche questa era una situazione che Hugo
conosceva gi. La Pia Almoina provvedeva a centinaia di bisognosi cui dispensava un pasto al giorno:
una scodella di stufato, pane e vino. Aveva sempre comprato il vino dai sensali di Barcellona, ma da
quando aveva preso il controllo di Sitges e di altre localit che producevano grano e uva in grande
quantit, faceva arrivare da l, a bordo di una nave speciale, la met del vino e dei cereali per fare il
pane. E i mercanti barcellonesi avevano risentito della diminuzione delle vendite.
Veniva il sospetto, pens Hugo quando raggiunse uno dei punti pi elevati del massiccio del
Garraf da cui dominava il mare e il territorio, che il vescovo di Barcellona avesse aiutato Regina e che
Merc fosse tenuta prigioniera l, in terre che erano sotto la giurisdizione e il controllo della Chiesa. Si
era affrettato a partire dal Priorat dopo che i conversi gli avevano dato quellinformazione, anche se
prima di andare via ne aveva approfittato per dormire quel po che restava fino a poco prima dellalba,
quando si era recato a messa e si era preparato per il viaggio con una colazione abbondante.
Giunto nel Garraf, con il mare calmo e luccicante disteso ai suoi piedi a perdita docchio, Hugo
non sapeva pi cosa fare. Quando era passato da Sitges aveva fatto qualche domanda, ed erano tanti i
castelli, i torrioni e le roccaforti disseminati per tutta la regione. Lo stesso castello di Sitges, o di Ribes,
la torre Roja, quella del Fonollar, il castello Podrit o quello di Campdsens, e altre fortificazioni. Se
Merc si trovava l, in quale era prigioniera? E come, soprattutto, come avrebbe fatto a trovarla senza
destare sospetti? Sempre a Sitges aveva scoperto che alcuni di quei posti, per esempio Campdsens,
contavano solo una ventina di case, con una settantina di abitanti distribuiti nei poderi attorno al
castello. Erano pochi i viaggiatori che passavano da l e da altre zone del Garraf, dove lunica ricchezza
veniva dalla coltivazione della terra. Non poteva fare domande. La gente di campagna, Hugo lo sapeva
bene, era generosa e disinteressata, conosceva stenti e miseria ed era solidale con il prossimo, ma anche
molto diffidente nei confronti del forestiero che indagava sulle sue cose. Ed era logico chiedersi se un
estraneo potesse nutrire, per un contesto tanto semplice e rozzo come quello agricolo, un interesse che
non celasse sotterfugi.
E tutto ci, poi, aveva senso solo ammettendo che Merc fosse ancora tenuta prigioniera l,
quando in realt non cera pi motivo di usarla per ricattare una badessa che laveva ripudiata come
figlia. Comunque fosse, Regina ormai non poteva pi liberarla perch sapeva che, quando Bernat fosse
venuto a conoscenza del suo coinvolgimento, lavrebbe uccisa. Non le permetteranno di rivoltarsi
contro di loro, aveva sentenziato Barcha dopo aver detto e ripetuto a Hugo che avrebbero ucciso la
loro bambina. Rabbrivid, gli si chiuse lo stomaco e fece qualche passo indietro per allontanarsi dal
precipizio, preso dalle vertigini che lo colsero di fronte a uneventualit che diventava sempre pi
concreta e che, dopo il rifiuto categorico di Arsenda di aiutarlo, laveva angosciato e tormentato per
tutto il tragitto da Escaladei.
Guard a lungo il mare prima di sospirare e tornare sul sentiero: Barcellona lo aspettava.
Avrebbe bardato una delle mule, dal momento che sulle strade del Garraf, strette e in cattive
condizioni, non potevano transitare i carri, poi avrebbe preso i soldi e sarebbe tornato travestito da
sensale di vini. Fece un respiro profondo e tent di calmarsi. Aveva ancora un po di tempo, gli aveva
detto uno dei conversi lultima notte, prima di andare a dormire nella masseria di Escaladei. Non si
sapeva ancora niente dal concilio di Costanza, ed era poco probabile che qualcuno prendesse decisioni
finch non avessero capito come si sarebbe risolta la questione di Benedetto 13esimo e in quale posizione si
sarebbero venuti a trovare i suoi protagonisti: il re Alfonso, il nuovo papa e il caparbio Benedetto,
aggrappato allo scranno di san Pietro.
A met mattina entr a Barcellona dalla porta di Sant Antoni, quella che portava a via del
Hospital, e il fermento della citt crebbe a mano a mano che si avvicinava allospedale della Santa
Croce e si lasciava alle spalle gli orti e i campi del Raval. Pass davanti alla casa di Barcha e cerc di
non guardarla, anche se alla fine lanci unocchiata. Le persiane e la porta erano chiuse, nulla sembrava
indicare che fosse occupata. La Chiesa laveva di certo confiscata perch, anche se al momento la
propriet era impegnata a garanzia della taglia di affrancamento di alcuni schiavi, quando questi
avessero regolarmente pagato il loro riscatto senza fuggire, ledificio si sarebbe liberato dallipoteca.
La malinconia dur solo pochi secondi e fu subito rimpiazzata dal ricordo della tortura della mora e dal
dolore pungente per la sua morte ingiusta. Cerc di distrarsi concentrandosi sullospedale della Santa
Croce. La navata est era ormai completamente terminata, cos come il chiostro, e adesso i lavori si
erano spostati alla navata nord. Come avevano promesso re Martino, il vescovo e i consiglieri della
citt il giorno in cui avevano posto la prima pietra, ledificio era monumentale e si ergeva maestoso,
con le sue alte navate sostenute da quegli archi a forma di giara tagliata a met, sovrastando le altre
costruzioni piccole e umili che componevano il quartiere del Raval. I cantieri navali, Santa Croce,
Santa Maria del Mar, il palazzo di via de Marquet o il castello di re Martino a Bellesguard... Hugo
poteva rivedere tutta la sua vita che gli passava davanti attraverso quei grandi edifici di Barcellona.
Il fermento di via del Hospital, brulicante di passanti e banditori, divent frastuono nel punto in
cui sfociava sulla Rambla. Un sole splendente illuminava lo slargo sterrato, irregolare e ampio, che si
apriva davanti alla porta della Boqueria. L si concentravano una decina di banchi smontabili che
vendevano la carne che non si poteva commercializzare dentro le mura di Barcellona: caprone,
maialino, pecora... Alla confusione della gente che popolava la zona e ai latrati dei cani che litigavano
per una striscia di pelle si univano i versi disperati delle bestie che presentivano la fine. La carne che
arrivava gi macellata a Barcellona, proveniente da resti o da cadaveri di animali rinvenuti o abbattuti
fuori citt, si vendeva sulla porta di Trentaclaus, che si trovava spingendosi poco oltre, lungo le mura,
in direzione del mare.
Lodore metallico del sangue si mescol alla paura, rallentando landatura di Hugo. Sopra la
testa di beccai, venditori, bestiame, gente e cani, sinnalzava una delle principali forche della citt
comitale. Hugo non voleva alzare gli occhi, passando, per timore di vedervi penzolare una gamba o il
braccio di Barcha. La testa, invece, doveva essere ancora esposta nella forca di piazza Nova, davanti al
palazzo del vescovo, in modo che il religioso potesse vederla tutti i giorni, mentre gli altri pezzi erano
sparsi per la citt. Alz gli occhi ed espir, con un sospiro di sollievo, tutta laria che aveva trattenuto
nei polmoni: non era lei. Poco pi di quindici giorni di viaggio erano stati sufficienti perch Barcellona
giustiziasse un altro criminale che, appeso alla forca, stava grottescamente marcendo al sole e al caldo.
Alcuni bambini prendevano a sassate il cadavere e si sfidavano a colpirlo, in qualsiasi punto. Quando
uno di loro andava a segno, esplodevano gli applausi degli altri, mentre quando non ci riusciva veniva
fischiato con pari entusiasmo.
Alla testa!
Applausi dopo un centro.
Adesso nei coglioni!
Fischi in questa occasione.
Lasciate fare a me! reclam un altro bambino.
Dove?
Nei coglioni!
E gli applausi per quellultimo tiro andato a segno accompagnarono Hugo mentre varcava la
porta della Boqueria passando tra le due grandi torri che la delimitavano. Ora che avevano costruito le
nuove mura del Raval e il confine della citt si era spostato, nessun soldato controllava il passaggio
della gente o delle merci. Percorse via della Boqueria fino alla sua taverna. Voleva prendere la mula e
un po di soldi, magari bere un sorso di vino, riposare un poco e, possibilmente, ripartire per il Garraf.
Caterina avrebbe capito... Doveva capire! Hugo non voleva discutere con lei e neanche deluderla: al
solo pensiero, si sentiva svuotato. Lui lamava. A parte Caterina, non sembrava aver avuto troppa
fortuna con le donne nella sua vita. Sua madre Antonina, Barcha, Merc, per non parlare di Dola,
Eullia, Arsenda e Regina. O forse erano le donne che non avevano fortuna con lui?, pens alla fine. La
morte di Barcha e di Dola lo perseguitava nei suoi incubi. La prima si era consegnata a unesecuzione
crudele per salvare Merc, la seconda era rimasta fedele al suo credo ed era morta affermando di essere
stata felice con lui, per quellamore impossibile. Hugo non era stato in grado di liberare sua madre dalla
miseria e dalla violenza del bottaio. Sua figlia Merc era stata rapita. Di Eullia non aveva mai pi
saputo niente; qualcuno aveva tentato di parlargli di lei, in passato, ma lui non gli aveva prestato
ascolto.
Arsenda era diventata una donna intransigente, quasi folle, ossessionata da Satana, langelo
caduto, il boia dei peccatori, il padrone dellInferno. Nessuno dubitava della sua esistenza, si ripet
Hugo. I sacerdoti lo nominavano in chiesa, spaventavano i fedeli con la sua presenza e li incitavano a
guardarsi da lui. Ed erano molte le storie di streghe e vergini possedute dal diavolo, incantesimi e
malefici, neonati uccisi come offerta al maligno. I sacerdoti ne parlavano. Le scritture dimostravano
lesistenza di Satana.
Ma Merc non era figlia di nessun diavolo. Hugo ne era assolutamente certo.
Con quel pensiero si ritrov davanti allingresso della taverna. Latmosfera, da fuori, gli parve
serena. Allinterno vide alcuni clienti che bevevano tranquilli. Aspett e, nel frattempo, fin di fare
lelenco delle sue disgrazie femminili. Regina... Serpe velenosa! borbott entrando.
Pedro gli and incontro appena lo vide. Hugo si guard attorno in cerca di Caterina, ma
evidentemente non era in bottega.
Tutto bene? chiese al ragazzo.
Pedro annu, mormorando qualcosa, mentre seguiva con lo sguardo lispezione cui Hugo stava
sottoponendo le botti, il mobilio e gli altri oggetti.
E Caterina? Come sta? chiese Hugo.
 triste, rispose Pedro, e poi indic con un cenno la camera al piano di sopra.
A Hugo i gradini per salire parvero faticosi come la salita alle cime pi alte del Montsant. La
porta era aperta e vide Caterina seduta su una sedia davanti alla finestra. Si ferm sulla soglia. Lei lo
guard, abbozz un sorriso e si alz per accoglierlo.
Hai trovato tua figlia? chiese quando fu a un passo da lui.
No, rispose Hugo. No, ripet, stavolta per s. Anche se credo di sapere dov.
Caterina lo abbracci e nascose il viso nel suo collo. Va a prenderla, allora, gli ordin
tirando su la testa e guardandolo dritto negli occhi.
E, a differenza di come gli era sembrata lultima volta che era partito, stavolta a Hugo parve di
sentire incoraggiamento nelle parole di Caterina, non solo rassegnazione.
Sbrigati, insistette lei. Non tornare senza Merc, Hugo. Ti aspetter per tutto il tempo
necessario, ma tu pensa a liberarla.  tua figlia, la tua famiglia...
Anche tu... cerc di dirle.
Lo so, lo so. Non ho pi dubbi. Sono anche io la tua famiglia. Caterina parlava con fermezza.
Per questo devi liberare Merc. Io potrei diventare il rifugio del tuo dolore se non la trovassi, ma non
ti voglio cos e non ti auguro tanto male. Ti voglio accanto a me, ma felice, Hugo. Devi essere forte e
felice per sopportare e correggere i miei errori.
Hugo si schiar la voce una, due volte... Non riusc a rispondere. Aveva la gola secca, serrata.
Caterina gli accarezz la guancia con il dorso di una mano, e quel gesto lo convinse che, se non ne
aveva avuta in precedenza, la fortuna finalmente gli sorrideva e gli aveva fatto incontrare una donna
che amava e che lo ricambiava in ugual misura.
...
.
...
Parte quarta.
...
.
...
TRA IL DOLORE E LA GIUSTIZIA.
...
.
...
28.
...
.
...
Andava e tornava. Era gi la terza volta che Hugo si ripresentava a Barcellona con un vino caro
e cattivo e, cosa molto pi grave, senza alcun indizio su dove si trovasse Merc. Ogni volta aveva
avvicinato fortezze e castelli; aveva parlato con soldati, contadini e servi; aveva comprato vino e ne
aveva bevuto, senza mai smettere di tentare di ottenere notizie, con discrezione. Al terzo viaggio,
disperato per la totale assenza di risultati, era giunto a provocarsi una ferita al polpaccio, per avere
motivo di chiedere di Regina. Una donna medico, dici? Un donna? Da queste parti? Non si  mai
sentita una cosa simile. E poi, quel taglio non ha certo bisogno delle cure di un medico. Come siete
delicati, voi cittadini! Guarda, non vedi che non sanguina neppure pi?
La prossima volta dovrai mozzarti una mano, gli disse Caterina, versando laqua vitae
direttamente sulla ferita, che aveva ripreso a sanguinare. Cercava di ironizzare per strappare un sorriso
alle labbra di Hugo, dopo che questi le aveva raccontato il fallimento del suo ultimo tentativo.
Non credo che ci sar una quarta volta, afferm lui, soffiando quando la ferita bruci a
contatto con il liquido. Nessuno mi crederebbe. Gi nellultimo viaggio ho avuto la sensazione di
sollevare qualche sospetto. Da quelle parti non girano molti sensali di vini. Sono posti dove il vino
scarseggia. Figurati che volevano comprare il mio! Forse, azzard, pi avanti avrebbe potuto
comprare a Sitges del vino di qualit e al ritorno portarlo nella zona del Garraf, per provarci di nuovo.
Oppure potresti travestirti, propose Caterina.
E da cosa? Mi tirerei addosso birri e magistrati. Solo i delinquenti vagabondano come farei io.
Nessuno va da un posto allaltro senza motivo. E io, che motivo potrei avere?
Caterina fece una smorfia. Rimasero in silenzio per qualche momento, nella stanza al piano di
sopra; lui seduto su una sedia, osservando di quando in quando la ferita alla gamba; lei in piedi,
camminando su e gi.
E lammiraglio? chiese infine Caterina, che ormai conosceva le circostanze della nascita e
della vita di Merc. Lui cosa sa?
Tra un viaggio e laltro, Hugo si era presentato al palazzo di via de Marquet in pi di
unoccasione. Bernat non lo riceveva, anche se questo non impediva allammiraglio di cercare notizie
su di lui e su ci che faceva. E infatti Guerao non perdeva opportunit di interrogarlo, al punto che la
balia di Arnau, prima timorosa, ora si ritirava e li lasciava soli con un bambino di poco pi di un anno
che camminava, cadeva, si rialzava, i cui strilli e le cui risate rimbalzavano sulle pareti di pietra,
regalando una parvenza di vita e di allegria a un posto che, dal ratto di Merc, sembrava un mausoleo.
Hugo giocava con il nipote e gli parlava di Merc, mentre subiva le domande di Guerao: Nel
Garraf?  l che compri il vino? Tua madre torner presto, sussurrava Hugo allorecchio del nipote.
Di nuovo per il Garraf? insisteva Guerao.
Al ritorno dal terzo viaggio, Hugo aveva deciso di mentire alle domande dellometto. Nel
Garraf? No.  solo che non ho avuto il tempo di venire a trovare Arnau. La taverna mi tiene molto
occupato.
Gi. Sua signoria era inquieto per la tua assenza.
Bernat inquieto?, si era chiesto Hugo. Dove voleva andare a parare il maestro di palazzo con
quellaffermazione? Cosa importava a Bernat di dove lui fosse? Crede forse che io abbia a che vedere
con il rapimento di mia figlia? gli aveva chiesto Hugo dun tratto.
La reazione di Guerao lo aveva lasciato perplesso. Si aspettava come minimo un sussulto, un
sobbalzo, invece luomo era rimasto impassibile, come se davvero stesse soppesando una tale
possibilit. Guerao aveva meditato la risposta. No. Sua signoria non crede che tu gli abbia rapito la
moglie, ma la mancanza di notizie su di lei  strana e inquietante. Abbiamo utilizzato ogni canale e
risorsa a nostra disposizione per ritrovare Merc, ma non abbiamo ottenuto alcun risultato. 
intervenuto persino re Alfonso. Abbiamo contattato i familiari di Roger Puig nel regno di Navarra, e
non sembra che abbiano avuto parte nel rapimento. Abbiamo spiato alcuni dei pi acerrimi nemici
dellammiraglio, niente. No, il conte di Navarcles non crede che sia tu il rapitore, per  da un po che
si chiede se esista qualche circostanza riguardo a Merc che lui non conosce... quando invece dovrebbe
conoscerla da tempo.
Hugo si era sollevato il bambino sopra la testa, scrollandolo per farlo ridere, nel tentativo di
occultare la propria reazione alla domanda di Guerao. Altroch, se cerano cose di cui Bernat non era al
corrente! Arnau era scoppiato in una risata innocente, limpida e vibrante, che arrivava al cuore come un
soffio di vita. No, aveva risposto allora a Guerao, con il bambino che ancora volteggiava in aria.
Pu stare tranquillo, non c nulla che debba sapere e gi non sappia.
Quella notte, seduto sul proprio pagliericcio, Hugo si nascose il volto tra le mani e sospir.
Caterina rest a qualche passo di distanza. Sapeva qual era il suo dilemma, ne avevano parlato non
appena lui era tornato da via de Marquet. Hugo temeva per la vita di Merc. Le ricerche al Priorato e
nel Garraf non erano servite a nulla. Certo, sarebbe potuto andare da Bernat e raccontargli la verit:
parlargli di Arsenda, rivelare che lui non era il vero padre della ragazza, che Regina glielaveva
affidata... e quindi confessare che non erano nemici suoi, quelli che avevano privato lammiraglio della
moglie, bens la Chiesa, in una delle sue trame a favore di Benedetto 13esimo.
Hugo non osava neppure immaginare quale sarebbe stata la reazione di Bernat se avesse saputo
che secondo Arsenda, che laveva partorita, Merc era figlia del diavolo. Sarebbe stato capace di
prendersela persino con Arnau? Era un corsaro, imprevedibile nei suoi scatti violenti. Ma in quel
momento esisteva una realt indubitabile: la felicit di Arnau; lui vi aveva preso parte quello stesso
giorno. Se cercava unintesa con Bernat, il benessere di Arnau sarebbe stato a rischio... oppure no. Non
lo sapeva, n sapeva se in quel modo avrebbe assicurato a Merc la libert. La Chiesa, questo era certo,
avrebbe negato qualsiasi coinvolgimento nella sparizione della giovane; e poteva anche darsi che un
intervento dellammiraglio inducesse i rapitori a ucciderla, per non dover confessare la loro colpa
davanti a un cos importante ministro del re. La felicit di suo nipote a costo della vita di sua figlia, era
questo il conflitto in cui si dibatteva Hugo. E cosa poteva fare, lui, se neppure sapeva dove Merc fosse
tenuta prigioniera?
La decisione  chiara, afferm Caterina dopo un lungo silenzio.
Hugo aveva ancora le mani davanti al volto. Quando le abbass, lei vide i suoi occhi arrossati.
Quale? le chiese con voce strozzata.
Quella che prenderebbe qualsiasi madre: proteggere il figlio a costo della vita. Su Merc devi
mantenere il segreto.
Hugo assent. Aveva ragione Caterina, ma i sospetti che avrebbe potuto sollevare un suo nuovo
viaggio tra gli scarsi abitanti del Garraf gli imponevano di rinunciare o, come minimo, di rimandare un
ulteriore tentativo.
Come far a restarmene tranquillo sapendo che mia figlia  prigioniera chiss dove? E se le
fanno del male?
No, non ce ne resteremo tranquilli. C molta gente che ancora ricorda la mora con gratitudine;
e qualcuno  grato pure a me, aggiunse con umilt. Ho pensato che per mezzo degli schiavi
potremmo scoprire qualcosa. Noi stiamo sempre molto attenti a quanto ci succede intorno.
Avevano gi tentato di utilizzare il legame con gli schiavi per trovare i figli di Caterina che
Roger Puig aveva venduto, ma senza successo. Hugo evit di ricordarglielo, anche se intuiva che la
donna stava pensando la stessa cosa, probabilmente, visto ci che aveva detto poco prima.
Forza, proviamoci, acconsent Hugo, e lei abbozz un sorriso. Grazie.
Caterina parl con alcuni schiavi di cui si fidava; uno di loro, confiscato a Roger Puig, viveva
ancora nel palazzo della via de Marquet. Gli disse che cercavano Merc, che per Barcha era stata come
una figlia, come tutti sapevano. Si sospettava che fosse tenuta prigioniera nel Garraf. E volevano anche
trovare Regina, aggiunse, che aveva denunciato Elena, la ragazza greca. Sapevano che probabilmente si
era rifugiata in un convento di monache. Limportante era che parlassero con gli schiavi di speziali e
droghieri; Regina aveva bisogno dei prodotti che costoro vendevano per le sue preparazioni, e un
giorno o laltro, lei o un qualche suo inviato avrebbero per forza dovuto fare compere in quelle
botteghe.
Trascorse cos pi di un mese e giunse il luglio di quel 1417, nel quale Benedetto 13esimo fu
condannato dal concilio di Costanza. Il papa fu dichiarato, secondo i capi daccusa, contumace,
spergiuro, eretico e scismatico. A differenza di quanto accaduto per Giovanni 23esimo, a Benedetto non
furono imputati crimini contro la castit o relazioni carnali con monache, vergini, donne sposate o
vedove. Su quegli argomenti Arsenda non aveva rivelato nulla.
Dopo quella sentenza, la prigionia di Merc non aveva pi senso, tuttavia non la liberavano.
Sempre che fosse ancora viva... si torturava Hugo, incapace di pensare ad altro.
Nel novembre di quello stesso anno il concilio nomin un nuovo papa: Ottone Colonna,
cardinale di obbedienza romana, che assunse il nome di Martino Quinto. Con questa designazione la Chiesa
poneva fine allo Scisma dOccidente. Mancava solo la rinuncia di Benedetto, che sin dallinizio del
concilio aveva nominato numerosi vescovi, spostando nelle sedi pi importanti uomini di sua fiducia:
Climent a Saragozza; Bertran a Barcellona; Nicolai a Huesca; Ram a Lleida; Mur e Tova
rispettivamente a Girona e Urgell; Moncada a Tortosa... Benedetto credeva di avere il controllo della
Chiesa nei vari regni; scomunicava su due piedi i dissidenti e chiedeva continue dimostrazioni di lealt.
Se Benedetto si difendeva, anche Martino aveva le sue carte da giocare. Re Alfonso aveva accettato la
destituzione di Benedetto, pur rifiutandosi di inviare lesercito contro di lui per espellerlo dal castello di
Pescola, come gli chiedeva il nuovo papa. Il monarca aveva buone motivazioni. Infatti Martino Quinto,
ascoltando le sue richieste, laveva esonerato dal pagamento del censo corrispondente alle isole di
Sicilia e Sardegna, ma solo per cinque anni, e non in perpetuo, come avrebbe voluto il sovrano.
Stando cos le cose, con il re favorevole alle deliberazioni del concilio di Costanza, verso la fine
dellanno gli stessi vescovi e cardinali fedeli a Benedetto, capeggiati dallarcivescovo di Saragozza,
Francisco Climent, esortarono il papa ad abdicare. Lofferta che gli trasmisero era generosissima:
annullamento della sentenza; ricchissime rendite e una posizione seconda solo a quella del pontefice romano.
Il concilio di Costanza aveva raggiunto lobiettivo di deporre i tre papi scismatici. Gregorio 12esimo,
che aveva gi rinunciato nel 1415 senza bisogno di giudizio, era stato nominato vescovo di Porto, ma
non aveva potuto fregiarsi a lungo di quel titolo, perch era morto nellottobre del 1417, un mese prima
dellelezione di Martino Quinto. Quanto a Giovanni 23esimo, il secondo papa scismatico condannato per oltre
settanta crimini, tra i quali si contava lavvelenamento del predecessore, papa Alessandro V, era stato
premiato divenendo cardinale e vescovo di Tuscolo.
Benedetto 13esimo, invece, aveva risposto: Un vero papa non rinuncia, riuscendo cos a
prolungare lo Scisma dOccidente con la calcolata acquiescenza del re Alfonso, pur avendo perduto
lobbedienza di tutti i regni.
Da parte sua, Martino Quinto aveva mantenuto in carica tutti coloro che Benedetto aveva nominato,
riservando le rappresaglie solo a chi metteva in dubbio la sua autorit e affrettandosi a perdonare chi gli
obbediva. Dopo lo Scisma era importante risollevare le sorti della Chiesa, risolvendo i problemi e
placando le dispute. Restava solo da piegare Benedetto, laragonese, testardo pi che mai e
irremovibile. Con una mossa disperata, Martino tent di farlo avvelenare, ma fall, e il frate incaricato
di eseguire il crimine fu bruciato vivo sulla spiaggia di Pescola. Tuttavia, con lirriducibile
novantenne che a poco a poco si spegneva, imprigionato e isolato nel suo inespugnabile castello sul
mare, lopposizione al nuovo papa fin per esaurirsi.
Forse la solidariet degli schiavi non era riuscita a ritrovare i figli di Caterina, che con grande
probabilit erano stati venduti ai confini del regno o addirittura al di fuori di esso, in Castiglia o in
Navarra, ma nel caso di Regina le cose andarono diversamente. La convertita si spostava di convento in
convento, in abiti religiosi e nel massimo segreto, lo stesso che le imponevano le monache,
rivolgendosi a lei affinch le liberasse dalle conseguenze della loro lussuria. Quanto ad Arsenda, il fatto
di sapere che la figlia del diavolo da lei partorita era ancora viva laveva sconvolta; si diceva che
dedicasse la maggior parte del tempo alla preghiera, al digiuno e alle pratiche di disciplina,
restandosene chiusa a Bonreps con grande sollievo dei frati certosini di Escaladei. In ogni caso,
Regina era abbastanza conosciuta da poter fare a meno dellintermediazione della badessa Beatriz.
Lebrea convertita sapeva che Hugo la cercava, perch il vescovo di Barcellona le aveva riferito
dellassalto di Barcha, spiegandole che la mora aveva raccontato a Hugo ci che lui stesso le aveva
dovuto rivelare due anni prima. Una delle monache di Bonreps, grata per un favore ottenuto, aveva
avvisato Regina della visita di Hugo, e anche se non era a conoscenza dei suoi viaggi nel Garraf, la
donna sapeva che, se il marito lavesse trovata, lei avrebbe avuto seri problemi.
Regina era perfettamente soddisfatta della vita nei conventi. Nascosta la sua condizione di
maritata, si era unita alle beghine, donne che, pur senza prendere i voti come le monache e senza
sottomettersi a nessuna regola n ordine religioso, dedicavano la vita a Dio e al prossimo. Alcune si
incaricavano di curare i malati; altre avevano ottenuto licenza dal re per seppellire i cadaveri o i resti
degli impiccati; altre ancora avvolgevano i defunti nel sudario, insegnavano a leggere ai bambini negli
ospedali o vivevano tra i lebbrosi di San Lazzaro. Erano donne che desideravano fare del bene e vivere
nello Spirito, ma non dietro i muri della clausura. La Chiesa tentava di controllarne lobbedienza, anche
se sino ad allora si era dovuta scontrare con una forte opposizione da parte delle pie donne, le quali,
oltretutto, contavano sullappoggio di gran parte del popolo e delle autorit. Regina si un senza
problemi a quelle donne che non avevano, n riconoscevano, alcuna autorit, e, abbigliata con un abito
scuro di lana grezza, un cappuccio bianco e un mantello nero, era ricevuta e rispettata nei conventi. A
volte addirittura la pagavano, bench non avesse bisogno di denaro, dal momento che riceveva
alloggio, cibo e indumenti. Esercitava la medicina, la sua passione, e da qualche tempo sentiva il
richiamo della vita di reclusione, preghiera e silenzio in cui si era imbattuta in qualche convento. Il
mondo esterno, che tanto duramente laveva trattata in quanto ebrea; i cristiani, che ancora mettevano
in dubbio la sincerit della sua conversione e la sua onest; gli imbrogli e le menzogne di nobili e
potenti, che tanto avevano contribuito a tradire ogni sua speranza e desiderio... tutto questo restava
fuori dalle mura dei conventi. Regina non desiderava pi avere uomini al proprio fianco. Il naso le
fremeva al ricordo del passato. Erano solo un branco di egoisti, incapaci di dare piacere perch troppo
impegnati a cercare il proprio godimento, al quale peraltro arrivavano con estrema velocit. No, non
aveva bisogno di loro. Pur avendo dovuto rinunciare agli uomini per diventare una beghina, aveva
trovato nelle donne il piacere che quelli le avevano sempre negato.
Quanto a Merc, liberarla avrebbe voluto dire mettersi nelle mani dellammiraglio, e Regina
conosceva bene i suoi metodi da quando aveva assistito allassalto al palazzo di Roger Puig. Merc
aveva tratto beneficio dal tradimento di Hugo ai danni del conte di Urgell, e laveva lasciata da parte.
Avrebbe potuto intercedere per lei presso Hugo, ma non laveva fatto, e lei aveva dovuto denudarsi nel
cortile... Anche in seguito non laveva aiutata. Non aveva fatto nulla per lei. Le aveva reso il denaro, s,
ma che ne era stato dei suoi abiti, dei libri, degli strumenti per praticare la medicina? Si era sposata
nonostante la sua opposizione, e in seguito non le aveva mai chiesto perdono. Ci che Merc aveva
ottenuto, un buon matrimonio, il titolo di contessa, denaro e onori, non era altro che il sogno di Regina,
rimasto irrealizzato a causa di un solo errore: quello di aver parteggiato per il pretendente al trono
sbagliato, il conte di Urgell. Tuttavia, non lavrebbe uccisa; non laveva fatto alla sua nascita e non
intendeva farlo ora. Glielo avevano suggerito dopo la condanna di Benedetto 13esimo, quando la giovane
era ormai divenuta un inutile fardello per tutti. Avrebbero potuto farne scomparire il cadavere, e
lammiraglio non avrebbe mai saputo nulla del loro intervento. No, si era opposta Regina. In
carcere morir comunque, prima o poi, avevano detto, tentando di convincerla, a causa dei topi, degli
insetti, dellumidit, della sporcizia e delle malattie... Ma Regina si era mantenuta ferma nel suo
diniego: preferiva lasciarla in vita, tra le mani del destino, che decretare la sua morte.
Lo schiavo moro che laveva accompagnata di ritorno dalla disputa di Tortosa si era rivelato un
intralcio al momento di alloggiare presso alcuni conventi, cos Regina lo aveva venduto e aveva
comprato una giovane schiava tartara, attraente quanto esotica, sempre sottomessa e obbediente quando
la padrona la reclamava vicino a s. Quando la ragazza, dai capelli biondi, le labbra carnose e gli occhi
verdi leggermente a mandorla, si rec per la terza volta nella bottega dello speziale Guillem Maral,
vicino al Palazzo Maggiore, tra la piazza del Blat e quella di Sant Jaume, lo schiavo che lavorava
insieme allo speziale decise di parlarne al liberto che gli aveva promesso un paio di monete per quella
informazione. La ragazza sembrava essere la persona che cercavano: qualcuno che non si recasse
troppo di frequente alla bottega, e che comprasse per conto di un terzo seguendo le istruzioni ricevute,
ordinando proprio le sostanze vegetali solitamente utilizzate dalle levatrici: trementina, aloe, storace,
piretro...
Mentre deponeva nella cesta della giovane tutto ci che lei aveva comprato, lo schiavo era
riuscito a sottrarre una delle scatoline di legno che contenevano le erbe. Quando la tartara fu uscita
dalla bottega, lo schiavo, con aria contrita e a testa bassa, sollev la scatoletta mostrandola al padrone,
occupato nella preparazione di un altro ordine. Corrile dietro, pelandrone! lo sgrid lo speziale. Lo
schiavo riusc a trovare la schiava e le rese la scatolina solo dopo aver scoperto dove si dirigeva: per
guadagnarsi quei soldi doveva dare informazioni complete.
Il convento di Jonqueres. E dove, senn?! esclam Hugo stancamente, aumentando a tre
monete il premio per lo schiavo dello speziale. Il ragazzo gli raccont che aveva potuto parlare con la
giovane donna, riconoscente perch le aveva risparmiato un sicuro rimprovero per avere smarrito la
scatoletta. Gli aveva detto di chiamarsi Felipa e di non sapere quando sarebbe tornata a far compere in
quella bottega, perch con la sua padrona era in continuo movimento da un convento allaltro. Poi era
ammutolita, spieg lo schiavo a Hugo, perch si era resa conto di aver trasgredito lordine di mantenere
il segreto. Tuttavia, essendo entrambi schiavi, e visto che lui le aveva fatto un favore, aveva ripreso a
chiacchierare senza preoccuparsi oltre e gli aveva addirittura detto che sperava di ritornare presto, forse
indotta a quella sincera confessione dai piacevoli e sconosciuti brividi che la gentilezza dello schiavo
dello speziale suscitava in lei, mai provati quando ad accarezzarla era la padrona. Solo dopo,
accorgendosi degli occhi giovani e brillanti che la divoravano e del sorriso franco che nessun altro le
aveva mai rivolto, la giovane aveva cambiato atteggiamento, cercando di sfoggiare una falsa e ingenua
modestia.
Nel principato le donne che potevano fregiarsi del titolo di medico non erano pi di tre o
quattro. Hugo intendeva approfittare del buio della notte per introdursi nel convento, come faceva ai
tempi di Arsenda, e rapire Regina; questo era il suo piano. Non appena lo schiavo dello speziale ebbe
concluso il racconto, Hugo si precipit a verificare se ancora esisteva il rialzo in pietra che i cavalieri
usavano per montare a cavallo prima di abbandonare Barcellona, situato sulla parete esterna della casa
di quella vecchia monaca di Jonqueres di cui Hugo non ricordava il nome.
Meglio di no, gli sugger Caterina. Hugo cerc di evitare il suo sguardo, ma lei insistette. 
un progetto troppo azzardato, Hugo. Quello  un convento, una piccola fortezza destinata a proteggere
le monache. Tu lo conosci. Non riusciresti a uscire, e men che meno con il peso di una donna come
Regina sulle spalle. Faresti troppo rumore, finiresti per essere arrestato.
Devo farlo, rispose lui. Hai sentito cosa ha detto lo schiavo: presto Regina se ne andr da
questo convento, e noi perderemo nuovamente le sue tracce.
Non permetteremo che questo succeda. Pedro pu fare la guardia con un amico, alternandosi
con qualcun altro. Il ruscello che scorre vicino alla piazza  il luogo pi adatto per nascondersi.
Metteremo qualcuno di guardia, giorno e notte, finch Regina non uscir dal convento.
Di notte non  necessario. Le porte della citt sono chiuse.
Potrebbe spostarsi in un altro convento di Barcellona, spieg Caterina.
Hugo assent.
Per, se cos fosse, dovrebbero muoversi con un convoglio. Una beghina e una schiava non
possono viaggiare sole.
Erano dirette a Terrassa, nel Valls. Questo, asser Pedro, gli avevano rivelato i carrettieri che
alle prime luci dellalba aspettavano la beghina e la sua schiava nei pressi della porta di Jonqueres,
vicino al convento. Il vino che il ragazzo aveva nellotre, e che aveva diviso con loro in cambio di un
po di pane e formaggio, aveva favorito la conversazione. Pedro aveva mentito, raccontando che voleva
diventare carrettiere e avventurarsi lungo le strade. Quelli si erano pavoneggiati della loro maggiore
esperienza. Pedro aveva insistito: Ditemi, dove andate ora con la beghina? Dovevano prendere la
strada di Llobregat. Hugo e Caterina si scambiarono un cenno dintesa: per quella via si giungeva
anche a Navarcles. Allaltezza di Castellbisbal la beghina aveva intenzione di unirsi a unaltra carovana
o a qualcuno che fosse diretto a Terrassa, al convento di Santa Margarida del Mujal. Hugo guard
Caterina con aria interrogativa, e la donna si strinse nelle spalle. Nessuno dei due conosceva quel
convento; ma i carrettieri s. Tempo fa, avevano raccontato a Pedro, come mettendolo a parte di un
segreto, il vescovo si  visto costretto a chiudere il convento a causa della condotta disdicevole delle
monache, che avevano relazioni con uomini, ma ora lhanno riaperto e sembra che le religiose abbiano
corretto il loro comportamento.
Hugo sorrise con una punta di cinismo: se Regina andava l, i costumi non dovevano essere
molto cambiati.
Cosa faremo? indag Caterina, quando Pedro li ebbe lasciati soli nella stanza sopra la
taverna.
Tu, niente, rispose Hugo, prendendola per il mento e sollevandole il volto, che tuttavia la
donna nascose non appena ebbe udito le sue parole: Tu resti qui e badi alla taverna. Ci penso io.
Ma cosa vorresti fare? chiese lei, con un filo di voce.
Mia amata, me lo hai gi chiesto il giorno in cui ti dissi che volevo introdurmi nel convento di
Jonqueres. Non puoi rifarmi la stessa domanda dopo che ho seguito i tuoi consigli.
La baci e sent sulle labbra il gusto salato delle sue lacrime.
Quella stessa mattina, Hugo si prepar a partire allinseguimento di Regina; progettava di
anticiparla sui sentieri dellentroterra dopo aver aggirato i monti di Collserola, e di attenderla vicino a
Terrassa e al convento di Santa Margarida del Mujal. Con laiuto di Caterina, caric varie botti vuote
sulla carretta e attacc le mule. Lei lo riforn di pane, formaggio e carne salata, provviste che Hugo
sistem sul carro, vicino allotre del vino e a una fiaschetta di aqua vitae, insieme a indumenti per
proteggersi dal freddo. Al momento del commiato, Caterina si costrinse a sorridere, ricacciando
indietro le lacrime, anche se il tremito del mento la tradiva. Hugo la baci teneramente, una, due volte.
Lei gli sussurr di essere prudente; lo avrebbe aspettato, aveva bisogno di lui perch la sua vita
altrimenti non aveva senso. Hugo le pizzic una guancia e dopo averle lanciato un ultimo bacio incit
le mule e lasci la casa passando dallorto sul retro.
Attravers Barcellona senza ascoltare le grida e il frastuono di banditori e sfaccendati, con il
cuore stretto al pensiero dello sforzo di Caterina per non piangere. La donna era dibattuta tra la paura di
restare sola e il desiderio di sostenere Hugo nella lotta per ritrovare Merc. Da Pedro aveva saputo che,
nel corso dei suoi viaggi nel Garraf, Caterina era solita recarsi presso la chiesa della Santissima Trinit,
quella costruita dagli ebrei convertiti, vicinissima alla taverna, e che l aveva stretto un rapporto di
fiducia con uno dei sacerdoti, Juan. Ed era stato proprio lui a consigliarle di appoggiare Hugo nei suoi
sforzi, cosa che spiegava il diverso atteggiamento di Caterina dopo lultimo, infruttuoso viaggio di
Hugo in quella zona montuosa.
Hugo, da parte sua, aveva continuato a frequentare Santa Maria del Mar, ma questo non gli
aveva impedito di mostrarsi generoso con Juan, regalandogli del vino e servendolo con cortesia alla
taverna, dove spesso chiacchieravano e dove il sacerdote, informato della pena di Hugo, coglieva
lopportunit per offrirgli i suoi consigli. E tua moglie? era stata la sua prima domanda. Hugo aveva
mescolato verit e menzogna: non sapeva dove fosse; era scomparsa... sempre che fosse ancora viva. Il
religioso aveva assentito; non erano rari i casi di persone che morivano senza che i congiunti ne
venissero a conoscenza.
Juan era un uomo tranquillo, misurato e affettuoso, che aveva aiutato Hugo e Caterina a
ritrovare la relazione tranquilla che avevano ai tempi del loro primo viaggio a Balaguer, quando lui si
era unito a lei ed era riuscito a procurarsi i mezzi per aiutare Merc. Erano trascorsi quattro anni. Hugo
calcol che doveva averne circa quarantadue. Caterina era un po pi giovane. Dio aveva concesso loro
una lunga vita, che speravano potesse durare ancora. Entrambi erano in buona salute, ancora forti e
sciolti nei movimenti, non avevano perso i denti e, se Caterina aveva ancora la sua bionda e folta
chioma, che brillava al sole, anche Hugo conservava quasi tutti i capelli.
Avevano rinsaldato il loro amore e condiviso la preoccupazione per Merc. Caterina era riuscita
a vincere le sue paure e lo aveva sostenuto, dando a Hugo la forza necessaria per continuare lungo
quella strada, teatro di tanti ricordi dei viaggi a Navarcles alla ricerca di vino, uno dei quali in
compagnia di Caterina, quando, commosso dal suo sguardo, aveva riempito le sue botti con la miseria
dei contadini.
In paesi e poderi indagava con discrezione sulla carovana cui si era unita Regina. Non posso
aspettare che ne passi unaltra, ma preferirei davvero viaggiare in compagnia, spiegava. Un uomo gli
disse che pi avanti, una o due leghe al massimo, cera un convoglio formato da vari carrettieri.
Non so se riuscir a raggiungerli. Vanno svelti? Hugo sapeva bene il motivo per cui poneva
quella domanda.
Macch, non vi preoccupate! gli rispose luomo, ridendo. Quelli si tirano dietro una
monaca, o una beghina, non saprei dire. E non credo che possa andare al passo delle mule, n che si sia
fatta convincere a montare a cavalcioni.
Per quel giorno sarebbero arrivati al massimo sino a Castellbisbal, si disse Hugo.
Avrebbero trascorso l la notte e, se avessero trovato compagnia, il giorno dopo avrebbero
proseguito per Terrassa.
Continu il cammino e, prima che facesse notte, arriv nelle vicinanze di Castellbisbal. Chiese
a un contadino e a due ragazzi, probabilmente i suoi figli, che stavano lavorando in un orto, se avevano
visto qualche convoglio al quale lui potesse unirsi. S, risposero, da poco erano passati dei carrettieri.
I due ragazzi osservarono con attenzione Hugo e la carretta. Che ci faceva l? Comprava vino? Ne
vendeva? Hugo offr loro un sorso dallotre. Padre e figli lo ringraziarono, ma poi rimasero tutti e tre in
silenzio, come se non avessero gradito. Hugo offr un secondo giro.
E la carovana... tent di riallacciare discorso lui.
Ti interessa cos tanto? chiese uno dei figli.
S. Vi ho gi detto che preferirei viaggiare in compagnia.
La compagnia che vuoi  quella della schiava, ribatt con malizia il giovane.
Hugo, interdetto, rivolse loro un gesto interrogativo.
La schiava della beghina! chiar laltro, e Hugo sorrise, comprendendo che si riferivano alla
giovane tartara, che lui non conosceva. Offr altro vino.
Non capita spesso di vedere donne cos belle da queste parti, assicur il padre.
N persone di cos cattivo carattere come la sua padrona, aggiunse laltro figlio, suscitando le
risa e lassenso degli altri due.
Hugo si un a loro. La tentazione e il martirio...! esclam. Pessima combinazione per un
viaggio. Forse preferisco proseguire da solo.
Sar meglio, sent che gli rispondevano, mentre lui gi si era riavviato. Sono donne che
portano peccato.
Non sai quanto, fu tentato di rispondere.
Nei dintorni di Terrassa trov Santa Margarida del Mujal, un piccolo eremo attaccato al
convento, anchesso non molto grande, situato vicino alla strada che conduceva al paese dal castello di
Rub, con la chiesa e le poche case cresciute sotto la sua protezione. Mancava ormai poco a dicembre e
con esso a un duro inverno che in quella zona, persa tra le montagne, sembrava inacerbire al soffio dei
venti gelidi che spazzavano le valli, sferzando i volti degli abitanti di quelle terre.
Hugo nascose le mule e la carretta in un bosco l accanto e si appost tra gli alberi che
costeggiavano il sentiero diretto al convento. Da l dominava luno e laltro, nonch la strada
principale, che si snodava quasi interamente lungo il corso di un fiume. Per scaldarsi bevve un lungo
sorso di aqua vitae. Il liquido gli graffi e gli bruci la bocca e lesofago, incendiandogli lo stomaco.
Sentiva che presto avrebbe incontrato Regina. La cosa pi probabile era che lei e la schiava si
separassero dai compagni di viaggio; quelli avrebbero proseguito verso Terrassa e le due donne
avrebbero preso il sentiero che finiva al convento. Era una zona aperta, priva di nascondigli; dalla
strada al convento il tratto era corto, per cui sarebbe stata una precauzione eccessiva e assurda quella di
cercare compagnia o protezione per quel breve tragitto. Hugo tast il coltello di Barcha con il manico
scolpito da Jaume e lo estrasse appena dal fodero per verificare che ne uscisse senza difficolt. Voleva
lanciarsi su di loro con larma in mano, semplicemente. Regina non avrebbe gridato, n chiesto aiuto.
Ne era convinto: non era nel suo carattere, men che meno di fronte a lui. Della schiava non era
altrettanto sicuro, ma sperava che, vedendo la reazione della padrona, decidesse di imitarla. Se invece
qualcuno avesse deciso di accompagnarle sino alla porta del convento, avrebbe valutato le possibilit.
Nel caso avesse dovuto rimandare lassalto, avrebbe atteso l, per tutto il tempo necessario, che Regina
si decidesse ad abbandonare quel convento per raggiungerne un altro. Era in gioco la vita di Merc.
Dovette aspettare. Tutto quel giorno, e anche il successivo. Sino a notte fonda, quando ormai
per la strada del fiume non passava pi nessuno. Gli indumenti pesanti e laqua vitae, che sorso dopo
sorso era andata diminuendo, non gli bastavano pi contro il rigore del freddo. Ancora un giorno, si
disse, intirizzito. Vino ne aveva, ma il cibo cominciava a scarseggiare e non poteva allontanarsi per
recarsi al villaggio a comprare dei viveri. Doveva essere successo qualcosa. Non si era mai distratto n
allontanato, e aveva visto diversi carrettieri che passavano sulla strada principale diretti a Terrassa, tutta
gente di cui Regina avrebbe potuto approfittare per farsi accompagnare sino allimboccatura del
sentiero per il convento. Invece non era arrivata, di questo era sicuro. Ci nonostante, prima di
rassegnarsi a tornare a Castellbisbal, Hugo lasci il nascondiglio e si diresse a passi decisi verso il
convento.
Sono venuto con lei sin da Barcellona, grid quasi alla monaca custode che, dopo averlo
salutato, lo ascoltava da dietro la consueta finestrella ricavata nella porta che separava le religiose dal
mondo esterno. Venivamo dal convento di Jonqueres. Mi ha spiegato che veniva qui a... lo sapete
meglio di me, no? Hugo parlava con precipitazione, fornendo informazioni a quella monaca che lo
ascoltava dietro la finestrella, nella speranza di convincerla della sua stretta relazione con Regina.
Lungo il cammino mi ha curato questa ferita alla gamba, la vedete? No, certo. Tre giorni fa siamo
arrivati a Castellbisbal e io le ho precedute per occuparmi di alcuni affari, ma lei mi ha detto che
avrebbe finito di curarmi qui, al convento. Potete avvertirla che laspetto qui fuori?
Non c, rispose la monaca da dietro la porta.
Ma se sono tre giorni che me la sono lasciata dietro!
Ebbene, qui non  arrivata. Sar stata trattenuta a Castellbisbal.
Hugo aveva la sensazione che la donna fosse sincera.
Ne siete sicura? insistette.
Io non mento. Perch dovrei farlo? rispose quella, offesa.
Perdonatemi. Soffro molto per la ferita. S, avete ragione, di certo qualche imprevisto lavr
trattenuta.
Poco fuori Castellbisbal si ferm di nuovo presso lorto dove allandata aveva conversato con il
contadino e i suoi due figli, anche se ora ne era rimasto solo uno. Cominciava a far buio e il freddo
aumentava. Hugo si ferm a parlare con i due e offr loro altro vino. Non voleva entrare nel paese: se
Regina era ancora l avrebbe potuto scoprirlo.
Per fortuna mi avevate avvertito che la carovana della beghina era lenta, perch se avessi
tardato un solo giorno non avrei potuto concludere il mio affare.
Il padre attacc a parlare senza bisogno di incoraggiamento. Cera stato un vero parapiglia!
Alcuni uomini armati avevano fatto irruzione nella locanda dove le due donne trascorrevano la notte e
avevano rapito la beghina.
La schiava non lhanno presa, si inser il figlio nella conversazione, contento come se la
giovane fosse rimasta con lui. Ora  dal balivo.
Una beghina! esclam il padre facendosi il segno della croce. Cos sono scomunicati senza
neanche bisogno di decreto. Aggredire una donna che fa solo del bene. Dove si  mai vista tanta
malvagit?
Hugo offr altro vino.
Erano un po, aggiunse poi il contadino, ma non si sa esattamente quanti; c chi dice tre,
chi quattro...
No, precis, prima ancora che Hugo glielo chiedesse, non avevano detto nulla che permettesse
di capire chi fossero e perch lo facessero. A quanto pareva, avevano agito nel silenzio pi assoluto.
Regina rapita... si stup Hugo. Chi poteva aver fatto una cosa simile? Mentre il contadino
continuava a protestare per laccaduto, lui fu colto da un brutto presentimento che gli strinse lo
stomaco. Sapete se uno di quei disgraziati era un ometto?
Il contadino chin la testa di lato guardandolo in tralice, stupito da quella domanda. Un
ometto?
S, insistette Hugo stendendo un braccio pi o meno allaltezza delle proprie spalle per
indicare laltezza di Guerao. Un uomo basso, secco, serio, dallaria imbronciata.
No. Erano tutti forti e...
Uno che cammina a passi corti e veloci, come se avesse fretta, un po come un papero? lo
interruppe il figlio.
S, rispose Hugo con preoccupazione.
Non era con loro, per lho visto subito prima che la beghina fosse rapita.
Bernat si trovava con il re, fuori da Barcellona, intento a sedare le lotte tra i nobili di Aragona
che si erano scatenate dopo lassalto sferrato da Juan de Pomar al castello di Mozota e il rapimento di
madonna Angelina Coscn, la sua amata, che altri non era se non la moglie del balivo generale di
Aragona, Ramon de Mur. Parenti e amici dello sposo oltraggiato si scontravano con quelli del rapitore,
dando il via a catene di rancori e alleanze che portavano il regno alla guerra intestina. Era strano, si
disse Hugo, che Bernat si occupasse del ratto di unaltra donna piuttosto che di quello di sua moglie.
Neppure Guerao si trovava nel palazzo di via de Marquet, e quando Hugo chiese di lui, per tutta
risposta fu preso a male parole. Il vecchio schiavo di Roger Puig, quello al quale Caterina si era rivolta
per cercare Regina, lo raggiunse quando gi stava andandosene dal palazzo, e gli sussurr che lometto
si trovava al castello di Navarcles.
Hugo aveva preso in considerazione quella possibilit quando ancora si trovava a Castellbisbal,
non appena aveva capito che a rapire Regina erano stati gli uomini di Bernat. Si era anche chiesto se
recarsi direttamente a Navarcles, mentre tentava di liberarsi dalle domande del contadino che voleva
sapere come facesse a essere informato di quello strano tizio che suo figlio aveva notato il giorno del
rapimento della beghina. Alla fine avevano deciso le mule, che, giunte a un crocevia, avevano preso la
strada del mare invece di quella della montagna. Hugo le aveva lasciate fare, dicendosi che Regina
poteva essere in qualsiasi posto. Ora gli era chiaro che le mule avevano sbagliato strada.
Non aveva potuto vedere neppure suo nipote Arnau; in assenza di Bernat e di Guerao, la balia
dettava legge su ogni cosa che riguardasse il bambino: quella donna aveva accumulato molto rancore
verso Hugo, sentendosi ormai, pi che una serva, la sostituta della madre assente. Ogni volta che ci
pensava, Hugo si rammaricava che quella estranea si appropriasse dellaffetto e della fiducia di una
creatura di un anno appena, che non sapeva nulla di rapimenti, papi e Chiesa, e che lentamente, senza
averne coscienza, stava relegando in qualche angolo oscuro della propria innocenza il ricordo della sua
vera madre.
Avrebbe mai rivisto il nipote?, si chiese, mentre tornava alla taverna. E Regina avrebbe svelato
il posto in cui era tenuta prigioniera Merc... sempre che sua figlia fosse ancora viva? Hugo fu percorso
da un brivido immaginando Bernat, furibondo, nelle segrete del castello di Navarcles. Chi avrebbe
potuto resistere a un suo interrogatorio? Regina avrebbe ceduto, non aveva dubbi. Quello che invece
non riusciva a prevedere era come si sarebbe regolato Bernat quando avesse scoperto che Merc non
era figlia sua... Per la prima volta pens che la stessa Merc ne era ignara. Il brivido di pochi istanti
prima non era stato nulla rispetto alla stretta al cuore che prov ora, chiedendosi come avrebbe reagito
Merc a quei lunghi anni di menzogne. Regina avrebbe sicuramente insistito nellaffermare che la
giovane era figlia del diavolo, e non era possibile prevedere se Bernat le avrebbe dato retta o meno.
Appena rientrato alla taverna, prima ancora di salutare, Hugo afferr al volo una scodella di
vino che Pedro stava portando a un cliente e la vuot in un solo sorso. Caterina lo guard sorpresa,
quindi preoccupata, quando lo vide avvicinarsi a una botte, servirsi una coppa piena e finire anche
quella senza neppure prendere fiato. Nella mente di Hugo si aggrovigliava una lunga catena di possibili
fatalit. Immaginava Merc morta... o viva, ma piena di risentimento verso di lui, pronta a recriminargli
le menzogne e a ripudiarlo come padre, allontanandolo per sempre da suo nipote, Arnau. Nella ridda
dei cattivi presagi vedeva Bernat che picchiava o rinchiudeva il bambino, prendendosela con lui o con
sua moglie, Merc. Regina ne sarebbe stata felice...
Cerc di versarsi altro vino, ma una mano glielo imped. Caterina gli sorrideva, ma lui cerc di
liberarsi dal contatto delle sue dita tiepide. Smettila di pensare, gli consigli lei con tenerezza. Poi gli
serv lei stessa il vino in una coppa, per fargli capire che era al suo fianco, che lo proteggeva.
Nonostante lamore di Caterina e le visite di quello che era ormai divenuto un amico e un
cliente abituale della taverna, padre Juan, al quale nascondevano comunque tutto ci che riguardava
Merc, i giorni in cui aspettavano notizie di Bernat furono un vero martirio, al quale non misero fine le
fattezze sempre serie e severe di Guerao, che una mattina si present alla taverna per convocarlo al
palazzo di via de Marquet.
Ci devo andare immediatamente? si stup Hugo, sentendo lordine del maestro di palazzo.
S.
Ti accompagno, si offr Caterina.
No, si oppose Guerao.
Non  necessario, mia adorata, la calm Hugo.
Mentre si recavano al palazzo di Bernat, Guerao mantenne il silenzio. Cosa sapevano di
Merc?, gli chiese Hugo. E Regina, cosa aveva rivelato, nel castello di Navarcles? Anche vedendo che
Hugo pareva al corrente del loro ruolo nel rapimento della beghina, Guerao rimase impassibile.
Lometto camminava veloce, attento al ritmo del proprio passo, e continu cos allinterno del palazzo,
salendo le scale e conducendo Hugo al grande salone dove Bernat lo aspettava, seduto, vestito di nero.
Guerao si ritir in un angolo e Hugo rimase in piedi di fronte allammiraglio, il quale non lo invit
nemmeno a sedere.
Mi hai mentito, gli disse Bernat. Hugo stava pi attento ai gesti e al tono di voce di Bernat
che alle sue parole. Sembrava tranquillo e aveva una voce secca e fredda, ma per il momento priva di
minaccia. Coshai da dire? chiese lammiraglio alzando il tono.
No, rispose Hugo. Era la risposta che aveva pensato tante volte, immaginandosi a
fronteggiare quellaccusa. Non ti ho mentito.
Merc non  tua figlia.
S, che lo . Lho amata, curata e cresciuta dal giorno in cui  nata.
Questo non fa di te suo padre.
Per la prima volta i due uomini si guardarono negli occhi.
Io credo di s, lo sfid Hugo.
Laltro non rispose, permettendogli di iniziare il discorso che si era preparato.
Quello che importa  lamore, la dedizione, la vita di ogni giorno. La preoccupazione per il
suo benessere, le gioie condivise... e i dolori. Hugo cercava di trasmettergli con lo sguardo tutte quelle
sensazioni che ora gli chiudevano la gola, ma Bernat rimase impassibile. Per Merc ho dato tutto, e
darei anche la vita! Lo capisci? Bernat non batt neppure le palpebre. S,  possibile che non labbia
generata io, ma che importa chi  il padre, se sono io quello che ne ha preso il posto da quando  nata?
Importa, se il vero padre  il demonio.
Lo aveva borbottato tra i denti. Hugo sent un sudore freddo lungo la schiena.
Non vorrai credere a una sciocchezza come questa? Conosci bene Merc, sei suo marito.
Non pi. Mi sono recato dal vescovo per annullare il matrimonio. E per quanto riguarda questa
sciocchezza, la madre stessa di Merc, tua sorella... Tua sorella! grid, abbassando subito il tono,
sostiene che  cos, che Merc  figlia del diavolo. Che fu montata dal demonio. Questo  ci che ha
detto e sottoscritto davanti ai segretari del vescovo. Io ero presente. Lho vista. Ho ascoltato il racconto
delle monache che lhanno ispezionata, ha il marchio del diavolo tra le cosce!
In nome di Dio...! esclam Hugo.
Mi ha detto di ucciderla, Hugo! Di ucciderla! url Bernat. Quale madre chiederebbe una
cosa simile per sua figlia, se non fosse certa che essa  davvero il frutto di una relazione carnale con
Satana in persona?
Non puoi crederci.
Il vescovo ci crede, e i sacerdoti e le monache che sono con lui.
Hugo cerc qualcosa cui appoggiarsi, senza trovarlo. Vedendo che tremava, Guerao fece un
passo verso di lui, ma un gesto imperioso di Bernat lo trattenne. Hugo respir a fondo, pi volte, poi
alz la testa, raddrizzando la schiena.
Dov mia figlia? chiese, dando ormai per perduta ogni cosa. Che ne  stato di Merc?
Non lo so e non mi interessa. Non voglio pi sapere niente di lei.
Incapace di parlare, Hugo scosse la testa. Come poteva Bernat ripudiare con quella freddezza la
donna che sino a poco tempo prima diceva di amare?
Come... come puoi essere... cos crudele?
Al solo ricordo della figlia del diavolo nel mio letto provo ribrezzo. Non riesco a dormire
pensando che ho giaciuto con quellessere maledetto. Dici che sono crudele? La ripugnanza supera
ogni altro sentimento. E daltro canto, il re mi destituirebbe, se non avessi questa reazione. Credi che
possa affidare la sua flotta a chi convive con il demonio?
In nome di Dio, Bernat, per tuo padre, e per tua madre! Io fui tra i pochi che andarono al suo
funerale. Per la balestra che rubai per te, o per le monete dargento che ti regalai...
Neppure sua madre, tua sorella,  disposta a far nulla per Merc. Vuole che la uccida!
Lei... Hugo medit qualche istante sulle parole da usare. Se ti giurassi che ce ne andremo da
questi regni, in Castiglia o ancora pi lontano... in Portogallo. Potresti liberarla?
No.
Hugo si sent impotente. Con lo stomaco stretto e le lacrime che lo soffocavano si lasci cadere
in ginocchio davanti a Bernat e gli baci le scarpe.
Piet, mio signore, singhiozz, senza allontanare le labbra dal cuoio delle calzature dellaltro,
che non fece neppure il gesto di aiutarlo a risollevarsi. Mostra la tua compassione!
Clemenza, magnanimit... Hugo si stanc di supplicare e di baciare quelle scarpe. Senza
sollevare la testa, smise di agitarsi e tacque. Tremava. Il silenzio invase la grande sala.
Preferirei vederla morta, Hugo, ud infine dalla bocca di Bernat, ma non sar io a sfidare il
demonio uccidendo sua figlia. Chi pu sapere quale sarebbe la sua vendetta?
Dov? insistette Hugo.
Ti ho gi detto che non lo so.
Regina lo sa.  tua prigioniera. Permettimi di parlare con lei, supplic.
Avrai modo di farlo.
Hugo alz gli occhi e si trov davanti i calzoni di Bernat.
S, prosegu laltro, Regina ha preferito morire in vita, qui a Barcellona, piuttosto che farlo
nel mio castello, tra i topi. Nessuno, nemmeno adducendo la scusa di aver rapito la figlia del diavolo,
pu osare derubarmi e restare impunito.
Regina ha agito con la complicit del vescovo e di altri principi della Chiesa. Loro resteranno
impuniti?
Questo non  un problema tuo, in ogni caso devi sapere che il vescovo le aveva consigliato di
non farlo, come mi ha spiegato. Regina ha agito di testa sua e a suo rischio.
Se cos fosse, come avrebbe potuto disporre di un luogo dove imprigionare Merc? Mia sorella
 solo una badessa...
Bernat lo interruppe con un gesto annoiato della mano, che rimase sospesa mollemente a
mezzaria. Guerao accorse senza indugio, prendendo Hugo sotto le ascelle per costringerlo a rimettersi
in piedi. Anche lammiraglio si alz e gli diede le spalle, preparandosi a uscire dalla stanza.
E il bambino? riusc a chiedere Hugo.
Bernat si ferm, ci pens e si volt. Arnau  nelle mani della Chiesa. Decideranno loro se  o
non  contaminato di spirito diabolico. Se non lo , torner da me, come mio legittimo figlio ed erede.
Fece una pausa, poi riprese a parlare, ponendo nella voce tutto il disprezzo di cui era capace. Non
voglio vederti pi, Hugo. Bada a non incrociare la mia strada, perch ora non c pi nessuno che possa
intercedere per te.
Bernat... supplic di nuovo Hugo, tentando di divincolarsi dallabbraccio del maestro di palazzo.
Guardie! grid Guerao mentre Bernat si allontanava.
Un paio di soldati fece irruzione nel salone e presero il suo posto, afferrando Hugo in malo
modo e trascinandolo sulla via, dove lo buttarono a terra, in mezzo al fango e alla sporcizia che si erano
accumulati in quei giorni piovosi del dicembre del 1417. Hug rotol tra le gambe dei passanti, che
prima tentarono di scostarsi, affinch non li investisse, limitandosi poi, quando era ormai fermo, a
girargli intorno. Nessuno fece il gesto di aiutarlo, visti i due soldati che ridevano vicino alla porta del
palazzo di via de Marquet.
...
.
...
29.
...
.
...
Lo stesso giorno in cui Bernat lo inform di aver ripudiato Merc, Hugo torn al Garraf in cerca
di informazioni, ormai senza pi dissimulare. Nessuno seppe dirgli nulla di una giovane donna tenuta
prigioniera in un castello o in una fortezza della zona. Pag generosamente per dormire in un podere e
trascorse la notte, estremamente fredda, nellovile, al calore degli animali e dellaqua vitae. Tent di
dormire, ma Merc perseguitava i suoi cinque sensi; la vedeva, gli sembrava di poterla accarezzare e
quasi credeva di sentire il suo profumo, pur essendo circondato da escrementi di pecore e capre. Fin
per restarsene rannicchiato sulla paglia, in silenzio, spaventato e in preda allangoscia. Bevve laqua
vitae come non aveva mai fatto, finch non cadde in un dormiveglia inquieto in cui lo tranquillizzava
solo limmagine di Caterina. Dopo che le aveva narrato dellincontro con Bernat, lei lo aveva
incoraggiato a intraprendere quel nuovo, folle viaggio nella zona del Garraf. Lo aveva baciato e gli
aveva augurato buona fortuna, un auspicio che il castellano della torre difensiva di Campdsens riusc a
distruggere non appena Hugo entr nella cucina del podere per la colazione. Luomo, che per abiti,
aspetto e modi si sarebbe potuto confondere con un qualsiasi contadino della zona, lo aspettava sin da
quando si era fatto giorno. Una spada arrugginita e un ronzino legato a un anello fuori dalla porta erano
le due caratteristiche che lo segnalavano come cavaliere.
La coppia di contadini che aveva accolto Hugo viveva nel cascinale con due vecchie sdentate,
che gli erano state presentate come una zia e una cugina, e una frotta di figli di diverse et. Tutti
salutarono Hugo con maggiore o minor cordialit, provocando un baccano che a poco a poco and
placandosi, sino a mutarsi in un silenzio quasi reverenziale.
Pace a voi, disse Hugo rivolto al castellano, prendendo posto su una sedia che uno dei figli
pi grandi gli aveva liberato, mettendosi in piedi vicino agli altri membri di quella numerosa famiglia
che non disponeva di un sedile.
Perch tutte quelle domande su una donna prigioniera? rispose laltro, senza neppure salutare,
indicando Hugo con il tozzo di pane che teneva in mano.
Cerco mia figlia. Si chiama Merc.
E credi che si trovi qui, prigioniera?
Potrebbe essere.
Che crimini ha commesso tua figlia?
Nessuno, rispose Hugo, tentando di controllare le proprie emozioni.
E allora perch mai dovremmo tener prigioniera tua figlia qui nel Garraf? Hugo prefer non
rispondere. Ud dei bisbigli alle proprie spalle, mentre il contadino e un altro dei suoi figli si agitavano
inquieti sulle sedie. Il cavaliere ancora gli teneva puntato contro il tozzo di pane, che mentre parlava
aveva mosso in circolo. Qualcuno batt le mani e prese a strofinarsele per mitigare il freddo. Il fuoco
nel camino bruciava allegramente, ma il vento filtrava dalle finestre che avevano gli scuri gi aperti.
Prima di parlare, Hugo sospir. Cercate di capirmi, sto solo tentando di trovare mia figlia. 
una brava ragazza.
Qui non ci sono prigionieri. N a Campdsens n in altri castelli del Garraf. Queste terre
appartengono alla Pia Almoina della cattedrale di Barcellona. Perch il vescovo o i suoi vassalli
dovrebbero tenere prigioniera una donna che non ha commesso delitti? Perch dovrebbero farlo?
Hugo lo osservava, tentando di trasmettergli con gli occhi tutto ci che non poteva dirgli con le
parole.
Hai chiesto al palazzo vescovile? L sapranno dirti qualcosa.
Hugo sospir e fece segno di no con la testa.
Il cavaliere pos il pane sulla tavola. Poi ci ripens e se lo mise in bocca. Non voglio pi
vederti da queste parti, ordin, senza smettere di masticare, investendo Hugo con una cascata di
briciole. In caso contrario, sarai tu a diventare mio prigioniero. Qui siamo noi a dettare legge, e la
esercitiamo con severit, ti avverto. Non vogliamo miserabili curiosi come te che girano intorno alle
nostre propriet e alla nostra gente.
Sto solo cercando mia figlia!
Vattene! gli ordin il castellano.
Hugo fece per prendere il pezzo di pane e la porzione di lardo che aveva pagato la sera prima,
ma il cavaliere diede un gran colpo sulla tavola con una mano, mentre portava laltra allimpugnatura
della spada.
Fuori!
Quando Hugo sput il vino ai suoi piedi, con tale forza da farla sembrare unesplosione, Pedro
fece un salto indietro. Era la seconda botte andata in aceto.
Maledetta quella cagna madre di tutti i demoni! grid il taverniere, aggiungendo molti altri
improperi. Pedro fece un altro passo indietro. Quel vino stava invecchiando da due anni, e ora... 
tutto da buttare! grid di nuovo Hugo. E tu, perch non mi hai avvertito? disse, rimproverando
Pedro.
Il ragazzo esit. Ma... Io non lo sapevo. Mi dite sempre che non devo toccare le botti...
Tutte scuse! lo interruppe Hugo, gesticolando con rabbia. Il movimento gli fece perdere
lequilibro e dovette appoggiarsi a unaltra botte.  proprio un bravo taverniere, quello che non
capisce neppure che il vino  inacidito.
Non mi avete mai permesso di toccare le botti, insistette Pedro.
Lodore! Dovrebbe bastarti lodore!
Hugo fece per lanciarsi contro di lui, ma inciamp e dovette appoggiarsi di nuovo alla botte.
Cosa sono, queste urla? chiese una voce in cima alla scala. Pedro non rispose a Caterina, e
Hugo neppure.
Idiota! si limit a gridare allindirizzo del ragazzo.
Caterina scese le scale e, comprendendo la situazione, sussurr qualcosa a Pedro, gli diede un
buffetto su una guancia e lo sped di sopra a servire gli avventori. Poi si avvicin a Hugo.
Due botti intere finite in aceto! si lament questi.
Il ragazzo non ha colpa. Lui non sa niente di queste cose.
E allora, quando io non ci sono, chi si dovrebbe occupare del vino? Tu, forse?
Sai bene che nemmeno io me ne intendo. Tu sei lunico che conosce il vino, disse lei, serena.
Hugo le allung la scodella e la agit in direzione di unaltra botte, sollecitandola a servirlo da
quella. Caterina prese il recipiente e represse un sospiro di rassegnazione. Gi la sera prima aveva
tentato di impedirgli di bere. Lo aveva implorato, ma Hugo le aveva risposto con una durezza in lui
inusitata. Caterina non aveva insistito e non lo fece nemmeno ora, mentre di nuovo introduceva la
scodella nella botte aperta, immergendola nel vino per riempirla.
Da quando era tornato dal Garraf, mesi prima, ogni giorno terminava allo stesso modo, con
Hugo a volte completamente sbronzo, altre volte in bilico nel punto in cui la coscienza  intermittente,
come se lottasse per mantenersi lucida nonostante gli sforzi di chi, bevendo, tenta di annichilirla. Lo
stato in cui sarebbe arrivato a fine serata dipendeva da ci che beveva, se vino o aqua vitae, ma ancor
pi da quanto durante il giorno si fosse colpevolizzato per il fallimento dei propri sforzi tesi a liberare
Merc. Era persino andato al palazzo vescovile, come gli aveva raccomandato il cavaliere di
Campdsens, ritornandovi una, due, tre volte. Ma non gli era mai stato permesso neppure di entrare nel
cortile delledificio.
Tu sei quello che ha cresciuto la figlia del diavolo come se fosse tua, lo aveva rimproverato
un giovane sacerdote che faceva da custode, restando a prudente distanza, come se avesse a che fare
con un appestato, negandogli poi il permesso di entrare.
Non ci aveva pi provato. Lintervento di Bernat presso il vescovo, listanza di annullamento
del matrimonio, la dichiarazione della badessa Beatriz a confermare la vicenda, la consegna di Arnau
alla Chiesa affinch fosse stabilito se anche lui era segnato dallo stigma della madre, limpossibilit di
vedere Regina e di strapparle la verit... La storia della moglie dellammiraglio era passata di bocca in
bocca, prima tra i religiosi, poi tra la gente comune. Il lavoro alla taverna ne aveva risentito: avevano
perso clienti. I notabili e i ricchi mercanti che gli avevano sempre comprato botti su botti di vino per le
cantine delle loro residenze e dei loro palazzi avevano smesso di farlo, se non altro in segno di
solidariet verso il conte di Navarcles, ammiraglio della flotta, cui Hugo aveva scaltramente mentito
riguardo alla condizione della figlia. Per la via, uomini e donne lo segnavano apertamente a dito. E
persino la domenica, nella chiesa di Santa Maria del Mar, Hugo percepiva il macinare dei bisbigli e dei
pettegolezzi. Allinizio aveva sfidato la gente con lo sguardo; cera chi abbassava gli occhi, ma la
maggior parte lo sosteneva con una arroganza tale da minare la determinazione e la fiducia di Hugo. In
breve tempo era divenuto lui, quello che abbassava gli occhi.
Ridusse al minimo indispensabile le uscite dalla taverna. Non voleva neppure andare a messa.
Ma se Caterina era stata zitta vedendo Hugo sempre rinchiuso, non lo fece riguardo al dovere della
domenica. La preghiera, la fede nella benevolenza divina, la speranza in Dio erano lultima risorsa.
Laveva convinto dicendogli che non poteva rifiutare quello sforzo a Merc, e gli aveva proposto di
recarsi alla Santissima Trinit, dove officiava padre Juan. La chiesa dei convertiti come Regina?
aveva schiumato Hugo. Non intendo mai pi metterci piede.
Santa Maria del Mar: era quella, la sua chiesa. Quella dei marinai, dei pescatori e dei bastaixos,
quella di chi aveva lodore del mare sulla pelle e tra i capelli. Al braccio di Hugo, Caterina fingeva di
essere lei ad appoggiarsi a lui, quando in realt gli impediva di vacillare come faceva mentre
percorrevano la strada sino alla chiesa. Faceva bene a insistere affinch Hugo andasse alla messa e
pregasse, anche se era ubriaco?, si chiese Caterina quella domenica. Lo osserv di sottecchi e lo vide
sciupato, con gli occhi arrossati fissi sullimmagine della Madonna che un po pi in l, sullaltare
maggiore, dominava le teste dei fedeli dal suo piedistallo.
I sacerdoti officiavano la funzione, e le preghiere dei fedeli riempivano la chiesa. Caterina diede
appena di gomito nel fianco di Hugo, per strapparlo a quella sua specie di stupore ed esortarlo a unirsi
al canto dei parrocchiani, ma non ottenne nulla. Hugo era stregato dai fasci di luce multicolore che
cadevano sulla Vergine dalle vetrate dellabside, stagliandosi perfetti sullo sfondo confuso, annebbiato
dagli effetti dellalcol. Erano lame dai colori intensi: azzurri, rossi e verdi concepiti per smorzare la
luce violenta del sole che, imbevuto di Mediterraneo, filtrava allinterno della chiesa. Caterina non
insistette, preoccupata. Gli occhi di Hugo, iniettati di sangue per leccesso di aqua vitae, si irritarono
ancora di pi per lo sforzo cui li sottoponeva. Se li sfreg con insistenza, e gli si velarono di lacrime.
Per alcuni momenti tutto intorno a lui fu avvolto da una nube confusa, tranne quella luce prodigiosa che
calava dallabside sullaltare maggiore, dove stava la Madonna. Hugo la osserv, colorata di rosso, di
verde e dazzurro. Le preci risuonarono pi forti e Hugo se ne sent avvolgere. La realt non esisteva
pi; restava solo quella immagine colorata che... gli sorrideva.
Cosa voleva dirgli, la Madonna del Mare? Cercando di pregare, cominci a balbettare
unorazione. Caterina gli diede unaltra gomitata, questa volta pi forte. La maggior parte dei fedeli ora
stava in silenzio, ascoltando con rispetto il sacerdote. Lui per continu a pregare, disinteressandosi
dellomelia. Merc era viva. Doveva essere questo, che la Vergine gli stava dicendo.
Grazie, Signora, disse a voce alta.
Molti si girarono verso di lui, ma Hugo non li vide. Restava assorto nella sua visione, senza
rispondere ai solleciti di Caterina. Doveva liberare Merc, s. Come? sussurr.
La Madonna del Mare continuava a sorridergli. Bernat. Bernat sapeva. Bernat laveva ripudiata.
Bernat...
Bernat!
Il grido risuon allinterno della chiesa di Santa Maria quando tutti erano raccolti in preghiera.
Caterina vide che lammiraglio, dalla prima fila di banchi, dava degli ordini.
I fedeli cercavano con lo sguardo lorigine del baccano, e chi era vicino a loro si scost di un
passo. Caterina strinse i pugni e serr gli occhi con forza.
Dov mia figlia, Bernat? strill Hugo.
Alcuni soldati si diressero verso di loro, aprendosi un varco tra la gente.
Cosa ne hai fatto di Merc? grid Hugo. Confessa! Confessa il tuo peccato alla Madonna
del Mare!
Qualcuno, da dietro, gli copr la bocca con la mano; altri due gli si gettarono addosso. Hugo non
si difese. Continuava a gridare nonostante la mano sulla sua bocca, producendo un mugolio sordo e
imperioso che risuon nella chiesa mentre gli uomini di Bernat lo buttavano fuori.
Il suono delle campane annunci la fine della messa. I fedeli sciamarono fuori dal tempio e
molti si trattennero nella piazza che si apriva davanti al portale maggiore. Nel cimitero, visibili a tutti,
due soldati trattenevano Hugo in attesa degli ordini dellammiraglio. Caterina, a pochi passi di distanza,
singhiozzava.
Cosa ne facciamo, di lui? chiese uno dei soldati a Bernat, che sopraggiungeva. Volete che lo
consegniamo al governatore? Al vescovo?
Confessa! li anticip Hugo, prima di ricevere un pugno nel ventre che lo fece piegare e
cadere a terra in ginocchio.
L  sepolta mia madre, afferm Bernat, indicando il camposanto. Evitate che questo
ubriacone ci vomiti sopra.
I soldati trascinarono Hugo sino alla piazza, mentre questi si contorceva tra i conati provocati
dal colpo. L giunto, rigett bile e liquidi, mentre Caterina continuava a piangere.
Bernat attese che Hugo si riprendesse, poi lo minacci. Ti avevo detto di stare attento a non
incrociare mai pi la mia strada.
L, proprio l... lo interruppe Hugo, indicando anche lui il cimitero, io, Hugo Llor, proprio l
ho sepolto tua madre...
Lasciatelo, ordin Bernat dopo aver osservato per un momento il luogo dove riposavano i
resti di Mar. Poi alz la voce, per farsi sentire dallesercito dei curiosi.  solo un ubriacone, disse,
accompagnando le parole con uno sputo che sfior il volto di Hugo. Non voglio rivederti qui a Santa
Maria; non ti permetter di profanare la mia chiesa.  lultima volta che te lo dico: se disobbedisci ti
uccider.
Hugo si mise in piedi con difficolt, con gli abiti sporchi e macchiati, e si rivolse a Bernat.
Caterina non volle pi guardare. Uno dei soldati fece il gesto di bloccare Hugo affinch non si
avvicinasse allammiraglio, ma questi lo ferm con un gesto della mano. La gente mormorava, attenta a
quanto succedeva.
Che ne hai fatto di mia figlia? Stranamente, la voce risuon limpida e chiara. Bernat fece per
rispondere, ma Hugo lo precedette con un secco avvertimento: Tua madre ti ascolta.
Tua figlia adesso  con suo padre, il demonio, rispose lammiraglio dopo una breve
esitazione.
Hugo chin il capo. Morta? chiese poi, con un filo di voce.
Non vi fu risposta. Bernat gli aveva gi voltato le spalle.
Nel giugno del 1418 Caterina riusc infine a capire ci che pochi mesi prima Bernat aveva detto
a Hugo riguardo a Regina: Ha preferito morire in vita, qui a Barcellona, piuttosto che farlo nel mio
castello, tra i topi. Bench si trattasse della sua chiesa, neppure padre Juan era al corrente, sino a pochi
giorni prima, dellidentit della futura occupante della cella di tre passi per tre, quella che il vescovo
aveva ordinato di costruire contro il muro laterale del tempio della Santissima Trinit, anche se era
evidente che in essa avrebbero murato una donna.
Era uno stanzino minuscolo e buio, con una branda quale unica mobilia, e due finestrelle. Una
si apriva allesterno, ed era destinata a ricevere la carit della gente sotto forma di acqua e cibo; laltra,
ancora pi piccola, scavata nel muro stesso della chiesa, avrebbe permesso alla reclusa di seguire la
messa ogni volta che fosse stata celebrata. Le due aperture erano state praticate in un punto
sufficientemente alto da impedire alla donna murata viva di affacciarvisi e di avere contatti con il
mondo esterno.
Erano molte le donne che si facevano chiudere in celle poste sotto la protezione di monasteri,
conventi, ospedali e chiese. Ci andavano da sole, e a Barcellona se ne trovavano vicino allospedale dei
lebbrosi cos come nei pressi della chiesa dei santi Just i Pastor, o in comunit, in piccole celle o in case
allinterno delle citt. La maggior parte di queste donne apparteneva a gruppi secolari estranei alla vita
monacale: beghine, serviziali, eremite o pie donne che sceglievano la strada dellascetismo e della
penitenza. I giorni, le ore, trascorrevano con lentezza, dedicate alla meditazione e alla preghiera, finch
non giungeva la morte. Erano mantenute dalla carit pubblica, e re e regine, che consideravano le loro
costanti orazioni un servizio per il bene pubblico, le proteggevano, premiandole con donazioni e
vietando con la minaccia di pene severe che la pace e il silenzio dei luoghi in cui erano recluse fossero
turbati.
Due muratori chiusero lapertura di ingresso alla cella dopo che Regina lebbe varcata, vestita
nel suo abito scuro, in silenzio, altezzosa, senza salutare nessuno. Gli operai lavorarono in fretta. Vari
sacerdoti e un soldato avevano accompagnato la beghina; erano presenti anche padre Juan e altri
beneficiari della chiesa degli ebrei convertiti. Alcuni cittadini di Barcellona osservavano a distanza.
Quando i muratori ebbero completato il loro lavoro, vi fu chi recit una preghiera, poi i presenti si
fecero il segno della croce e se ne andarono. Un gruppo di pie donne si avvicin per introdurre acqua e
cibo dalla finestrella. Al tramonto il luogo rimase deserto, salvo per una donna bionda, dalla pelle e
dagli occhi chiari, di un colore indefinibile, che era rimasta per la via, vicino alla porta principale della
chiesa.
Dalla sua posizione, Caterina vedeva la facciata laterale della piccola chiesa a una sola navata e,
quasi alla fine, a destra rispetto a dove allinterno cera laltare maggiore, una piccola costruzione che
sporgeva dalla parete, come un foruncolo insensato spuntato dalledificio principale verso il vicolo che
si apriva tra il tempio e le case vicine. Con il tempo, quando la sporcizia avesse reso la nuova
costruzione simile alla vecchia, sarebbe divenuto quasi impossibile distinguere la cella. Caterina rest
l, senza avvicinarsi al punto in cui si trovava la causa della disgrazia di Hugo, della scomparsa di sua
figlia Merc e della morte di Barcha. Ricord Elena, la schiava greca, e la vita nel palazzo di Roger
Puig, quando lei e Regina erano entrambe al suo servizio... in balia del suo capriccio, una obbligata
dalla propria condizione di schiava, laltra dallanimo da meretrice. Ricord tutto ci che aveva vissuto
nella casa di Barcha, e si accorse che le lacrime le rigavano le guance. Se un tempo si era sentita in
debito verso quella donna, ora la odiava con tutte le sue forze. Quella serpe immonda aveva provocato
troppo dolore.
Caterina sospir, si asciug le lacrime e si incammin verso la taverna. Vi avrebbe sicuramente
trovato Hugo, come sempre. Ormai non si ubriacava pi; si limitava a bere il necessario per
raggiungere uno stato di letargo permanente, e da quel momento anche il vino smetteva di interessargli.
Capiva ci che gli si diceva, ma non rispondeva, o lo faceva con lentezza. I suoi movimenti erano
molli, stanchi, non si curava di se stesso e si mostrava indifferente a tutto. Mangiava poco, e solo per le
insistenze di Pedro e Caterina. Dimagriva, e non aveva energie n desiderio per lamore.
Caterina si chiese se fosse il caso di raccontargli che avevano appena murato viva Regina, a
pochi passi dalla taverna, nella sua chiesa, quella degli ebrei convertiti. Se Hugo lavesse saputo, si
sarebbe precipitato ad appiccare il fuoco alla cella. Dal suo ultimo viaggio al Garraf, dopo aver saputo
che Bernat aveva sorpreso Regina a Castellbisbal prima di lui, che laspettava al convento, Hugo si era
ostinato a andare a vederla al castello di Navarcles, dove era rinchiusa.  una pazzia, laveva
convinto Caterina. Non riuscirai mai a raggiungere le segrete, e se Bernat ti trova ti uccider, come
tante volte ha promesso di fare.
Il vino e laqua vitae avevano minato la volont di Hugo. Le sue minacce erano divenute vuote
fanfaronate, e quando non era cos, quando Caterina sospettava che un momento di lucidit o di
serenit potessero indurlo a realizzare quei piani suicidi, lo incoraggiava a bere, gli si offriva, senza
successo, o inventava una scusa qualsiasi per distrarlo da quei pensieri. Quel giorno stesso, con Hugo
nuovamente sprofondato in un totale abbattimento, corse a confessarsi da padre Juan. Fai bene, la
tranquillizz il parroco. Non puoi permettergli di commettere una pazzia. Confida in Dio, e prega,
prega molto. Tutto si aggiuster.
Quando Caterina rientr infine alla taverna, la trov vuota di avventori. Dallalterco con Bernat
nella chiesa di Santa Maria accadeva spesso, perch quellepisodio aveva fatto fuggire i pochi clienti
che ancora avevano. Di quando in quando si presentava un ubriacone disperato che nessuno aveva
voluto servire altrove, schiavi che volevano infrangere il divieto di bere vino o malviventi ai quali si
negava lingresso nelle altre taverne. Lei offriva loro un vino inacidito, annacquato e mescolato con
dellaltro ancora buono. Pagavano, anche se per sicurezza lei teneva sempre a portata di mano il
coltello di Jaume, in caso di discussioni. Il denaro risparmiato in precedenza continuava a diminuire,
senza che quelle monete riuscissero a coprire tutte le loro necessit. Caterina contava i soldi messi da
parte. Dovevano pagare laffitto, le imposte, il cibo... Di vino ne avevano fin troppo, anche se era
quello che Hugo aveva destinato allinvecchiamento e di cui ora non si occupava pi.
Trov Hugo nella stanza, gettato sul giaciglio, vestito, con lo sguardo perso. No, decise allora,
non gli riveler nulla di Regina e della sua reclusione. Ci avrebbe pensato il Signore.
Dopo lannullamento del matrimonio con Merc, la figlia del diavolo, Bernat colse
lopportunit di convolare a nuove nozze. Nellanno 1418 il re Alfonso dichiar ufficialmente guerra
alla repubblica di Genova. La situazione era gi tesa per laiuto costante dei genovesi alla ribellione dei
sardi contro i catalani, ma a provocare lo scoppio del conflitto fu labbordaggio di una nave
commerciale catalana noleggiata dallo stesso monarca; unazione corsara con la quale i genovesi non
solo si appropriarono dellimbarcazione e del suo contenuto, ma uccisero anche lintera ciurma e i
mercanti che viaggiavano a bordo, gettandoli in mare.
Dichiarata la guerra, il re ordin di costruire una flotta nel cantiere navale di Barcellona,
ottenendo lappoggio delle Corti catalane e soprattutto della citt stessa, che fornirono il denaro
necessario allimpresa bellica, anche se i catalani, pur disposti ad assecondare Alfonso nella guerra
contro Genova e nella difesa della sempre ribelle Sardegna, lo erano molto di meno ad accettare che il
re, come aveva fatto suo padre, Ferdinando di Antequera, si circondasse di ministri e consiglieri
castigliani, affidando loro tutte le cariche e gli impieghi connessi alla casa reale, a detrimento dei
catalani stessi. Cos, le Corti catalane nominarono degli ambasciatori che si recassero dal monarca a
manifestargli il loro rammarico per tale politica. Il re tent invano di ignorare lambasceria, ma alla fine
fu costretto a ricevere i rappresentanti catalani, e dopo averli ascoltati cambi atteggiamento, ben
cosciente che la sua impresa bellica dipendeva dalla munificenza delle Corti. A Bernat Estanyol,
ammiraglio della flotta reale, fu fatto intendere sottilmente dai circoli vicini al monarca che per
sottolineare le sue origini catalane, permettendo cos al re di mantenerlo nella sua carica, non sarebbe
stato malvisto un suo matrimonio con una delle numerose pulzelle della nobilt o del patriziato urbano,
le cui famiglie si sarebbero dichiarate incantate di imparentarsi con un cos insigne ministro di Alfonso.
Marta era la giovane primogenita di Galcern Destorrent, stimato nobile di Barcellona, armatore
di varie galee e socio di altrettante compagnie dedite al commercio, proprietario di immobili in citt e
di diritti su un forno e su un mulino. Il padre della giovane era stato giurato del Consiglio dei Cento per
la corporazione dei mercanti, carica alla quale aveva dovuto rinunciare perch, avendo ottenuto una
baronia e un contado, era divenuto nobile. Inoltre, come molti suoi pari, aveva comprato terre e un paio
di castelli situati in luoghi inaccessibili allinterno della Catalogna, che aveva tuttavia visitato solo
quando vi si era dovuto recare per ricevere lomaggio dei vassalli. Aveva ottenuto tali onori e
possedimenti rilevandoli, con il permesso reale, a nobili decaduti bisognosi del denaro che a lui
avanzava.
Solo un ostacolo avrebbe potuto frapporsi a un matrimonio cui entrambe le parti
acconsentivano: Arnau. Il vescovo e i suoi sacerdoti avevano dichiarato il figlio di Bernat libero da
ogni influenza e stigma diabolico, per cui il bambino era tornato al palazzo di via de Marquet, dove
lammiraglio laveva riaccolto, nominandolo con ratifica pubblica suo legittimo erede. Il mercante
aveva tentato di convincere Bernat a nominare invece erede il primo figlio che avesse partorito la
propria figlia, ma il futuro genero si era opposto. Ho gi un figlio maschio, aveva risposto, tua figlia
non ha neppure concepito. Galcern Destorrent aveva rinunciato alle sue pretese e il patto era stato
sancito da una stretta di mano.
Le nozze dellammiraglio, un uomo navigato, forte e sano, bench ormai prossimo alla
cinquantina, furono celebrate con una certa fretta nella primavera del 1419, nella chiesa di Santa Maria
del Mar. Se il matrimonio che aveva unito Bernat a Merc era stato splendido, quello con Marta
Destorrent si rivel fastoso. Il re Alfonso e la moglie assistettero alle nozze, e mentre la nuova coppia, i
sovrani e i numerosi invitati alla cerimonia celebravano nel Palazzo Maggiore per limpossibilit di
accogliere tutti nel palazzo di via de Marquet, i cittadini poterono godere della festa organizzata vicino
al mare in onore degli sposi e dei sovrani. Vi furono trovatori, buffoni, funamboli e ogni genere di
venditori, oltre a musica e vino gratis per tutta la notte. Con la quasi totalit della popolazione radunata
nella chiesa di Santa Maria del Mar e dintorni, o sulla spiaggia a bere e ballare, il resto della citt
rimase quasi deserto, salvo per qualche raro passante e per alcuni venditori che annunciavano gridando
le loro mercanzie, senza che nessuno comprasse niente. I laboratori e i banchi di vendita che di solito
invadevano le vie furono chiusi e sgomberati sino al giorno seguente.
Una delle poche persone che non parteciparono alla festa per le nozze di Bernat fu Caterina, che
quel giorno decise di tornare ad appostarsi vicino alla facciata della chiesa della Santissima Trinit. La
sua attenzione era rivolta alla cella in cui Regina era stata murata quasi nove mesi prima.
Hugo era alla taverna. Non si sapeva bene come, ma era venuto a sapere del matrimonio di
Bernat, e aveva reagito con violenza. Lo aveva insultato gridando e augurandogli una morte tra atroci
tormenti prima di finire allinferno. Caterina e Pedro avevano sorriso, nel vederlo cos sconvolto: la sua
ira era comunque un miglioramento rispetto allapatia in cui era sprofondato negli ultimi mesi. A volte
scendeva addirittura in cantina per lavorare il vino, anche se poi non concludeva niente. Per, almeno,
ci va, aveva detto Pedro a Caterina, cercando di consolarla, in unoccasione in cui lei gli aveva detto
di averlo trovato seduto su una botte a far passare il tempo.
Di Regina non parlavano e Caterina non la voleva neppure nominare. Hugo sembrava pronto a
superare il suo lungo abbattimento, e rivelargli che Regina era l vicino, murata nella chiesa, avrebbe
potuto provocare un nuovo peggioramento delle sue condizioni. Inoltre, Caterina era sicura che, se
anche ci avesse provato, non avrebbe mai ottenuto informazioni da quella donna crudele, con la quale
oltretutto era quasi impossibile comunicare, chiusa comera dietro quelle pareti. Non parlavano neppure
di Merc, e Hugo sembrava essersi arreso allidea della sua morte. Era scomparsa da due anni, e
sembrava impossibile che potesse aver resistito per cos lungo tempo nelle segrete di un inospitale
castello del Garraf o chiss dove; questo affermava Hugo, tra i singhiozzi, nei momenti di disperazione.
Invece, per tutti quei mesi, Caterina si era rifiutata di credere che Merc fosse morta. Sapeva
quanto potesse essere crudele lesistenza, e che le persone erano capaci di reazioni che andavano ben
oltre il prevedibile, o il tollerabile. Ingiustizie, botte, violenze e umiliazioni... crudelt! Eppure la vita,
distinto, si aggrappava alla pi fievole luce di sopravvivenza. Inoltre, Caterina era convinta che
nessuno avesse messo a morte la giovane, soprattutto se i suoi carcerieri erano convinti che fosse figlia
del diavolo. Nessuno era disposto a inimicarsi un essere tanto potente e maligno, uccidendo la sua
ipotetica discendenza.
Caterina sognava di liberare Merc. Da quello dipendeva la felicit di Hugo... e di conseguenza
la sua. Se non lavessero mai pi trovata e riportata al loro affetto, lui si sarebbe ripreso, certo, perch
tutto prima o poi si supera, ma gli strascichi sarebbero stati profondi e dolorosi. Hugo non se lo
meritava, e lei neppure. Sin da quando Regina era stata murata, Caterina ne aveva parlato con padre
Juan. Doveva far rivelare a Regina il luogo in cui Merc era tenuta prigioniera.
Ci vuole astuzia, padre, aveva insistito Caterina con il religioso. Quella donna  astuta
almeno quanto  malvagia, e se si rendesse conto che volete scoprire dove hanno nascosto Merc,
sarebbe capace di tagliarsi la lingua.
Ma il sacerdote non aveva ottenuto risultati. Forse, con il tempo, giunger al pentimento, e
allora... aveva cercato di incoraggiarla il religioso.
Regina pentita? aveva ribattuto Caterina, con lincredulit dipinta sul volto.
No, non si sarebbe mai pentita, e Merc, sempre che fosse ancora viva, sarebbe rimasta in
prigionia sino alla morte. Questo aveva pensato Caterina nei primi giorni della reclusione della
beghina, e si era chiesta come poteva riuscire a farla parlare. Nella taverna era facile: un paio di
scodelle di vino in pi e alla gente si scioglieva la lingua; ma nella cella di una murata viva... Lidea le
era venuta dopo aver osservato una donna che offriva dellacqua a Regina attraverso la finestrella.
Devi sembrare molto pio, aveva spiegato a Pedro. Pregare, pregare e pregare. Deve sentirti
sgranare orazioni. Senza mai dubitare di te.
Allinizio era stata una sola scodella piena di vino deposta sul davanzale della finestrella.
Regina ci aveva messo pi di un giorno a finirla, prima di rimetterla dove laveva trovata, affinch chi
glielaveva lasciata potesse recuperarla. Era trascorso un mese, una scodella dopo laltra, con Caterina
che concentrava sempre lattenzione su quella cella il cui colore, allesterno, si faceva sempre pi
simile a quello della vecchia chiesa, sin quasi a confondersi con i suoi muri. Si allontanava dalla
taverna, dove comunque il lavoro era poco, e restava ore appostata allimboccatura del vicolo,
vigilando lentrata principale di quella chiesa costruita dagli ebrei obbligati a convertirsi. Poi la russa
aveva cominciato ad aggiungere aqua vitae al vino. Chi sei? aveva chiesto un giorno Regina. Pedro
si era voltato verso lestremit del vicolo, facendo grandi segni a Caterina. Mi chiede chi sono, aveva
articolato con le labbra, in silenzio. Caterina aveva agitato le braccia in aria per fargli segno di non
preoccuparsi e di risponderle quanto avevano gi concertato: che si chiamava Pedro, che suo padre
aveva una taverna vicino al Palazzo Minore, verso la spiaggia, e che sua madre, da tempo malata, gli
aveva chiesto di portarle del vino, lunica cosa di cui avevano abbondanza, per ringraziarla della sua
reclusione. Quanto bene facevano a sua madre le preghiere della beghina!, aveva aggiunto. Volete
dellaltro vino? Ma certo. Mia madre ne sar felice. Pregate per lei, ve ne prego, mia signora.
Due scodelle al giorno. Con aqua vitae. Trascorsi tre mesi, Pedro aveva sollevato un otre sino al
davanzale. Cos sar pi comodo per tutti e due, aveva spiegato. Regina aveva bevuto. Non
mangiava molto, perch la gente sapeva che tra le promesse delle recluse vi erano digiuno e penitenza,
per cui le offrivano in segno di carit solo qualche tozzo di pane, pezzetti di formaggio, una cipolla.
Nulla nei frequenti giorni di digiuno, nei quali tutti si limitavano a consumare pesce.
Poco da mangiare, la clausura tra quelle quattro pareti e il vino, molto vino, quanto ne voleva,
ogni giorno di pi, sempre di pi, mescolato con laqua vitae. A volte lo chiedeva con voce impastata;
altre con urgenza, in un tono imperioso ed esigente, comera lei: Avanti, Pedro, portamelo! Subito!
Altrimenti smetter di pregare per tua madre.
Padre Juan era al corrente di ci che accadeva. Caterina aveva messo il sacerdote di fronte al
dilemma morale di accettare che la reclusa fosse quasi costantemente ubriaca. Il religioso sapeva
cosavesse portato Regina a quella cella; non si trattava di piet cristiana, n del desiderio di affidarsi al
Signore. E sapeva anche ci che voleva fare Caterina: salvare una donna ingiustamente imprigionata.
Se davvero Merc fosse figlia del diavolo, aveva detto Caterina, spazzando via i suoi scrupoli,
dovrebbe essere protetta dalla Chiesa, invece di stare rinchiusa nelle tenebre, lontana da ogni luce e
misericordia divina.
Anche Hugo alla fine aveva sospettato che stesse succedendo qualcosa di strano, visto che
Caterina e Pedro trascorrevano le notti a distillare vino. Perch tutta questa aqua vitae? aveva
chiesto.
Caterina aveva esitato, e il ragazzo non aveva neppure tentato di sostenere lo sguardo del
padrone.
La vendiamo, era riuscita infine a rispondere la donna. Visto che nessuno ci compra pi il
vino, verranno per laqua vitae. Luomo si era stretto nelle spalle e, mentre saliva per le scale, apatico
come sempre, Caterina e Pedro si erano scambiati unocchiata complice.
Ora, trascorsi nove mesi, Caterina attendeva come sempre vicino alla facciata della chiesa della
Santissima Trinit. Padre Juan le aveva detto che ultimamente Regina gli era sembrata pi propensa
alla conversazione e aveva espresso pi di frequente il desiderio che lui si avvicinasse alla finestrella
che si apriva allinterno della chiesa e la ascoltasse.
Succede spesso agli ubriachi, se non si tratta di piagnisteo o di nostalgia, aveva risposto
Caterina. Vanno sempre in cerca di qualcuno che li ascolti.
Lo so. Ma pi mi cerca, pi  assurdo ci che dice.
Anche questo succede con frequenza, conferm lei. Ma tutte quelle assurdit, padre, hanno
sempre un fondo di verit, di quella verit che a volte la persona stessa non  capace di riconoscere. Ed
 l che dovrete prestare attenzione. Sono sicura che vi dir qualcosa riguardo a Merc e al luogo in cui
lha rinchiusa. Non pu averla cancellata dalla memoria. Non  possibile... Le ha fatto da madre per
anni! Deve averle voluto bene, un tempo. Dentro di lei qualcosa si risveglia certamente ogni volta che
ricorda Merc, e giuro su Dio che glielo tireremo fuori.
Non spergiurare! la sgrid il sacerdote.
Caterina aveva il presentimento che quel giorno, quello delle nozze di Bernat con la figlia di
Galcern Destorrent, sarebbe stato decisivo, anche se, evitando di affidarsi solo a quella sensazione, si
premur di mescolare una generosa dose di aqua vitae al vino contenuto nellotre, che alle prime ore
del mattino ordin a Pedro di depositare sul davanzale della finestrella della cella di Regina.
Si erano arrischiati a cominciare a vendere aqua vitae. I pochi clienti che ancora venivano alla
taverna si erano mostrati interessati a quella bevanda forte e a loro sconosciuta. Lavevano assaggiata,
si erano guardati lun laltro con sorpresa, avevano scosso la testa, attoniti, poi avevano lanciato mille
esclamazioni lodando a gran voce la bont dellintruglio e, dopo essersene fatto servire dellaltro,
avevano pagato senza discutere sul prezzo. La voce era corsa per tutto il Raval. La taverna era tornata a
riempirsi, ed erano comparse le autorit. Caterina aveva bevuto davanti a loro, e come lei avevano fatto
molti altri. Non provocava alcun danno, se non quello di ubriacarsi pi in fretta, sempre che questo
fosse un danno, come qualcuno aveva commentato tra le risa.  come uno di quei liquori che
preparano i monaci! aveva gridato a sua volta un rozzo mastro calzolaio, giurato del Consiglio dei
Cento della citt, prima di chiederne un secondo giro. Qualcosa di simile doveva aver pensato anche il
mostassaf della citt, funzionario incaricato dalle autorit municipali di controllare il mercato e i
laboratori, i pesi e i prezzi, la qualit e i possibili imbrogli. Infatti, dopo aver calcolato limposta su
quella nuova attivit, aveva formalizzato la sua autorizzazione.
Caterina e Pedro lavoravano duro. Durante il giorno servivano alla taverna e di notte
distillavano, ricavando parecchio denaro. Hugo aveva cominciato a osservare tutto con un certo
distacco. Non aveva mai pensato alla possibilit di vendere laqua vitae.
Ricordi quanto piaceva a Barcha? gli aveva chiesto Caterina cercando di provocare in lui una
qualche reazione. La distillava, e intanto la beveva.
Hugo aveva assentito, ricordando la mora, e aveva iniziato ad aiutarli nella distillazione.
Pi di un taverniere aveva tentato di imitarli. Avevano comprato aqua vitae, quel vino di qualit
distillato pi volte per ricavarne la quintessenza, il nettare che si diceva contenesse il sole e le stelle,
capace di sanare le ferite e curare i malati. Dopo averla assaggiata, bruciandosi la bocca, lavevano
allungata con lacqua. Chi aveva provato ad assaggiarla aveva sperimentato un forte bruciore
allesofago, e chi aveva osato metterla in vendita aveva scoperto che i clienti la sputavano non appena
accostata la coppa alle labbra, minacciando di sporgere denuncia e far loro chiudere bottega.
Laqua vitae aveva operato il miracolo. Non solo avevano ripreso a guadagnare, ma Hugo
lavorava, forse nel ricordo della mora, e restava sveglio quasi tutta la notte vicino allalambicco, mentre
Pedro stendeva il pagliericcio lontano dal fuoco per riposare in quella stessa stanza, e Caterina si
ritirava a dormire al piano di sopra. Hugo beveva laqua vitae, nel corso di quelle notti? Pedro lo aveva
spiato, fingendo di dormire, ma non lo aveva mai visto esagerare: al massimo una scodella, spesso
anche meno, controllando con occhio geloso lalambicco e il gocciolio monotono dellaqua vitae. Poi
dormiva quasi tutto il giorno, ma almeno non beveva, e Caterina gli cercava negli occhi una scintilla di
vita.
Caterina sperava che il miracolo che laqua vitae aveva realizzato nella sua casa e nella sua vita
si ripetesse anche nella fetida cella addossata alla chiesa degli ebrei convertiti. Perch mentre Hugo
migliorava, Regina sprofondava nel vizio. Le donne che di quando in quando le portavano il cibo
avevano cominciato a lamentarsi di lei con padre Juan. Regina le insultava, gridava, chiedeva vino
invece che pane, e le minacciava di ogni male, se non avessero esaudito le sue richieste. Il sacerdote,
che allinizio aveva tentato di placare gli animi, cominci a temere che la cosa gli potesse sfuggire di
mano, giungendo alle orecchie del vescovo.
Per questo doveva accadere quel giorno, quello delle seconde nozze di Bernat. La chiesa era
vuota, con leccezione di un paio di vecchie che mormoravano le loro orazioni. Tutti i parrocchiani si
erano recati alla festa sulla spiaggia. Padre Juan ora aveva il tempo e la tranquillit necessari per
interrogare Regina, che doveva essere del tutto ubriaca e che, quindi, doveva aver perso il controllo di
se stessa e la tempra fredda e calcolatrice che la caratterizzavano.
Niente.
Caterina sussult. Persa nei propri pensieri, con lo sguardo fisso sulla cella, non si era accorta
che il religioso era uscito dalla porta principale della chiesa, alle sue spalle.
Cosa mi dite?
Niente, ripet lui con impazienza. Dico che questa donna neppure da ubriaca riveler mai
niente.
Caterina sent le gambe che tremavano, e il sacerdote la sostenne.
Non posso continuare cos, Caterina. Devi capirlo, non posso tollerare una reclusa ubriaca.
Mentre il sacerdote parlava, la donna impallidiva. Bisogna risolvere quanto prima questa storia. Ci
siamo sbagliati... Ho sbagliato ad accettare di insistere su questa strada.
Caterina si liber della mano con la quale il religioso la sosteneva ed entr nella chiesa, seguita
dal sacerdote, che, pur abbassando la voce, mantenne lurgenza del tono con il quale le si rivolgeva.
Cosa vuoi? Caterina! Cosa pensi di fare? Ricordati che siamo nella casa di Dio.
In pochi passi raggiunsero laltare maggiore di quel tempio piccolo e semplice. Caterina non
degn di unocchiata le immagini divine, n le venne in mente di segnarsi passando loro davanti.
Invece volse lo sguardo a destra, e l, nel muro, pi in alto della sua testa, vide unapertura, pi piccola
persino di quella della finestrella esterna della cella. Si avvicin, lasciandosi dietro padre Juan che,
ormai in silenzio, lanciava occhiate preoccupate alle due vecchie parrocchiane, bench queste non lo
degnassero della minima attenzione.
Caterina si mise sotto lapertura, senza saper bene che fare. Padre Juan, con le mani tese verso
di lei e le labbra increspate, le chiese quali fossero le sue intenzioni. Lei batt con il pugno sul muro
della chiesa, ricavandone un suono sordo, attutito. Cosa poteva fare? Colp di nuovo la parete. Si volt
e appoggi le spalle al muro. Padre Juan la osservava, come pure una delle due vecchie. Pens di
mettersi a urlare, di dire a Regina chi era, di minacciarla. Ma di cosa si poteva minacciare una sepolta
viva? Andiamocene, la invit il sacerdote, allungando una mano verso di lei. No, implor
Caterina, premendosi contro il muro. Da nove mesi tentava di realizzare il suo piano. Era riuscita a fare
di Regina unubriacona, ma quella cagna non cedeva. Padre Juan insistette.
No, ripet Caterina.
Le due vecchie uscirono dalla chiesa, e allinterno restarono solo loro due.
Merc. Caterina ricord la ragazza nella cantina del palazzo di via de Marquet, sorridente, che
parlava con entusiasmo del conte di Urgell e di tutto ci che lei avrebbe ottenuto il giorno in cui questi
fosse divenuto re. Quanto lamava, Hugo! Dovevano liberarla. E ora la sua unica possibilit le
sfuggiva. Si port le mani al viso e scoppi a piangere.
Padre Juan abbass gli occhi e rimase in silenzio.
Chi piange?
La voce proveniva dalla finestrella. Caterina tir su con il naso, fece di no con il capo e si mise
a piangere ancora pi forte. Il sacerdote rimase in silenzio.
Chi c? chiese Regina, con voce impastata, ma autoritaria.
Chi... chi  che piange nella chiesa?
Padre Juan pieg la testa da un lato e socchiuse gli occhi, pensoso. Nessuno, Regina, rispose.
Tu per caso senti piangere?
La reclusa non rispose. Allora lui si volt verso Caterina, che lo guardava stupita e con gli occhi
rossi, facendole segno di continuare a piangere. Piano, senza esagerare... disse in silenzio, agitando
la mano con gesti lenti.
Senti piangere? domand di nuovo il religioso, dal momento che Regina non diceva pi
nulla. Nella chiesa ci sono solo io. Sono andati tutti alla festa sulla spiaggia.
Sento piangere... S! Piange... proruppe Regina. Qualcuno... L dentro c una donna che
piange!
Qui no, Regina. Qui non piange nessuno. Com possibile che tu senta una cosa simile? Forse
dovresti guardare dentro te stessa, per scoprire chi piange.
No...
Hai fatto del male a qualche donna? insinu padre Juan.
Caterina singhiozz con pi forza, incoraggiata dal sorriso di speranza che vedeva disegnato
sulle labbra del sacerdote.
Regina... continu questi, il pianto che dici di sentire non pu essere altro che lanima
torturata di qualcuno cui hai fatto del male.
Regina bevve altro vino mescolato con aqua vitae. La sentirono trafficare con lotre, inghiottire
rumorosamente il liquido, soffocare e tossire quando il vino le and di traverso, e tornare a bere.
Caterina pianse, singhiozz e gemette, per impedire allaltra di distrarsi.
Regina si agitava nella cella, mormorando e parlando a voce alta. Cadde a terra pi di una volta.
Grid parole incoerenti.
Padre! chiam. Juan non rispose. Padre! grid. Lui rest zitto. Continua a piangere, fin
per dire, tremando, cercando di sporgersi dalla finestrella che non riusciva a raggiungere.
Regina, non ti posso aiutare, se non mi dici chi  che piange.
Nessuno... nessuno pu... pu aiutarmi!
Parlava a fatica, e le parole le si aggrovigliavano nella bocca impastata.
Allora dovrai vivere per leternit con questo pianto dentro di te, che ti brucia le viscere.
Fu la volta di Regina di scoppiare a piangere, emettendo un lungo ululato.
Regina, Dio  misericordioso, abbi fiducia nella sua bont. Lui ti pu aiutare, e lo far, ne sono
certo.
No!
Persino gli assassini implorano la clemenza di Nostro Signore...
Io non lho uccisa! disse dun fiato. A quelle parole Caterina tacque, ma il religioso le fece
segno di continuare a piangere. Ho vietato loro di farlo...
Caterina represse un grido. Regina stava parlando di Merc. Quante anime di creature mai nate
la perseguitavano? Decine, centinaia. Ma dicendo che aveva proibito che la uccidessero, Regina poteva
parlare solo di Merc. Cadde il silenzio. Il Signore attende la tua confessione, insistette il sacerdote.
...
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...
FINE Parte 5.